Ha una condanna in primo grado a tre anni e sei mesi per tentata concussione ma non ha nessuna intenzione di dimettersi da Rettore dell’Università di Messina. Ma non solo. Il magnifico Rettore Franco Tomasello non intende neanche rispondere alle domande del fattoquotidiano.it. “Il rettore ha già fatto sapere di non avere intenzione di rilasciare alcuna dichiarazione ai giornali sulla vicenda” fanno sapere dall’ufficio stampa dell’Università di Messina. Un secco e categorico no comment, che alimenta ulteriormente il pesante clima venutosi a creare all’interno dell’ateneo. 

Il reato contestato dai giudici, infatti, Franco Tomasello lo avrebbe commesso nell’esercizio delle sue funzioni di Rettore. Per la prima sezione penale del Tribunale di Messina, Tomasello avrebbe fatto pressioni affinché un concorso bandito dalla facoltà di Veterinaria fosse vinto proprio dal figlio dell’allora preside della stessa facoltà, il professor Battesimo Macrì, a sua volta condannato a 5 anni e quattro mesi di reclusione, più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Per Tomasello invece l’interdizione dai pubblici uffici è “soltanto” di cinque anni, ma la condanna poteva essere anche più pesante, dato che al rettore sono stati condonati due anni e sei mesi di pena. Certo è soltanto il primo grado di giudizio, ma in molti a Messina si aspettavano che, dopo lo scandalo del concorso di Veterinaria e la seguente condanna, facesse un passo indietro.

Così non è stato: Tomasello al titolo di “Magnifico” non intende rinunciare. E con una lettera inviata ai docenti, dopo la condanna, annuncia chiaramente di voler rimanere alla guida dell’ateneo, respingendo le accuse. “Non esiterò un solo momento e porterò a compimento, con la necessaria determinazione e con le mie migliori energie, l’opera iniziata” scrive Tomasello che poi punta il dito sui veleni interni all’università di Messina. “La comunità accademica – scrive il rettore condannato in primo grado – tuttavia, si deve interrogare sulle improprie conflittualità che, ancorché limitate, continuano a persistere al suo interno, portando a un inevitabile autolesionismo, e deve saperle individuare e isolare sul piano istituzionale in modo adeguato”. 

L’indagine della procura di Messina sul concorso truccato era infatti scaturita dalle dichiarazioni di Giovanni Cucinotta, professore dell’ateneo peloritano e componente della commissione del concorso a cattedra bandito dalla facoltà di Veterinaria. Cucinotta aveva raccontato ai magistrati di aver ricevuto pressioni per far vincere il concorso proprio al figlio del professor Macrì, all’epoca preside di Veterinaria a Messina. Dalle sue dichiarazioni era partita l’inchiesta delle toghe messinesi, che ha poi portato al processo dove oltre al Rettore e all’ex preside di Veterinaria sono state condannate anche altre otto persone, tra docenti e dipendenti dell’università peloritana. 

Le reazioni alle mancate dimissioni del Rettore non si sono fatte aspettare. Già poche ore dopo la condanna di Tomasello, alcuni docenti hanno messo in rete una raccolta firme per prendere le distanze dal Rettore. “Nella lettera inviata ai membri del corpo accademico, che fa seguito alla sua condanna in primo grado, il Rettore dell’Università di Messina si dichiara consapevole della vicinanza della comunità accademica alla sua figura e al suo sentire. Quali componenti della stessa comunità non ci riconosciamo nei toni e nei contenuti di questa missiva” si legge nella petizione che punta a raccogliere almeno mille firme. Nel frattempo l’Ateneo della città sullo stretto è nuovamente finito sotto indagine da parte degli inquirenti. Nel novembre scorso infatti la procura di Messina ha aperto un fascicolo contro ignoti con l’ipotesi di un tentato abuso d’ufficio. Nell’ottobre del 2011 infatti il rettore Tomasello si era autoprorogato il mandato anche per l’anno accademico 2012 – 2013. Un gesto che per i pm – ma anche per alcuni docenti che avevano fatto ricorso al Tar – avrebbe provocato un ingiusto vantaggio patrimoniale.