“E’ un momento di grande speranza”. Jorge Ithurburu, presidente dell’Associazione 24 marzo, storica organizzazione parte civile nei processi contro i militari argentini in Italia, non nasconde una certa commozione per la nomina di Jorge Bergoglio a Papa e respinge le accuse di chi guarda con sospetto ai rapporti tra l’arcivescovo di Buenos Aires e la giunta militare negli anni della dittatura. “Una cosa –  dice all’Agi – è la responsabilità della chiesa cattolica come organizzazione, altra quella dei singoli. Bergoglio all’epoca non era neanche vescovo e di sue responsabilità individuali non c’è traccia”. 

Le ombre sul passato di Bergoglio sono legate al rapimento di due gesuiti che lavoravano nelle comunità di base e a cui l’allora responsabile locale della Compagnia di Gesù chiese di ritirarsi poco prima del golpe. I due sacerdoti rifiutarono e, subito dopo il colpo di Stato, furono rapiti e rinchiusi presso l’Esma da dove vennero rilasciati circa sei mesi dopo. “E’ evidente che l’episodio può essere letto in due modi: i capi dei due gesuiti sono responsabili di averli lasciati soli, oppure si può pensare che gli stessi capi siano intervenuti per ottenerne la liberazione. Propenderei per la seconda ipotesi: l’Esma non liberava nessuno per caso. Ma nessuno nella Chiesa ammetterà mai che è stata condotta una trattativa segreta. La Chiesa non parla di queste cose. La liberazione dei due sacerdoti resta però un fatto”.

Ithuburu ricorda anche come fu Bergoglio a rilasciare l’autorizzazione affinché Esther Ballerino de Careaga e Maria Ponce de Bianco, due madri di Plaza de Majo, assieme alla missionaria francese Leonie Douquet, fossero seppellite nella chiesa di santa Cruz dove erano state uccise l’8 dicembre 1977. “E anche questo –  rileva – è un fatto”.  In definitiva, secondo il presidente dell’associazione 24 marzo, “non toccava certo a Bergoglio spendersi pubblicamente in quegli anni. Non aveva ruoli di responsabilità nell’episcopato, non sedeva nella conferenza episcopale: di 33 vescovi soltanto cinque si espressero nettamente contro i crimini della giunta. Ho invece notizia del suo lavoro di mediazione per salvare vite in pericolo”. Ma quello che più conta, rileva Ithurburu, è il Bergoglio di questi ultimi anni. “La sua evidente opzione per i poveri, l’uomo che viene invitato a pranzo da una comunità di base e si alza per lavare i piatti, l’enorme lavoro sociale di tantissimi sacerdoti nelle bidonville e a favore dei nuovi immigrati. Sicuramente ha un carattere forte e per discutere con lui bisogna accettare le sue regole: la presidente Kirchner, con cui ha avuto più di un contrasto, ne sa qualcosa. Ma la sua elezione è  innanzitutto un segno di speranza”. 

In campo a difesa di Papa Francesco scende in campo il Premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel: “Se è vero che ci furono vescovi ed esponenti della Chiesa cattolica argentina implicati con la dittatura, non è il caso del nuovo Papa. Non c’è alcun legame – ha spiegato – tra Bergoglio e la dittatura che imperversò dal 1976 al 1983″.