Caro Paolo, caro Giovanni,

sono 21 anni che non potete più trascorrere il vostro compleanno a casa con la vostra famiglia. Sono 21 anni, che questo Paese aspetta che si possa scoprire la verità su quel terribile periodo.

Gli anni passano, ma il vostro ricordo rimane sempre fisso nei nostri cuori. E’ vero, come posso io, nato 26 giorni dopo la strage di via d’Amelio, parlare del vostro ricordo. Non potrei, perché non ho mai avuto la possibilità di potervi conoscere, di potervi parlare, o anche solo di potervi incontrare. Nulla di tutto questo. Eppure mi sembra di avervi conosciuto. Non lo so il motivo. Forse perché le vostre parole, i vostri insegnamenti, è come se fossero cosparsi nell’aria. O forse perché mi sembra di rivedere il tuo sguardo, Paolo, la tua voglia di combattere, ogni volta che tuo fratello Salvatore, alza la tua agenda rossa al cielo. Quell’agenda, che è diventata oggi, per tanti italiani, simbolo di verità e giustizia. Vedi Paolo, la tua morte, il tuo sacrificio, ci ha migliorato, come solo l’amore può fare. Il vostro è stato un gesto di amore, per la vostra terra, per il vostro Paese, per tutti noi. Credo che il modo migliore che abbiamo, per onorare la vostra memoria, non sia il vostro ricordo dentro di noi. O almeno non solo quello. Ci deve essere prima di tutto la vostra voglia di combattere, di resistere, la vostra voglia di trovare il coraggio per poter provare almeno a cambiare le cose.

Caro Paolo, caro Giovanni, voi non ci siete più, ma è rimasto il puzzo del compromesso morale, è rimasta quella indifferenza, e in alcuni casi, anche quella contiguità con il malaffare. Anni di cattiva politica, hanno portato ad infettare  diverse frammentazioni della società. Ma non c’è solo questo. Il nostro Paese non è solo questo. C’è anche tanta gente onesta, che crede nei vostri stessi valori, che crede sia veramente possibile un’Italia diversa, un’Italia migliore. Voi, Paolo e Giovanni, ci avete insegnato la passione per la verità, che ci rende liberi, e la passione per la giustizia, che ci rende tutti uguali.

E soprattutto nei momenti più difficili, quando crediamo che non ce la facciamo, perché vanno avanti sempre i peggiori, quando la rassegnazione sembra prevalere su di noi, voi ci avete trasmesso la fiducia per credere ancora nella speranza. Ci avete insegnato la dedizione, l’importanza di fare il proprio dovere, sempre e in qualsiasi situazione. Anche nei casi di maggiore sconforto, com’è capitato a te, Paolo, a Giovanni e a tanti altri come voi. Quando vi sentivate amareggiati, isolati, attaccati ed etichettati come i “Professionisti dell’antimafia”. Quando eravate vittime di quell’indecente sistema della macchina del fango, o peggio ancora, di quella stupida “invidia”. E nonostante tutto questo, proseguivate a schiena dritta e a testa alta il vostro lavoro. Ci avete donato la vostra umiltà, dimostrando che non si fa il proprio dovere perchè qualcuno ci dica grazie, ma lo si fa per principio, per la propria dignità.

Grazie Paolo, grazie Giovanni, per avermi insegnato, prima di tutto, attraverso la vostra testimonianza di vita, il significato della parola umanità e di amore per gli altri.

Gianluca Daluiso