Eliminando l’ultima “A” dal voto assegnato al debito pubblico italiano, Fitch si è allineata alle altre due principali agenzie di rating, Moody’s e Standard & Poor’s, sempre più criticate per i giudizi spesso troppo affrettati che turbano i governi e i mercati finanziari di tutto il mondo. A influenzare le decisioni dei tre colossi americani, secondo un’opinione sempre più diffusa tra esperti ed economisti di tutto il mondo, è un intreccio tra i proprietari delle agenzie, che spaziano da società di investimento a hedge fund speculativi e banche d’affari, ma anche grandi capitalisti come Warren Buffett e fondi pensione conservativi.

A fare discutere è soprattutto la società di gestione del risparmio Capital World Investors, che ha puntato le stesse fiches, cioè circa 2,5 miliardi di dollari, su due cavalli: Moody’s e McGraw Hill, il gruppo che controlla Standard & Poor’s, quotato in Borsa e fondato nel 1884. Il presidente Harold III McGraw, secondo i dati formiti da Bloomberg, è anche azionista della società, insieme ad altre società finanziarie tra cui Vanguard, State Street, BlackRock e Morgan Stanley Investment. Per quanto riguarda Moody’s, invece, tra i primi azionisti c’è Berkshire Hathaway, la holding dell’imprenditore miliardario Warren Buffett, insieme ad altre società finanziarie che possiedono anche una quota in Standard & Poor’s. Fitch, invece, è controllata principalmente dal francese Fimalac e dal colosso dell’editoria americana Hearst. Presidente e direttore generale della società è l’imprenditore francese Marc Ladreit de Lacharriere, già a capo di numerosi colossi d’Oltralpe come Air France e France Telecom.

L’accusa principale rivolta alle tre agenzie è che vengono remunerate dalle stesse aziende su cui sono chiamate a esprimere giudizi e che gli azionisti principali, soprattutto società finanziarie, si servono dei loro “voti” per acquistare prodotti finanziari, con il forte rischio di conflitti di interesse. Moody’s, in particolare, è criticata per avere assegnato un rating di massima affidabilità, la cosiddetta tripla A, alla banca Lehman Brothers, fino alla vigilia della sua bancarotta che provocò la crisi finanziaria del 2008. Mentre Standard & Poor’s è accusata di avere sopravvalutato alcuni titoli immobiliari, contribuendo in maniera determinante a scatenare la grande crisi. Al punto che l’amministrazione Obama sarebbe pronta a lanciare una causa contro l’agenzia di rating, che potrebbe costarle almeno 5 miliardi di dollari.

Standard & Poor’s è finita sotto i riflettori anche in Italia quando, nel 2012, è stata messa sotto inchiesta dalla magistratura per avere manipolato il mercato azionario con dati falsi. Nella lista degli indagati era finito anche l’amministratore delegato per l’Italia dell’agenzia, Maria Pierdicchi, con l’accusa di avere favorito gli analisti. La procura di Trani ha avviato all’inizio dell’anno scorso un filone di indagini sull’agenzia di rating, indagata per il declassamento dell’Italia annunciato il 13 gennaio scorso e le conseguenze sull’andamento delle Borse, denunciando una “destabilizzazione dell’immagine dell’Italia” sui mercati internazionali, che ha provocato un “danno patrimoniale di rilevantissima gravità”.

I verdetti severi annunciati dalle agenzie hanno sollevato critiche pesanti, anche da parte di Mario Draghi. Il presidente della Banca centrale europea ha avvertito l’anno scorso che “bisogna fare a meno delle agenzie di rating”, che sono ormai “altamente carenti e discreditate”. Tra i critici c’è anche il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti. “Finalmente si è presa coscienza del fatto che le tre sorelle – Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch – sono un pericolo vagante per la sovranità degli Stati in materia economica e finanziaria e che emettono report a orologeria, visto che fra i loro soci ci sono le banche più importanti e potenti al mondo”, aveva dichiarato. “Insomma sono molti i conflitti di interesse presenti in queste agenzie di rating e ora se ne ha consapevolezza, anche politica, che si tratta di entità private che rappresentano un pericolo per la stabilità economico-finanziaria degli Stati e per i risparmiatori”.