Un vero consiglio di guerra per far saltare il tavolo dei saggi e aprirne immediatamente un altro per arrivare all’elezione del prossimo Capo dello Stato con un nome ‘concordato’. Berlusconi ci ha pensato per tutto il fine settimana di Pasqua, ma alla fine ha deciso di strappare. Anche a costo di rompere con Giorgio Napolitano. Perché quello che gli preme vale molto di più della “perdita di tempo” a cui “ci sta sottoponendo” Napolitano. Il Cavaliere vuole conquistare il prossimo settennato con un uomo che lo possa garantire. Gli ultimi sviluppi della crisi lo hanno reso particolarmente nervoso. Soprattutto, aver visto rifiutare l’ipotesi di larghe intese per un governo di scopo, gli ha fatto intendere (ma anche Verdini e Alfano collimano con questa lettura degli eventi) che il Pd si senta ormai sganciato da ogni responsabilità istituzionale che, invece, avrebbe avuto nel caso in cui Bersani ce l’avesse fatta ad arrivare a Palazzo Chigi. E che, quindi, punti a prendere per sé anche la Presidenza della Repubblica.

C’è un nome che spaventa Berlusconi persino più di quello di Anna Finocchiaro e Ilda Boccassini, che qualcuno ha fatto girare in queste ore forse proprio con lo scopo di terrorizzarlo. E’ Romano Prodi. Anche Grillo – sostiene il Cavaliere – non ha affatto simpatia per l’ex presidente del Consiglio, ma alla quarta votazione, quando basterà la maggioranza assoluta dei presenti in aula, al Pd basteranno solo 9 voti, non difficili da trovare, per aggiudicarsi anche questa partita. Ecco perché è urgente stabilire una strategia d’attacco. Per prima cosa, Berlusconi ha proposto il ritiro dalla delegazione dei saggi, di Gaetano Quagliariello. Sul cui nome non era stato d’accordo fin dall’inizio, arrivando anche a dire che “Gianni Letta ha sbagliato a proporre lui, ci dovevamo mandare Gasparri”.

Quindi, Berlusconi sta meditando addirittura di “far disertare le aule ai parlamentari del Pdl” se non si arriverà ad una trattativa serrata sul nome del successore di Napolitano in tempi rapidi. Nome che non potrà essere neppure Zagrebelzy o Rodotà, personaggi che piacciono persino ai cinque stelle e sui quali potrebbe esserci una convergenza che lo metterebbe per sempre ai margini. Con la conseguente, immediata (sostiene lui) “nuova aggressione giudiziaria”. Per la verità, Berlusconi si è accorto proprio durante il week end pasquale, che la sentenza del processo Ruby e quella d’appello sul processo Mediaset, potrebbero arrivare a cavallo delle votazioni più delicate per il Colle, quando – cioè – basterà una maggioranza semplice per eleggere il nuovo inquilino del Quirinale. E lui non vuol trovarsi lì con una condanna per prostituzione minorile e concussione pronta a scattare.

Per non parlare poi della possibile conferma il Cassazione della sentenza Mediaset, che potrebbe arrivare tra settembre e ottobre, e che lo metterebbe per sempre fuori dai giochi. Per questo ha bisogno che “almeno lassù (al Colle, ndr) qualcuno continui ad amarlo”, scherzava alla Camera un deputato Pdl proprio in queste ore di ‘conclave’ arcoriano. E che stabilisca un immediato ritorno al voto subito dopo la sua elezione. A Berlusconi non interessa affatto che il nuovo Capo dello Stato possa cominciare il proprio mandato da una posizione di estrema debolezza proprio perché obbligato a sciogliere le Camere che lo hanno eletto, a lui preme che si voti prima possibile, finché “non gli scatta in via definitiva l’interdizione dai pubblici uffici”, commentava lo stesso deputato pidiellino a Montecitorio. E anche se dovesse essere luglio, non importa, “bisogna far presto”. L’unico modo per ottenere attenzione dalle altre forze politiche, è dunque quella di far saltare il tavolo dei saggi, aprendo quello sul Quirinale. Ma per farlo, si deve bypassare anche Napolitano. E questo è lo scoglio più pesante, Berlusconi è però pronto a tutto pur di far quadrare i tempi tra il voto e la sua possibile condanna definitiva su Mediaset. E per far questo, ci vuole ‘un amico’ al Quirinale. Domani il Cavaliere sarà a Roma, pronto a dare fuoco alle polveri.