La bomba della logistica è di nuovo pronta ad esplodere. Un conflitto sindacale fatto di vertenze anche dure, come nel caso dell’Ikea di Piacenza, che potrebbe farsi sentire di nuovo. Un settore, quello della logistica, che per lavoratori e sindacalisti è ormai un incubo, dominato com’è da una competizione che appalto dopo appalto erode le buste paga e costringe le aziende, per restare sul mercato, a violare sistematicamente i contratti di lavoro. Due le situazioni scottanti: a Reggio Emilia, dove i sindacati temono la perdita di 800 posti di lavoro tra i facchini della Coopservice, e a Sala Bolognese, dove i lavoratori del magazzino del centro di smistamento pacchi Sda sono da giorni in agitazione.

A Reggio Emilia i sindacati hanno lanciato l’allarme dopo la richiesta dell’azienda di applicare il contratto al 70%, con la conseguente riduzione di paga oraria e diritti. Dal primo di gennaio Coopservice, colosso emiliano da 15mila addetti, ha anche deciso di tagliare il servizio mensa per i suoi 800 facchini. Un modo per risparmiare sul costo del personale, spiegano i sindacati, che vedono la mossa aziendale come il primo passo verso la chiusura del settore logistica. “I primi segnali ci sono già – spiegano Ciro Maiocchi (Filt Cgil)e  Massimo Pastena (Fit Cisl) – Coopservice ha rinunciato a nuovi contratti nel settore e ne ha disdetto uno da 160 addetti sei mesi fa”. Coopservice precisa che non c’è nessuna volontà di dismettere il settore logistica, ma che “una razionalizzazione è necessaria per riportare i costi a livelli compatibili con quelli di mercato”. Non solo: per quanto riguarda l’uscita dagli appalti in perdita l’azienda parla di scelta necessaria in un mercato “tra i più esposti alla concorrenza sleale”.

I sindacati parlano del settore della logistica come di “una giungla” dove le aziende – spesso si tratta di cooperative – si affrontano sul terreno del costo del lavoro, scaricando quindi tutta la competizione sulle spalle di facchini e corrieri. Eppure la figura del facchino è sempre più quella di un lavoratore specializzato, che usa le braccia certo, ma che deve anche scegliere la merce per formare gli ordini o operare a 20 gradi sotto zero nei capannoni dove si accumulano i prodotti freschi e congelati per i grandi supermercati. “Coopservice  – racconta  Maiocchi della Cgil –applica il contratto nazionale e chiede 18 euro l’ora per i propri facchini, purtroppo sul mercato c’è chi si sta portando a casa appalti offrendo 11 o 12 euro l’ora”.

Una competizione sleale, unita alla crisi e a un credito di quasi 400 milioni nei confronti degli enti pubblici, che sta convincendo Coopservice, dicono i sindacati, a mollare il colpo e a disfarsi di un settore problematico. Per questo Cgil e Cisl chiedono all’azienda di “denunciare e isolare la concorrenza sleale”, e si dicono pronti allo sciopero immediato per tutelare 800 posti di lavoro a rischio. “Il contratto nazionale c’è – spiega Lorenzo Maestro della Cgil di Bologna – Il problema è gli appalti vengono assegnati guardando al centesimo, da qui la corsa al ribasso. Di solito gli accordi si fanno in termini di volumi, poi con formule matematiche si calcola il costo del lavoro, con situazioni disastrose per i lavoratori costretti a ritmi durissimi e a condizioni a volte illegali. Interveniamo ovunque possibile, ma spesso i tempi delle vertenze e della giustizia sono lunghissimi, e la gente ha bisogno di portarsi a casa la pagnotta. Per questo a volte siamo costretti al compromesso”.

Diversa da Reggio Emilia la situazione a Sala Bolognese, nell’enorme centro smistamento della Sda, azienda del gruppo Poste Italiane che si occupa di servizi commerciali di consegna pacchi. “Abbiamo scioperato per due giorni di fila per chiedere il rispetto del contratto da parte delle varie coop che lavorano per Sda – attacca Fulvio Di Giorgio dei Si Cobas – Nessuno ci sta ascoltando, e anzi Sda ha sostituito gli scioperanti con proprio personale”. Interpellata da ilfattoquotidiano.it, Sda spiega come lo sciopero senza preavviso dei facchini abbia provocato “gravi disservizi ad aziende e privati, mettendo a rischio di vita anche pazienti in attesa di interventi chirurgici per i quali era necessario materiale bloccato nell’impianto”. Sda respinge anche le accuse di attività antisindacale, non essendo gli scioperanti dipendenti diretti, e si dice disponibile a trovare una soluzione alla vertenza sindacale. “Le coop  devono solo applicare il contratto che hanno firmato – replica Di Giorgio – altrimenti saremo costretti a scioperare ancora. Dicono che siamo estremisti, in realtà siamo costretti a sostituirci agli ispettori del lavoro, visto che nessuno controlla ormai più nulla. Per noi Sda è corresponsabile della situazione, essendo la committente”.