Prima che sia troppo tardi meglio incontrare di nuovo Gianni Celati. Perché il 73enne autore di decine di romanzi, nonché fresco traduttore dell’Ulisse di Joyce, ha già affermato che dopo quest’ultima impresa letteraria (il libro è uscito per Einaudi il 6 marzo, n.d.r.) “tra poco morirò”.

Lungo è l’elenco di aneddoti dietro questa immane trasposizione del libro del 1922 scritto da quel James Joyce che è stato anche l’argomento della tesi di laurea che Celati ottenne alla facoltà di lettere all’Università di Bologna nel 1962 con professore Claudio Izzo. “Quella dell’Ulisse non è una lingua. È una stralingua, che prende dentro tutto: echi, citazioni, dialetti, espressioni gergali… l’Ulisse è statisticamente il libro con il lessico più espanso di tutti i testi stampati che conosciamo, Bibbia compresa: nessun libro ha una tale quantità di parole diverse”.

Dell’avventurosa e dolorosa epopea da capitano Achab e Moby Dick, che l’ha occupato per molti anni si potrà sentir parlare Celati e fargli un po’ d’onore come cittadino benemerito di questa città di Bologna (benché lui si senta ferrarese nell’anima) giovedì 7 marzo alle 18 presso all’Auditorium Biagi in Sala Borsa di Bologna, dove lo scrittore interverrà di persona direttamente dall’Inghilterra, come fece nel novembre 2011, apparendo brevemente tra la folla presente alla presentazione del Fatto Quotidiano Emilia Romagna. A Bologna, infatti, Celati ha trascorso diversi anni sia da studente, laureandosi in Letteratura Inglese presso l’Università di Bologna, sia successivamente ricoprendo l’incarico di professore di Letteratura Angloamericana al Dams dal 1976 fino al 1989.

La dispersione delle parole – omaggio a Gianni Celati è un vero e proprio cartellone di “momenti celatiani” proposti da Ermanno Cavazzoni e Jean Talon, che vede la collaborazione di alcune importanti strutture culturali della città Biblioteca Salaborsa, il MAMbo – Museo d’arte Moderna di Bologna, Fondazione Cineteca di Bologna, DOM la Cupola del Pilastro, Teatri di Vita, ITC Teatro di San Lazzaro, Angelica Festival e la Scuola di Lingue e Letterature.

Il cartellone, una sorta di percorso a tappe geograficamente collocate in diversi luoghi della città, è suddiviso in tre momenti principali – “momento primavera”, “momento estate”, “momento autunno”: una lunga e speciale occasione per far parlare Gianni Celati dei suoi libri, dei film che ha fatto, delle cose, delle persone e dei luoghi di cui si è appassionato, e di tanto altro ancora.

Nel “momento primavera” il racconto del lungo e complicato lavoro di traduzione dell’Ulisse di James Joyce, la musicalità delle parole del testo, le difficoltà nel restituire un linguaggio originale e, soprattutto, nel rendere uno stile complesso come quello dell’Ulisse e del suo “flusso di coscienza”, saranno i temi al centro di questi primi incontri realizzati in collaborazione con Giulio Einaudi editore. I primi due dei quattro appuntamenti – tutti a ingresso gratuito – hanno come titolo comune Cantabilità di Joyce.

Si comincia giovedì 7 marzo alle ore 21 presso l’Auditorium Enzo Biagi in Biblioteca Salaborsa: Cantabilità di Joyce. La traduzione avventurosa dell’Ulisse sarà una serata di lettura commentata di Gianni Celati dalla sua nuova traduzione dell’Ulisse di Joyce, con la partecipazione di Mauro Bersani, responsabile dell’area classici per Giulio Einaudi editore, e Valentina Barbero, redattrice editoriale per Einaudi di questa versione dell’Ulisse.

Si prosegue giovedì 21 marzo alle ore 21 presso ITC Teatro di San Lazzaro con la seconda parte di Cantabilità di Joyce, dal titolo La stralingua dei libri di Joyce: la serata, sempre dedicata a una lettura commentata di Gianni Celati dall’Ulisse, vedrà la partecipazione di Daniele Benati, scrittore e traduttore. Durante l’incontro, Benati proporrà l’ascolto di una rara registrazione di una lettura dell’Ulisse eseguita dallo stesso James Joyce.

Luoghi, libri, persone d’affezione è il titolo del terzo appuntamento ospitato presso il DOM La Cupola del Pilastro giovedì 4 aprile, sempre con inizio alle ore 21: Gianni Celati dialogherà con Ermanno Cavazzoni e Jean Talon raccontando fatti, storie, immagini, aneddoti e avventure della sua vita.

L’ultimo appuntamento del “momento primavera” è previsto per giovedì 9 maggio presso Teatri di Vita. Durante la serata, che avrà inizio alle ore 21, Gianni Celati, affiancato da Nunzia Palmieri e accompagnato dalla musica del fisarmonicista Massimo Tagliata, terrà una lettura scenica da “Recita dell’attore Vecchiatto nel teatro di Rio Saliceto”.

Nel maggio del 1996 visitando il piccolo teatro di Rio Saliceto (Reggio Emilia), a Celati è venuta in mente circa a mezzogiorno la faccia dell’attore Vecchiatto che assieme alla moglie recitava lì il suo ultimo spettacolo. Si è fatto portare a casa in tutta fretta (da Ermanno Cavazzoni, che è quindi testimone giurato), e in pochi giorni ha scritto questo monologo teatrale a due voci, che andò successivamente in scena recitato dal grande e compianto attore Mario Scaccia. Il libro, pubblicato da Feltrinelli nel 1996, comprende anche 57 sonetti attribuiti allo stesso immaginato Vecchiatto. Sembra che il suddetto Vecchiatto continui tuttora a scrivere sonetti.

Il cinema di Gianni Celati sarà il protagonista del “momento estate”: e in estate, a Bologna, il cinema è protagonista grazie alla Fondazione Cineteca e alla magia del cinema in Piazza Maggiore. Quattro proiezioni di film-documentari realizzati da Celati saranno in programmazione a Sotto le stelle del cinema il 21 e il 22 giugno: Strada provinciale delle anime (1991), Il mondo di Luigi Ghirri (1999), Case sparse. Visioni di case che crollano (2002), Diol Kadd. Vita, diari e riprese in un villaggio del Senegal (2010). Per l’occasione, Gianni Celati presenterà i suoi lavori cinematografici e racconterà al pubblico di Piazza Maggiore cosa significa per lui stare dietro alla macchina da ripresa.

“Le parole non servono per rappresentare il mondo esterno con descrizioni più o meno convincenti – come se il mondo fosse un oggetto naturale inerte, sempre uguale a se stesso”, ha scritto Celati in Conversazioni del vento voltatore, “Le parole ci servono per chiamare le cose, per distinguerne il loro uso, per figurarci il loro tono affettivo negli insieme particolari, attraverso rapporti immaginativi, e la loro sparizione. Nel lavoro con le parole ci si trova chiusi però in una cerchia di censure – col dovere di trasformarle in un prodotto facilmente vendibile, e allora pensi di cavartela con un altro tipo di attività, e così mi sono messo a fare documentari.

Infine il “momento autunno“, l’ultima parte del programma sarà principalmente dedicata alle affinità elettive o meglio ai “compagni d’avventura e d’amicizia dell’autore”, scrittori e intellettuali amici di Celati e i suoi giovani fan come Ugo Cornia e Paolo Nori.

(d.t.)