C’è anche il nome di Silvio Scaglia, il fondatore di Fastweb, nell’elenco delle venticinque richieste di condanna della procura a Roma a conclusione della requisitoria del processo per un presunto maxiriciclaggio da due miliardi di euro. Per il manager la richiesta dei pm è di 7 anni di reclusione. Nell’elenco figura anche l’imprenditore Gennaro Mokbel, con una richiesta di condanna di 16 anni.

L’inchiesta, condotta dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dai pubblici ministeri Giovanni Bombardieri e Francesca Passaniti, si riferisce alla cosiddetta “Frode Carosello“, che tra il 2003 e il 2006 ha visto coinvolti i vertici dirigenziali di Fastweb e Telecom Italia Sparkle. La truffa consisteva nel creare, si legge nell’ordinanza del gip del 2010, “ingenti poste passive di bilancio dovute alle apparenti uscite di centinaia di milioni di euro in favore di società ‘cartiere’ (con sede all’estero e create ad hoc per le operazioni, ndr). Le ingenti somme di denaro apparentemente spese per pagare l’Iva in favore delle ‘cartiere’ consentivano a Fweb e Tis di realizzare ‘fondi neri’ per enormi valori”. Il denaro sembrava speso per attività commerciali legittime e per questo rientrava nelle uscite registrate nei bilanci societari. Un movimento che però, sottolinea il giudice, “serviva solo a utilizzare liberamente il denaro incassato attraverso il pagamento dell’Iva versata dai clienti di Fastweb e Telecom Italia Sparkle e che non era mai stato versato all’ erario”.

A conclusione di una requisitoria durata quattro giorni, i pm hanno chiesto sette anni per Stefano Mazzitelli, ex amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle, nove anni per la moglie di Mokbel Giorgia Ricci e per l’ex ufficiale della Guardia di finanza Luca Berriola, 14 anni per Carlo Focarelli, indicato dai pm come una delle menti del riciclaggio insieme a Mokbel. Agli imputati, a seconda della posizione, sono stati contestati i reati di associazione per delinquere transnazionale pluriaggravata finalizzata al riciclaggio, all’intestazione fittizia di beni ed evasione fiscale nonché il reinvestimento di proventi illeciti e delitti contro la pubblica amministrazione.

I pubblici ministeri hanno definito la vicenda come una “frode colossale“. Una truffa durata oltre 10 anni nella quale “tutto è stato costruito a tavolino”. Secondo i magistrati si è passati sopra il destino delle aziende coinvolte, aprendo e chiudendo società a seconda del bisogno. In questo contesto è maturata l’evasione fiscale di 2 miliardi di euro insieme con un’operazione di riciclaggio attribuita dall’accusa all’imprenditore Gennaro Mokbel e al consulente Carlo Focarelli. Secondo i magistrati “le loro ruberie in danno dello Stato hanno superato ogni ostacolo”. I pm hanno ricordato “che allo Stato italiano sono stati sottratti centinaia di milioni di euro tanto che i fatti descritti nel processo in corso hanno inciso sul bilancio dell’Unione europea“. Secondo l’accusa Mokbel e Focarelli “hanno contravvenuto a ogni regola, denotando una mancanza assoluta di rispetto per la legge”.

Secondo il legali di Scaglia, “in due anni di processo nessuna provatestimonianza che coinvolga Silvio Scaglia, Fastweb e i suoi vertici è stata raggiunta”. Gli avvocati Carlo Federico Grosso e Antonio Fiorella, sottolineano come non sussista l’accusa di riciclaggio: “Il quadro probatorio dà una chiara indicazione che l’azienda e i vertici stessi siano stati raggirati“. I difensori di Scaglia ricordano che “sia Phuncard sia il traffico telefonico apparivano operazioni assolutamente esistenti agli occhi delle società telefoniche ed erano sicuramente in linea con il business del mercato a livello internazionale”. “Infatti le carte telefoniche sono state utilizzate e commercializzate e il traffico telefonico regolarmente registrato. Confidiamo – concludono i legali – nella oggettiva valutazione dei giudici che hanno seguito con attenzione il processo augurandosi che venga fatta giustizia”.