Nessuna rosa di nomi da proporre per un eventuale governo. I parlamentari del Movimento Cinque Stelle, riuniti a Montecitorio, hanno deciso che non forniranno liste di personalità per un eventuale esecutivo “a cinque stelle”. Una linea decisa a maggioranza durante un’assemblea plenaria che avrebbe avuto anche toni accesi. Non sono mancate, infatti, opinioni divergenti. Il clima è apparso teso al punto che, raccontano le agenzie di stampa, una giovane deputata bolognese è uscita dalla sala in lacrime.

In questo modo si allontana anche l’ipotesi di un governo formato da personalità che il Movimento sentirebbe più vicino alle proprie posizioni e che sarebbe sostenuto senza dubbio dall’intero centrosinistra. Nei giorni scorsi, d’altronde, si erano fatti i nomi di Zagrebelsky, Rodotà, Settis e Onida (poi peraltro nominato tra i “saggi” del Quirinale).

D’altronde la decisione dei parlamentari Cinque Stelle è arrivata dopo che Beppe Grillo ha ribadito la posizione di sempre: “Il M5S non accorderà nessuna fiducia, o pseudo fiducia, a un governo politico o pseudo tecnico (in sostanza di foglie di fico votate dai partiti). Bersani non è meglio di Monti, è semplicemente uguale a Monti, di cui ha sostenuto la politica da motofalciatrice dell’economia”. Dal blog del leader del Movimento, dunque, si è richiuso così il pertugio aperto dopo le dichiarazioni di Vito Crimi. Il capogruppo al Senato dell’M5S aveva criticato la scelta di Giorgio Napolitano per la nomina dei “saggi” (definendoli “un finto governo a tutti gli effetti”) aggiungendo che “a questo punto, era meglio l’altro scenario che il presidente ci aveva prospettato: Bersani poteva andare avanti, ottenere la fiducia alla Camera, non averla al Senato, ma restare in carica per gli affari ordinari”. Poi però la “correzione” in corsa di Grillo.

Bersani: “Dai 5 Stelle un disimpegno conclamato, congelati 8 milioni di voti”
Ancora una volta era stato Pier Luigi Bersani a ribadire la necessità di una “corresponsabilità”, confermando il no al governissimo. Dal leader del centrosinistra è arrivato anche qualche colpo basso al Movimento Cinque Stelle, protagonista – secondo il segretario del Pd – di un “disimpegno conclamato”, attraverso il quale “si tengono nel congelatore 8 milioni di voti”. In realtà Bersani è sembrato trasmettere ancora messaggi ai Cinque Stelle: al Paese serve un governo, certo, ma non servirebbe un esecutivo che non fosse “di cambiamento”.

Tuttavia a fronte della linea scelta dal Pd (“Siamo il primo partito e dobbiamo avanzare una proposta utile al Paese”) “ci siamo trovati di fronti al disimpegno conclamato del M5S”, una forza politica “scelta da 8 milioni di elettori che intende mettere nel frigo. Non c’è insulto o acrobazia che cancelli questa drammatica verità”. Il segretario democratico riserva ai Cinque Stelle un’altra critica: “Il Movimento mi pare siamo qui a interpretarlo tra dichiarazioni e smentite”, ma resta il fatto che “chi ha avuto il 25% dei parlamentari ha voluto partecipare alla vita parlamentare e non renderla effettiva perché per partire ci deve essere il governo” che loro impediscono. “Le commissioni che servono per sostenere interventi urgenti e per l’ordinaria amministrazione sono un conto e noi ci siamo” – chiarisce – ma l’idea di far partire tutte le commissioni senza un governo “mi pare un’idea che allude a una prospettiva utopica: qui ci vuole un governo!”.

In ogni caso la soluzione non è il ritorno anticipato alle urne: “Io la considero un’ipotesi disastrosa, così come gran parte del Parlamento – afferma il segretario democratico – Purtroppo l’incrocio con il semestre bianco è stato un’ulteriore difficoltà perché può lasciare spazio a tatticismi”.

Bersani dice di essere pronto a un passo di lato: se “serve per questa strada”, bene; altrimenti “se Bersani fosse un ostacolo, è a disposizione perché prima di tutto c’è l’Italia”. La posizione è la stessa delle ultime settimane: ma non è ostinazione, spiega il capo del centrosinistra, è solo perché c’è un’idea per una possibile soluzione per il Paese. “C’è profonda preoccupazione per la situazione reale del Paese – aggiunge il segretario democratico – C’è un’esigenza evidente di cambiamento, il Paese chiede una guida, ma manca di fiducia ed è con questa profonda convinzione che ci siamo messi all’opera per cercare una risposta”.

Certo è che il Pd dice ancora no a un governissimo. “Sarebbe un governo immobile – ribadisce Bersani – la politica in una zattera sempre più piccola in un mare molto agitato. Con Berlusconi abbiamo già un’esperienza alle spalle, il governo Monti e abbiamo già visto l’impasse”. Spetta, secondo il segretario Pd, a chi ha la maggioranza “il ruolo di fare in modo che in Parlamento si avvii un governo per avviare la legislatura e affrontare le cose essenziali da fare sul fronte sociale”. Un incontro con Berlusconi per una convergenza sul nome del presidente della Repubblica? “Certo, non ad Arcore o a Palazzo Grazioli, ma certo che sono pronto a incontrare Berlusconi”.

