Faccia a faccia tra i due “sfidanti” del conclave in piazza San Pietro. Da un lato l’arcivescovo di Milano, Angelo Scola, entrato Papa in conclave e uscito cardinale, dall’altro Jorge Mario Bergoglio divenuto il primo Pontefice latino americano della storia della Chiesa. Il pellegrinaggio a Roma di diecimila fedeli dell’arcidiocesi ambrosiana è stato l’occasione dell’incontro tra coloro che, secondo le indiscrezioni, avrebbero ottenuto il maggior numero di voti tra i porporati elettori nel conclave del 2013. Un evento fissato da diversi mesi, molto prima della rinuncia al pontificato di Benedetto XVI, per ricambiare la visita a Milano del Papa tedesco, nel giugno 2012, per il VII Incontro mondiale delle famiglie. Un pellegrinaggio, però, che ha cambiato completamente significato dopo il conclave e l’elezione di Francesco al soglio di Pietro, anche perché per quel trono era dato più che favorito proprio l’arcivescovo di Milano.

Entrato Papa in conclave, Scola, secondo le prime indiscrezioni che stanno lentamente emergendo, avrebbe ottenuto nella prima votazione soltanto 27 voti, deludendo i suoi principali sostenitori, tra i quali il presidente della Cei Angelo Bagnasco, che si aspettavano un risultato che oscillasse tra i quaranta e i cinquanta suffragi. “Mi sono detto una marea di rosari durante le votazioni del conclave”, confessa un cardinale elettore. “Tra uno scrutino e l’altro trascorreva davvero troppo tempo. Bisognava attendere che tutti i porporati recitassero la formula di giuramento e deponessero la scheda nell’urna. Tra di noi non parlavamo mai nella Cappella Sistina, ma lo facevamo a Santa Marta durante le pause tra una sessione di votazioni e l’altra”.

Sempre secondo le prime indiscrezioni sarebbe stato il cardinale Angelo Comastri, la sera del primo giorno del conclave, a incontrarsi con l’arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, per convincerlo ad accettare l’elezione. Molti porporati elettori, infatti, pur stimando il cardinale argentino, nei primissimi scrutini non votarono per lui temendo che, qualora fosse stato eletto, avrebbe rifiutato, memori anche di quando, otto anni prima, aveva invitato i suoi elettori a convergere su Ratzinger.

Ai fedeli della sua diocesi il cardinale Scola ha sottolineato la gioia di “potere essere tra i primi a incontrare di persona, essere vicini, pieni di affetto al nuovo Papa Francesco, che tanta eco di stupore sta suscitando in tutto il mondo e anche in noi, evidentemente, perché – ha aggiunto il porporato – aiuta soprattutto noi abitanti dell’Europa un po’ stanca a rialzare un pochino la testa dal nostro ombelico e a camminare insieme a Gesù”.

Twitter @FrancescoGrana