Non è stato il caso Vatileaks a indurre Benedetto XVI a rassegnare le dimissioni: lo afferma in un’intervista  al settimanale ‘Focus’ il biografo del pontefice, Peter Seewald, che sta scrivendo una nuova biografia del Papa, “Luce nel mondo” e ha avuto con lui numerosi colloqui, l’ultimo dieci settimane fa in Vaticano. In una conversazione di un’ora e mezza in agosto a Castelgandolfo, Papa Ratzinger ha dichiarato al giornalista di non essere rimasto sconvolto dalle rivelazioni di Vatileaks. “Non sono caduto in una specie di disperazione o di dolore indicibile, la cosa mi è semplicemente incomprensibile”, ha affermato il Papa. Il riferimento è a Paolo Gabriele, condannato e graziato per la vicenda: “Anche se vedo la persona, non posso capire, che cosa ci si possa aspettare. Non riesco a penetrare in questa psicologia”. 

Nel caso Vatileaks – la “fuga” di documenti riservati dalle stanze papali – era importante che venisse “garantita la indipendenza della giustizia, che un monarca non dicesse, adesso prendo io le cose in mano”, ha spiegato Ratzinger a Seewald. 

Alla domanda su cosa ci fosse da aspettarsi dal suo pontificato il Papa ha risposto: “Da me? Non molto. Io sono un uomo anziano le mie forze diminuiscono. Credo che possa anche bastare quel che ho fatto”.

La rinuncia del Papa al pontificato, afferma invece  padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede, in una nota editoriale pubblicata dalla Radio Vaticana, è frutto di “mirabile saggezza umana e cristiana di chi vive davanti a Dio nella fede in libertà di spirito, conosce le sue responsabilità e le sue forze, e indica con la sua rinuncia una prospettiva di rinnovato impegno e di speranza”. Si tratta quindi di “un grande atto di governo della Chiesa, non tanto, come qualcuno pensa, perché Papa Benedetto non sentisse più le forze per guidare la Curia romana, quanto perché affrontare oggi i grandi problemi della Chiesa e del mondo, di cui egli è più che consapevole, richiede forte vigore e un orizzonte di tempo di governo proporzionato a imprese pastorali di ampio respiro e non piccola durata”.

Nella sua nota, padre Lombardi elenca una serie di “indizi” che letti ora possono far pensare alla rinuncia come prevedibile: “Il Papa – spiega – aveva un modo sempre discreto e prudente di parlare degli impegni futuri del suo Pontificato; era assolutamente chiaro che stava svolgendo una missione ricevuta piuttosto che esercitare un potere posseduto. Davvero non era stata falsa umiltà quella con cui si era qualificato all’esatto inizio del pontificato come ‘un umile lavoratore nella vigna del Signore’, sempre attento ad impiegare con saggezza le sue forze fisiche non esuberanti, per poter svolgere al meglio il compito immenso affidatogli, in modo per lui inaspettato, in un’età già piuttosto avanzata”.