La Lombardia resta al centrodestra, il Lazio e il Molise passano al centrosinistra. Roberto Maroni riesce a far dimenticare ai lombardi gli scandali che hanno sconvolto il Pirellone negli ultimi anni: non solo peculati e corruzioni, ma anche e soprattutto le infiltrazioni della criminalità organizzata fino alla giunta guidata da Roberto Formigoni“Missione compiuta: questo è ciò che la Lega voleva” ha detto il leader della Lega Nord. Dopo aver sottolineato di “aver salvato la Lega”, il neo presidente lombardo ha aggiunto che “la vittoria ci consente di aprire una fase nuova”. “Mi sono giocato tutto – ha detto ancora – consapevole del rischio e per questo abbiamo fatto l’accordo con il Pdl”. Poi, sul quadro politico nazionale, il segretario leghista ha detto “di certo il Carroccio non è disponibile a governi di larghe, grandi intese, a inciuci”. 

Resta anche che così il Carroccio, nonostante il risultato elettorale sia modesto e la quantità di preferenze sensibilmente ridotta, guida ora anche la terza grande regione del nord, dopo che Cota e Zaia sono diventati presidenti in Piemonte e Veneto. E mentre il Pirellone si avvia verso la politica della “macroregione del Nord”, come da programmi del suo nuovo governatore, Nicola Zingaretti conquista il Lazio della Polverini e Paolo Di Laura Frattura vince nel Molise di Iorio. Nel primo caso il centrosinistra è riuscito a tamponare l’avanzata del Movimento Cinque Stelle (che anzi sembra aver conquistato voti più al centrodestra) e ha staccato il rivale diretto, l’ex presidente Francesco Storace. L’ex presidente della Provincia di Roma potrà contare su una solida maggioranza: ha vinto con oltre 370mila voti di scarto e gran parte di queste preferenze, ben 323mila, li ha raccolti nella città di Roma. La capitale ha infatti fatto la differenza. Storace invece si è affermato a Frosinone e Latina, da sempre serbatoio di voti della destra. A Viterbo e Rieti Zingaretti ha prevalso. Zingaretti inoltre ha preso molti più voti della coalizione che lo esprimeva: oltre 161mila rispetto alle preferenze andate al cartello di liste che lo sosteneva. Anche Storace ha trainato più della coalizione, collezionando oltre 38mila preferenze in più.

I risultati 
Al termine degli scrutini  Maroni ha vinto con 4,6 punti di distacco su Umberto Ambrosoli. L’ex ministro leghista ha avuto quasi 2 milioni e 460mila voti, il 42,8% delle preferenze, contro i 2 milioni e 195mila voti del candidato del centrosinistra, col 38,2%. La candidata del Movimento 5 stelle Silvana Carcano strappa il 13,6%, mentre Gabriele Albertini non va oltre il 4,1%. Carlo Maria Pinardi di Fare per fermare il declino all’1,2%. Ottimo risultato per Ambrosoli a Milano: 48,3% contro il 34,4 di Maroni.

Zingaretti vince con il 40,6% delle preferenze. Storace si ferma al 29,3%. Il Movimento Cinque Stelle con Davide Barillari si attesta al 20,2%, mentre la lista civica di Giulia Bongiorno si ferma al 4,7%. Alessandro Ruotolo di Rivoluzione civile 2,2%. Alessandra Baldassarri di Fare sotto lo 0,6%.

L’era Iorio finisce in Molise con un 25,8% delle preferenze accordate all’ex governatore candidato del centrodestra, battuto dall’esponente della coalizione di centrosinistra col 44,7% dei voti. Il grillino Federico Antonio raggiunge il 16,8%, Massimo Romano l’11%. Antonio De Lellis 1,1%; Camillo Colella 0,6%.

In tutt’e tre le Regioni chiamate al voto per il rinnovo di giunta e consiglio si è registrato un incremento dell’affluenza alle urne. In Lombardia ha votato il 76,71% degli elettori (contro il precedente 64,63), in Lazio si è presentato alle urne il 72,08% (contro il 60,89) e in Molise ha votato il 61,62% (contro il 59,79).