È stata una campagna elettorale bestiale. Nel senso proprio del bestiario. Un campionario di gaffe, battute grevi, sdoppiamenti di personalità e promesse inattuabili. Quella più famosa ha travolto Oscar Giannino, che voleva fermare il declino, ma più che altro ha stoppato se stesso. Il “Grillo dei moderati” ha sbagliato, peraltro, in maniera plateale. E ha pagato, con molta più nettezza di chi ben altri scheletri nell’armadio avrebbe (e ha). Una raccolta completa è impossibile, un bignami-blob delle Elezioni 2013 si può fare.

“Restituirò l’Imu”. Il concetto di bugia, in Silvio Berlusconi, è aleatorio. Non è la realtà a essere reale, bensì la sua proiezione immaginifica da Arcore. L’Italia è il Matrix e non ci sono pasticche magiche (anzi ci sono, ma non servono per aprire gli occhi). “Certo che è possibile restituire l’Imu. Sono d’accordo con gli svizzeri” (e magari pure coi lanzichenecchi). Quando agli svizzeri hanno riportato le parole di Berlusconi, per la prima volta hanno rimpianto di essere neutrali.

“I pensionati stiano tranquilli. Restituirò tutto”. Dire ai pensionati di stare tranquilli è come consigliare a Crosetto di pettinarsi. Berlusconi, così facendo, si è inimicato pure le casalinghe di Voghera. I Caimani non sono più quelli di una volta. “Grillo non è andato in tivù perché sapeva che le telecamere avrebbero scoperto la sua natura intima di cattivissimo”. Berlusconi è l’unico che usa ancora la parola “cattivissima”, desueta ormai pure all’asilo. È verosimile che, quando si arrabbia, Berlusconi pronunci parole come “cribbio” (effettivamente già usata) e “perdincibacco”. Oppure, in un impeto di furia iconoclasta, strali irricevibili. Tipo “Uffa, perdindirindina”.

“Lei viene? Quante volte viene? Con quale frequenza? Ah ah ah”. In un posto minimamente normale, uno così lo avrebbero internato. Da noi lo applaudono. “L’opposizione ha la forfora, le puzza l’alito e non si lava. A me invece piace cantare e scherzare. Rispetto le donne e faccio complimenti veri”. L’eleganza di Berlusconi non smette mai di accecare. Ancora. Benvenuti in Italia, anzi bentornati. Ah ah ah. “Non c’è la ‘ndrangheta in Regione. Non ricordo nessuna sua delibera”. Memorabile sintesi di Lara Comi a Servizio Pubblico. Dunque il ragionamento è: “Come ha votato la ‘ndrangheta in Lombardia? Ah, non ha votato? Bene. Quindi non c’è. Quindi siamo puliti. Viva Formigoni”. Genio.

“Non votate con il culo”. Così parlarono due noti intellettuali di Fratelli d’Italia, dimenticando che quella modalità di voto era forse l’unica in grado di eleggerli.

“Aboliamo i sindacati. Aboliamo Equitalia. Aboliamo La7”. E poi l’euro. E poi i partiti. E poi i giornali. E poi quasi tutto. Il giorno in cui Grillo litigherà con se stesso, si farà un culo così. “Siamo ecumenici, nessun problema se uno di CasaPound entra con noi”. Non è essere ecumenici, Grillo. È confondere il superamento delle ideologie con la dimenticanza di quel che è stato il fascismo. “La legge sull’aborto è una sconfitta per tutte le donne”. Serenella Fuksia, candidata grillina nelle Marche. Grillo se la segni: è già una Scilipoti in pectore.

“Fai i bagaji, disfa i bagaji”. Ingroia, quando parla, ha sempre quella grinta sbarazzina di chi – per darsi una botta di vita – si beve una 7Up tutta d’un sorso. Non si ricordano sue rampogne minimamente memorabili, se non quelle al cloroformio della parodia di Crozza. Il quale, con la sua caricatura, lo ha caratterizzato così bene da eternarlo mediaticamente (rischiando però di demolirlo elettoralmente).

“No no, non mi candido”. Giovanni Favia. Coerente. Sempre.

“La Merkel non vuole il Pd. Me l’ha detto lei”. La Merkel ha smentito un secondo dopo. Da quando si è messo a fare (ufficialmente) politica, Monti sembra Milingo quando scoprì il sesso. Ieri sobrio, oggi infoiato. Affetto da una sorta di Bunga Bunga elettorale. Qualcuno lo plachi. “Il Pd dovrebbe silenziare la sinistra di Vendola”. E pensare che, secondo molti (di sinistra), Monti era un tipo sobrio. Moderato. Addirittura tollerante. “C’è empatia tra me e questo cane”. Macché. A giudicare dallo sguardo del cane, poi ribattezzato Empy nonostante lo sbigottimento di Greenpeace (e del cane), l’empatia rimane per Monti un Everest insormontabile.

“Il Movimento 5 Stelle è uguale al primo fascismo e non distante da Alba Dorata”. Piercamillo Falasca, candidato montiano, sciorina una conoscenza spiccata della storia. E della realtà. In effetti Pizzarotti è uguale a Goebbels. Preciso, proprio.

“Siamo l’unica forza nuova”. L’ha detto Casini. Qui la battuta neanche serve. Il discorso più ricordabile di Gianfranco Fini negli ultimi sei mesi.

“Prerogative del genere umano anzi umanizzato, prerogative smarrite nei labirinti dell’individualismo celebrato dalla Lady di quel ferro liberista che ha percosso le nostre comunità di lavoro e di sentimento”. Non è una frase recente, ma Nichi Vendola continua a esprimersi così. Più che narrare, lui supercazzola. Sempre.

“In Lombardia avete tre bei giaguari da smacchiare. Eh eh”. Ogni volta che Bersani fa una battuta, una risata muore. Eh eh. “Vigileremo sui grillini in Parlamento”. Attento che non avvenga il contrario, Bersani. “Grillo è un fascista del web. Populista e antipolitico come Berlusconi. Un pericolo per la democrazia”. Quindi, Bersani? “Quindi è un interlocutore prezioso, in Parlamento faremo scouting dei grillini. Eh eh”. Quel che piace di Bersani, oltre al carisma, è quella sua linearità granitica di pensiero. Eh eh. “Se ci accostano al Monte dei Paschi, li sbraniamo”. Brrr. Paura, Bersani. “Eh, oh, non è che noi siam qui, ggghh mggh. Capito?”. No, Bersani. Non abbiamo capito. E mica solo noi, mi sa.

da il Fatto Quotidiano del 24 febbraio 2013