Prende forma la lista dei candidati alle presidenziali iraniane che il prossimo giugno si contenderanno la successione a Mahmoud Ahmadinejad. A portare il tema del nucleare iraniano in campagna elettorale sarà la candidatura di Hassan Rowhani, ufficializzata ieri. Il religioso sessantaquattrenne è considerato vicino all’ala riformista della Repubblica islamica e non ha risparmiato attacchi al capo di Stato per i problemi economici in cui versa il Paese, tra le cui cause ci sono le sanzioni internazionali contro il controverso programma nucleare.

Tema che Rowhani conosce da vicino essendo stato negoziatore per Teheran tra il 2003 e il 2005 durante la presidenza del riformista Mohammad Khatami, negli anni in cui gli iraniani trovarono un accordo sulla sospensione dell’arricchimento dell’uranio con Francia, Gran Bretagna e Germania. Prima ancora aveva servito come segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale durante la presidenza di Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, cui è considerato molto vicino e che fu marginalizzato dopo la sconfitta al ballottaggio del 2005 proprio contro Ahmadinejad scelto allora dall’ala conservatrice per contrastare i riformisti.

“Mi sono fatto avanti per salvare l’economia iraniana e dare vita a uno scambio costruttivo con il mondo, con un governo di saggezza e speranza”, scrive la stampa iraniana citando l’ex negoziatore capo che si fece da parte otto anni fa, pochi mesi dopo la salita al governo dell’attuale capo di Stato che al termine del suo secondo mandato non potrà correre per un terzo e che negli anni ha visto aumentare le divergenze con la guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei. Rowhani ha puntato soprattutto “sull’economia e sul rapporto con la comunità internazionale”, spiega Press Tv. Due aspetti collegati tra loro. “Serve una nuovo modo di amministrare il Paese non basato sui litigi, l’inconsistenza e l’erosione delle potenzialità interne, ma attraverso l’unità, il consenso e cercando di convincere persone oneste ed efficienti”, ha detto ai sostenitori. “Il valore della nostra moneta si è dimezzato e loro continuano a parlare per slogan”, ha detto riferito all’attuale classe di governo.

La candidatura di Rawhani arriva quando è trascorsa meno di una settimana dal giro di negoziati sul programma nucleare ospitati dal Kazakhstan, che non sono riusciti a colmare nella sostanza le divergenze tra le posizioni iraniane e quelle del cosiddetto gruppo dei cinque più uno: Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, ossia i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, più la Germania. Niente accordo quindi sulla sospensione dell’arricchimento dell’uranio in cambio di un alleggerimento delle sanzioni che influiscono soprattutto sulle esportazioni di petrolio, principale fonte d’entrata per le casse della Repubblica islamica. Lo stallo, si è detto in questi giorni, non è stato tuttavia una rottura definitiva.

Prima di essere ufficializzate, le candidature dovranno prima passare per le decisioni del Consiglio dei Guardiani, la massima autorità giuridica del Paese, che soltanto il 22 maggio annuncerà la lista completa. Scrive il sito Al Monitor che dai religiosi più influenti è partito un ammonimento ai candidati riformisti, cui forse non sarà concesso correre per le presidenziali. Un rischio che corrono nel caso decidessero di presentarsi sia Khatami sia Rafsanjani. Incerto il risultato di Rowhani, che durante le proteste del 2009 contro la rielezione di Ahmadinejad seppe tenere un profilo basso. Sicuramente esclcusi saranno i candidati ritenuti cospiratori e vicini a gruppi definiti deviati, accusa rivolta anche contro Esfandiar Rahim Mashaei vicino a Ahmadinejad e usato per colpire il presidente, un tempo alleato dei religiosi fedeli ai principi della rivoluzione islamica e oggi considerato una minaccia al loro potere e alla loro influenza. Altri nomi in lizza sono quelli di Ali Akbar Velayayi, consigliere per gli affari internazionali della guida suprema, il sindaco di Teheran, Mohammad Baqe Qalibaf, e Mohammad Reza Aref, un altro riformista, vice presidente durante gli anni di Khatami.

di Andrea Pira