Dopo il pasticcio diplomatico delle scorse settimane e la clamorosa marcia indietro del governo italiano davanti alla rappresaglia indiana, c’è un nuovo, preoccupante capitolo per la vicenda marò. E riguarda l’unica “assicurazione” che il nostro governo aveva detto di ottenere, cioè l’esclusione della pena di morte. “Il governo indiano non ha fornito nessuna garanzia” al governo italiano in merito alla sentenza che verrà pronunciata dal tribunale speciale ordinato dalla Corte suprema di Delhi nella vicenda, ha detto il ministro della Giustizia indiano, Ashwani Kumar, in un’intervista all’emittente Tv Ibn.

Rassicurazioni provengono invece dal ministro degli esteri Salman Khurshid, che ha avvertito: “Il caso che coinvolge i marò non è di quelli che implica in India l’applicazione della pena di morte”, sottolineando che “di ciò sono state date assicurazioni al governo italiano”. Il sottosegretario agli Esteri italiano, Staffan De Mistura, aveva già avvertito che i due militari non rischiano la vita, spiegando di avere “una assicurazione scritta sul fatto che non ci sarà la pena di morte”.

E’ intervenuto duramente, nel frattempo, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luigi Binelli Mantelli, affermando che “la vicenda dei marò sta sempre più assumendo i toni di una farsa”. L’ammiraglio ha quindi auspicato che “si concluda quanto prima la questione” e che i due militari italiani “siano al più presto riconsegnati alla giurisdizione del Paese”.

“Non mi stupiscono le dichiarazioni del ministro della Giustizia indiano sul fatto che il governo indiano non dà garanzie sulla sentenza e sulla pena di morte”, ha commentato l’avvocato Giacomo Aiello, che insieme a Carlo Sica difende i due marò italiani. “Sono parole che ricalcano ciò che aveva già detto l’ambasciata indiana, vale a dire che nella loro giurisprudenza la pena di morte viene applicata molto raramente”, ha aggiunto. Quanto alle rassicurazioni fornite dal ministro degli esteri indiano Salman Khurshid sul fatto che i due marò non rischiano la pena di morte, “è chiaro che lui parla su un registro diplomatico che non è quello strettamente giuridico della giustizia”.

Duro il commento di Francesco Storace, segretario de La Destra. “I nostri due marò sono di nuovo da prigionieri in India, a causa della pochezza dell’ineffabile ministro degli Esteri e dell’ignavia del presidente del Consiglio”, ha commentato, spiegando che “se il diritto internazionale viene sfacciatamente stracciato nonostante imponga regole precise sull’esercizio della giurisdizione, non vedo perché noi dobbiamo rispettare chi trova ospitalità in casa nostra”.