Nella rosa dei dieci candidati al Quirinale scelti dagli iscritti del Movimento 5 Stelle ci sono Romano Prodi, che minimizza e dice di stare semplicemente a guardare, e Beppe Grillo. E poi Emma Bonino, il presidente emerito della Corte Costituzionale Gustavo ZagrebelskyGian Carlo Caselli e Ferdinando Imposimato. E ancora: Stefano Rodotà, la giornalista Milena Gabanelli, il fondatore di Emergency Gino Strada, e il premio Nobel Dario Fo, che però nelle settimane scorso ha già declinato l’invito.

Questo il risultato delle ‘quirinarie’ che si sono svolte ieri sul blog di Grillo, dopo che la votazione di giovedì è stata annullata per quello che è stato definito dal M5S un “attacco hacker”. Secondo quanto riportato dal sito, avevano diritto al voto 48.282 persone iscritte al movimento al 31 dicembre 2012 con documenti digitalizzati. Lunedì gli stessi iscritti potranno votare tra i dieci nomi il candidato per il Quirinale che sarà proposto in aula dai parlamentari grillini.

“Quasi 50.000 persone – si legge nel post – hanno potuto esprimere democraticamente, senza chiedere un euro a nessuno, la loro preferenza per il Capo dello Stato. Nel frattempo la coppia Bed & Breakfast Berlusconi e Bersani decideva in segreto il presidente dell’inciucio per salvaguardare entrambi, un atto antidemocratico e ributtante”. Un inciucio che ora le quirinarie rischiano di fare saltare. Perché il nome che uscirà dalla consultazione di lunedì potrà rimescolare le carte nella partita per il Colle. E mettere in difficoltà il tentativo di accordo tra Pd e Pdl, a cui hanno lavorato anche il Cavaliere e Bersani nel loro incontro di questa settimana. 

Tale ipotesi diventerebbe più concreta qualora i primi tre scrutini, che necessitano la maggioranza dei due terzi dei grandi elettori, non portassero all’elezione di uno dei candidati condivisi all’interno del Pd e da cui Berlusconi si senta garantito, quali possono essere Paola Severino, Pietro Grasso, Giuliano Amato, Franco Marini o Luciano Violante. La maggior parte dei dieci nomi usciti dalle quirinarie, infatti, piacciono anche alla base del Pd. E dal quarto scrutinio in poi, quando basta la maggioranza assoluta dei grandi elettori, sarebbe difficile per i vertici del partito dire no a figure come Prodi, Rodotà, Zagrebelsky, Bonino, Imposimato o Caselli.

Se la votazione di lunedì sceglierà uno di questi sei come candidato definitivo, il Movimento 5 stellerientrerà quindi nei giochi per la scelta del prossimo presidente della Repubblica. Ma il risultato di oggi ha già almeno due conseguenze. Crescono le quotazioni di Prodi, anche se l’interessato dichiara: “Non ho nessuna candidatura al Quirinale, io sto fuori, io sto semplicemente a guardare”. E, nello stesso tempo, cresce la paura di Berlusconi di vedere salire al Colle un capo dello Stato che non gli faccia da argine contro le azioni dei magistrati. Perché Bonino a parte, gli altri nomi sono visti dal Cavaliere come una minaccia. E del resto le parole di Berlusconi dal palco di Bari lo dimostrano: “Con Prodi presidente della Repubblica, ci conviene davvero andare tutti all’estero”, ha detto il leader del Pdl mentre il pubblico fischiava il nome del Professore.

Un commento sul nome di Prodi arriva anche dalla sua portavoce Sandra Zampa, deputata del Pd: ”Prima di tutto per il Quirinale non sono previste candidature e quindi neppure quella del Professor Prodi lo è. Per di più lui da 5 anni è fuori dalla politica italiana, e passa la maggior parte del suo tempo fuori del Paese”. Rodotà invece reagisce così al voto degli attivisti del M5S: “Ho lottato tutta la mia vita contro la censura – dice – e adesso non posso certo impedire che si faccia il mio nome sui giornali, ma sono sempre stato contrario anche alla personalizzazione”. Si chiama di nuovo fuori dalla partita Dario Fo: ”Provo un enorme piacere per il fatto che abbiano scelto anche me fra personaggi che stimo tutti, con un passato di impegno spesso faticoso e pericoloso, penso per esempio a Gino Strada. Ma temo veramente di non essere all’altezza, in particolare dal punto di vista della mia età”.

I dubbi dei grillini
“Questa si chiama trasparenza e democrazia -commenta il deputato del M5S Roberto Fico -. Chiunque dovesse vincere le votazioni on line, come da nostro regolamento, verrà sostenuto da me e da tutto il gruppo parlamentare”. Parole che però non nascondono i dubbi lasciati dalle quirinarie negli attivisti del movimento e in alcuni esponenti parlamentari. Si dice “stupita” la deputata Giulia Di Vita che su Facebook scrive: “Bastava sfogliare un quotidiano dei tanti per leggere gli stessi identici nomi. La Bonino e Prodi sono poi espressioni tipiche della sinistra, la sinistra malinconica. Grillo è incandidabile. Dario Fo e Milena Gabanelli hanno già detto di no in svariate occasioni”.

“Emma Bonino – aggiunge il collega Manlio Di Stefano – è donna di vecchia politica, Beppe Grillo non ha i requisiti del Non-Statuto, Dario Fo ha già declinato l’invito per problemi fisici e Romano Prodi è un po’ troppo a sinistra per avere la fiducia del Parlamento intero”. Dubbi anche sul nome di Caselli per gli arresti da lui disposti contro alcuni manifestanti No Tav: “Sappiate che se per caso scegliessimo Caselli poi non potremmo più farci vedere in Valsusa”, sostiene Vittorio Bertola, capogruppo a Torino del M5S. ”Personalmente io non apprezzo molte di quelle candidature”, dice Marco Scibona, senatore del Movimento 5 Stelle proveniente dalla Valsusa. “Ma non per questo penso che, quando verrà il momento, non seguirò la strada tracciata dalle votazioni”.