“Conosco Schifani e Grasso e secondo me il dualismo tra i due come lotta tra bene e male non è da impostare in maniera così manichea”. Così Marco Travaglio esordisce per spiegare le ragioni per le quali è critico con l’attuale Presidente del Senato. Secondo il vicedirettore del Fatto Quotidiano, tra Schifani e Grasso la differenza è chiara e lapalissiana, ma osserva: “Quando fu eletto Presidente del Senato, Schifani non era visto come ‘bestia nera’ dal centrosinistra, che nel 2008 non propose nessun suo candidato e votò scheda bianca. Anzi, quando fu eletto l’esponente del Pdl, ricevette applausi, tranne che da Furio Colombo, e un inchino e due baci da Anna Finocchiaro“. Travaglio aggiunge: “Schifani era il pontiere dell’inciucio caldeggiato da Veltroni“. Il giornalista elenca poi le ragioni per le quali Grasso non incarna esattamente il bene: “E’ un italiano prima che magistrato, molto furbo, un uomo di mondo”. E, rivolgendosi ai senatori del M5S, dice: “Mi spiace che proprio loro, che si vantano di informarsi in rete, siano cascati con tutti i due piedi nella disinformazione della stampa ufficiale