Il video integrale della conferenza stampa di Bersani 

Alfano: “Il Pd pensa solo alla fazione. Se lo stallo prosegue, voto a giugno”
Le parole di Bersani attirano le critiche del segretario del Pdl, Angelino Alfano che come l’intero partito continua a vedere due sole strade: o grande coalizione o voto. “Se questo stallo prosegue – dice Alfano – perché il Pd pensa più alla fazione che alla Nazione, c’è solo la strada delle urne già a giugno prossimo. Nel nostro ordinamento costituzionale, il Parlamento ha il dovere di esprimere una maggioranza e un Governo. Se non lo fa, la parola deve tornare agli elettori. Non ci sono altre vie”. ”Ho ascoltato l’onorevole Pierluigi Bersani con doverosa attenzione e anche con la viva speranza” – prosegue Alfano – e “invece, devo dire con grande rammarico, ho ascoltato oggi le stesse parole ostinate, chiuse, fuori dalla realtà dei numeri del Parlamento, che l’onorevole Bersani ripete da 36 giorni”. 

Insomma, se lo stallo continua si voterà di nuovo a giugno, secondo l’ex ministro della Giustizia. “Ho ascoltato oggi le stesse parole ostinate, chiuse, fuori dalla realtà dei numeri del Parlamento, che l’onorevole Bersani ripete da 36 giorni – chiarisce Alfano – cioè dalla chiusura delle urne, tempo che la sinistra ha usato solo per occupare le Presidenze delle Camere (come ora spera di fare anche per la Presidenza della Repubblica), per impedire ogni dialogo nella direzione della governabilità, e per proporre inutili commissioni per riforme che il Pd ha sempre osteggiato. Per parte mia, ancora una volta, ribadisco una disponibilità a collaborare nell’interesse dell’Italia. Ma se Bersani vuole occupare tutte le istituzioni, non c’è alcuno spazio per il dialogo”.

Per fare un’analisi della situazione politica, peraltro, i vertici del Pdl si sono riuniti ad Arcore. Presenti, oltre a Silvio Berlusconi, anche il segretario Angelino Alfano, i capigruppo e i coordinatori del partito. Al centrodestra la scelta fatta da Napolitano con le commissioni di “saggi” continua a non piacere perché sembra solo una perdita di tempo, d’altronde. “A Roma – dichiara Roberto Maroni – sono impegnati in bizantinismi, ci sono queste trattative estenuanti per formare una maggioranza che non c’è”.

I 10 saggi al lavoro: “Hanno tempo 8-10 giorni”
Dopo le critiche e la difesa di Napolitano, i 10 “saggi” hanno intanto cominciato il proprio lavoro, tra le polemiche. “Per essere utili, il tempo giusto è tra otto e dieci giorni”, precisa in una nota il Colle. Con lo scopo di facilitare la formazione di un nuovo governo, come ha chiesto loro il presidente della Repubblica, nel tentativo di guadagnare tempo in attesa dell’elezione del suo successore. Ma i gruppi di lavoro non ”indicheranno un tipo o un altro di soluzioni di governo. Indicheranno quali sono, rimettendo un po’ al centro dell’attenzione problemi seri, urgenti e di fondo del paese, le questioni da affrontare”, si legge nella nota. 

Napolitano torna anche sulle critiche piovute da più parti sui nomi dei 10 saggi: “Sabato ho proceduto in condizioni di particolare urgenza e difficoltà” alla scelta di persone che “potessero dare il contributo richiesto. L’indubbio valore dei nomi da me subito resi noti, non mi ha messo al riparo da equivoci e dubbi circa i criteri della scelta o la non presenza di altri nomi certamente validi”. “E’ del tutto ovvio che qui non si crea nulla che possa interferire né nell’attività del Parlamento, anche in questa fase in cui lavora nei limiti noti, né nelle decisioni che spettano alle forze politiche” puntualizza Napolitano. “Io mi sono trovato in una condizione di impossibilità – spiega – a proseguire nella ricerca di una soluzione alla crisi di governo, data la rigidità delle posizioni delle principali forze politiche. E ho detto chiaramente che attraverso questi gruppi si può concorrere almeno a creare condizioni più favorevoli allo scopo di sbloccare una situazione politica irrigidita in posizioni inconciliabili”.

E si scusa per l’assenza di donne nei gruppi di lavoro. “Mi dispiace e me ne scuso, pur trattandosi – precisa – di organismi non formalizzati e di breve durata cui ho dato vita con obbligata estrema rapidità. Per nomine più sostanziali e di lungo periodo, come quelle che mi è spettato fare per la Corte Costituzionale e per il Cnel, ho dato il giusto peso alla componente femminile. E ai gruppi di lavoro ora istituiti saranno certamente ben presenti gli apporti venuti su molteplici temi da personalità femminili”.

Intanto sono iniziate al Quirinale le riunioni dei due gruppi, all’indomani di un’altra nota del capo dello Stato che già aveva parlato di un incarico a tempo limitato. E che oggi era tornato sull’argomento in un colloquio con il Corriere della Sera in cui, tra l’altro, rispondeva a chi lo ha accusato di non avere selezionato nessuna donna tra le dieci personalità.