Ci sarà anche il controverso presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe martedì in piazza San Pietro per la messa di inaugurazione del pontificato di papa Francesco, insieme alle 150 delegazioni in arrivo da tutto il mondo. Tra i più attesi la presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner, che lunedì pomeriggio sarà ricevuta da Bergoglio, e il vicepresidente Usa, il cattolico Joe Biden, sbarcati a Ciampino domenica.

Mugabe arriverà invece domani a Fiumicino, nonostante le sanzioni imposte dall’Ue che gli impediscono di viaggiare e transitare in Europa. Ma il vecchio padre-padrone dello Zimbabwe, 89 anni, accusato dalla comunità internazionale di essere un sanguinario dittatore senza scrupoli, si ritiene molto cattolico (ha studiato dai gesuiti, lo stesso ordine religioso di papa Francesco) e non vuole mancare all’avvenimento. E così, come accadde per i funerali (nel 2005) e la beatificazione (nel 2011) di Giovanni Paolo II, potrà beneficiare delle deroghe previste dalle sanzioni – tra cui quella “per obblighi religiosi” – e transitare e soggiornare in Italia per dirigersi verso lo Stato vaticano. Del resto il Vaticano ha con lo Zimbabwe normali relazioni diplomatiche e per la Santa Sede, quella di Mugabe è una presenza come un’altra. Il portavoce, padre Federico Lombardi, ha inoltre spiegato nei giorni scorsi che non esistono “inviti specifici” per partecipare alla messa: chi lo desidera “è benvenuto”.

Il dittatore africano, al potere da tre decenni, lascia tra l’altro Harare in una fase delicata per lo Zimbabwe: proprio ieri si è tenuto un referendum sulla nuova Costituzione che dovrebbe accrescere la democrazia nel Paese e limitare i poteri del presidente (anche se non impedirà a Mugabe di presentarsi per l’ennesima volta alle elezioni). I risultati saranno resi noti tra una settimana, ma ancora oggi intimidazioni e arresti sono stati compiuti nei confronti dell’entourage del primo ministro – e suo strenuo oppositore – Morgan Tsvangirai, con cui dal 2009 coabita in un governo di unità imposto dai mediatori africani.

Intanto stanno già arrivando a Roma alla spicciolata gli altri capi di Stato e di governo. I primi a sbarcare sono stati i latino-americani per il primo papa del Sud America della storia della Chiesa: stamattina il cileno Sebastian Pinera, poi la brasiliana Dilma Rousseff (che a luglio ospiterà a Rio de Janeiro la Giornata mondiale della Gioventù alla presenza di papa Francesco) e l’argentina Kirchner, che domani sarà ricevuta dal pontefice argentino nella Domus Santa Marta in Vaticano. Stasera sarà la volta del vice di Barack Obama (impegnato nei prossimi giorni in una visita in Israele) Joe Biden, primo vicepresidente cattolico della storia americana, che a Roma vedrà domani anche il premier Mario Monti e il presidente Giorgio Napolitano. Nelle prossime ore sono attesi, tra gli altri, anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier francese Jean-Marc Ayrault, e il duca di Gloucester, in rappresentanza della cugina, la regina Elisabetta.