Meno fiocchi azzurri e rosa nelle sale parto italiane. Vietato nascere infatti oggi per 1.100 bambini perché i cesarei programmati per il 12 febbraio sono stati tutti rinviati (o anticipati) causa sciopero. Il primo, clamoroso stop di ginecologi e ostetriche – anticipato il 16 gennaio scorso – che incroceranno le braccia per 24 ore per chiedere alla politica di occuparsi dei loro problemi, a poco meno di due settimane dal voto.

Chiedono prima di tutto che vengano messi in sicurezza i punti nascita, dando seguito a un piano approvato già dal 2010 che non è mai diventato realtà. E che si intervenga per mettere un freno al contenzioso medico-legale ma anche alle assicurazioni per il rischio professionale, che hanno ormai costi proibitivi, arrivando anche, come denunciano i sindacati e le stesse società scientifiche, a polizze da 20-30 mila euro l’anno.

Si fermeranno anche le attività di ambulatori ostetrici e consultori familiari sul territorio, con una mobilitazione che riguarderà in totale circa 15mila professionisti e che vedrà a Palermo la manifestazione nazionale, indetta da Fesmed, Aogoi, Sigo, Agui, Agite, Sieog e Aio, le principali sigle di categoria. Che non intendono recedere nonostante i tentativi (falliti) di mediazione da parte del ministero della Salute e l’ultimo appello arrivato da parte dal Garante sugli scioperi Roberto Alesse che sulla pagina Facebook dell’Autorità di garanzia ha invitato a riflettere sull’opportunità di differire la data dello sciopero data l’attuale emergenza meteo che sta mettendo in difficoltà larga parte del Paese, soprattutto al Nord.

Ma le urgenze saranno garantite, assicurano ginecologi e ostetriche, e i parti naturali saranno assistiti. “Non vogliamo che le donne subiscano danni – assicura Carmine Gigli, presidente Fesmed – ma vogliamo garanzie per poter lavorare al meglio in strutture sicure e moderne. Per noi medici, ma soprattutto per le nostre assistite”. E poi servono “nuove norme di legge per il contenzioso medico legale e tariffe controllate per le polizze assicurative”. Anche l’Anaao, il principale sindacato dei medici ospedalieri, chiede che si regolamenti subito la responsabilità professionale, con una “legge che riveda il concetto di colpa medica e consideri gli eventi avversi responsabilità oggettiva delle strutture sanitarie”.