Dire a un politico sei ”un dilettante allo sbaraglio, un turista della politica, un giocoliere della politica”, non è una offesa. Lo sottolinea la Cassazione spiegando che si tratta di un giudizi leciti, anche se “mordaci”, che mettono “in discussione non già la dignità” di una persona, ma “la professionalità nell’esercizio di un ruolo politico”. Con questa decisione la Suprema Corte ha archiviato la denuncia per diffamazione a mezzo stampa presentata nel 2003 da un ex consigliere regionale campano, Andrea De Simone, presidente all’epoca della terza commissione agricoltura.

Il politico si era sentito offeso dalle dichiarazioni del sindaco di Giffoni Valle Piana, Ugo Carpinelli, e di Corrado Martinangelo, consigliere provinciale, che lo avevano definito in quel modo “per aver ritardato il parere di competenza della commissione sull’approvazione del realizzando Parco regionale dei Picentini, disponendo l’audizione delle associazioni ambientaliste, al fine di assumersi i meriti dell’iniziativa e quindi a scopo di propaganda politica, mettendo così in pericolo il finanziamento della Comunità europea per quel progetto”.

In primo grado il Tribunale di Salerno, il 24 giugno 2008, aveva condannato Carpinelli e Martinangelo. La Corte di Appello, invece, il 19 dicembre 2012, li aveva assolti ritenendo che quelle espressioni non superavano i limiti della continenza. Tra l’altro, osservavano i giudici di merito, quanto i due avevano sostenuto nelle interviste era vero “essendo risultato che nell’iter del rilascio del parere della commissione presieduta da De Simone erano state inserite delle consultazioni non indispensabili, e che, almeno con valutazione ex ante, era ipotizzabile, per effetto del protrarsi dei tempi, il rischio di perdita del finanziamento della Comunità europea”. Senza successo, De Simone e il Procuratore generale della Corte salernitana hanno protestato in Cassazione sostenendo che si trattava di diffamazione. I supremi giudici – con la sentenza 7421 – hanno stabilito che “il richiamo ai ‘dilettanti allo sbaraglio’ e l’uso di consimili espressioni sono stati logicamente ritenuto frutto di mordace critica politica piuttosto che significativi di attacco alla sfera morale del De Simone, essendone messa in discussione non già la dignità, ma la professionalità nell’esercizio di un ruolo politico”.