Pierluigi Bersani al Quirinale. La tentazione o meglio la “svolta”, come riporta La Repubblica, sarebbe di Silvio Berlusconi che dal cilindro delle proposte, e dopo il faccia a faccia in solitudine con il segretario del Pd, avrebbe messo sul tavolo proprio la candidatura al Colle del presidente del Consiglio incaricato e congelato che questa mattina ha incontrato il segretario della Lega Nord, Roberto Maroni. Il Cavaliere ne avrebbe discusso con i suoi fedelissim per cercare di aprire un varco e formare un governo di “larghe convergenze”. Sarebbe quindi iniziata la corsa dei parlamentari e dei dirigenti vicini al leader del Pdl “per mettere in circolo, tra il Transatlantico della Camera e la buvette del Senato” l’idea.

“Dal colloquio avuto con Pierluigi ho avuto la sensazione che non escluda affatto di finire lui stesso al Colle e a quel punto, vi dirò, potrebbe pure servire a sbloccare la situazione” avrebbe raccontato Berlusconi cena di martedì sera fino a tarda ora con il segretario Angelino Alfano e con i fedelissimi Denis Verdini, Renato Brunetta, l’ex presidente del Senato Renato Schifani, Maurizio Gasparri, Fabrizio Cicchitto, a Palazzo Grazioli. Questo non significa che il Popolo della Libertà voterà il laeder dello schieramento avversario: “Chiaro che se loro puntano su Bersani noi dovremo se deicdere se votare un nostro candidato di bandiera ma lasciando che venga eletto”, l’altra ipotesi che sembra meno proobabile è proprio quella di un supporto aperto e ufficiale. Scopo della pazza idea un esecutivo con ministri politici di centro destra o comunque di area e governo di scopo. Per l’ascesa al Colle restano anche gli altri nomi: il ministro della Giustizia Paola Severino, il presidente del Senato Pietro Grasso, Franco Marini, Giuliano Amato.

Anche il quotidiano Libero fa il nome di Bersani per il Quirinale anche se parla di “idea proibita”. Secondo il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro il segretario democratico nom accetrebbe la sconfitta e tenterebbe un rilancio con l’appoggio del Pdl. Sarebbe ormai fuori dai giochi di potere il nome di Massimo D’Alema, “vittima del fuoco amico” anche per il Giornale, dopo la pubblicazione dei verbali dell’architetto Renato Sarno (considerato dai pm di Monza che indagano sul sistema Sesto riferibile all’ex presidente della Provincia Filippo Penati). Il professionista, in relazione all’affare Serravalle, ha riferito agli inquirenti una frase dell’ex sindaco di Sesto San Giovanni e già braccio destro di Bersani: “Io ho dovuto comprare le azioni di Gavio. Non pensavo di spendere una cifra così consistente, ma non potevo sottrarmi perché l’acquisto mi venne imposto dai vertici del partito nella persona di Massimo D’Alema”. Una frase smentita dallo stesso Penati e che ha fatto infuriare l’ex ministro degli Esteri che ha annunciato querele. In quella che viene definita in una “faida a sinistra” così troverebbe spazio e tempo il nome di Bersani come successore di Giorgio Napolitano.

“La coppia Bed & Breakfast, Bersani e Berlusconi, decide nelle segrete stanze il Presidente dell’inciucio escludendo di fatto ogni partecipazione popolare mentre il M5S avvia una consultazione pubblica e democratica attraverso i suoi iscritti. Chi tra i due ha “un deficit di democrazia interna”? scrive sul suo blog Beppe Grillo. “Oggi, giovedì 11 aprile 2013, gli iscritti al MoVimento 5 Stelle al 31 dicembre 2012, che abbiano inviato i documenti digitalizzati, potranno proporre il loro candidato per la Presidenza della Repubblica fino alle ore 21. I primi dieci candidati – si legge nel post – saranno in seguito, il giorno lunedì 15 aprile, votati per scegliere il nome che sarà indicato dal gruppo parlamentare del M5S. Coloro che hanno il diritto di proporre il prossimo Presidente della Repubblica riceveranno una email con le istruzioni dopo le ore 10 di questa mattina”.