Moody’s ha messo sotto osservazione il rating a lungo termine Ba2 del Monte dei Paschi di Siena e della sua controllata Mps Capital Services per un possibile downgrade. La decisione, spiega una nota, riflette “la considerevole incertezza legata all’impatto sul profilo di credito standalone della banca derivante dall’eredità di prodotti strutturati posti in essere dalla vecchia dirigenza”. La revisione riflette la “considerevole incertezza sull’impatto sul profilo della banca delle operazioni” effettuate dal precedente management, afferma Moody’s in una nota, sottolineando come “l’attuale management sta valutando tali posizioni per determinare il loro preciso impatto sulla posizione finanziaria della società”. Le operazioni, “non sottoposte alle autorità di regolamentazione nè al consiglio di amministrazione di Mps, sono oggetto di una revisione interna”, si aggiunge nella nota.

“Durante il periodo di revisione, Moody’s valuterà i possibili ulteriori costi diretti delle transazioni, la possibilità di danni alla reputazione della banca, e i timori sulla gestione del rischio” – spiega Moody’s – fattori che potrebbero complicare o ritardare gli sforzi della banca per risanare il proprio bilancio e migliorare la redditività.

Intanto sul registro degli indagati della procura di Siena nella bufera Monte Paschi non ci sono soltanto i nomi degli ex vertici, ma anche la banca stessa. L’istituto è stato iscritto per responsabilità amministrativa, secondo quanto stabilito dal decreto legislativo 231 del 2001. L’iscrizione, che fa riferimento a quanto avvenuto durante la gestione del precedente management, è significativa in quanto solitamente prevista per reati particolarmente pesanti tra cui corruzione, indebita percezione di erogazioni pubbliche, truffa ai danni dello Stato, illegale ripartizione degli utili e ostacolo all’esercizio della funzione di pubblica vigilanza.

Si conclude così una giornata nera per la banca senese, che ha chiuso in caduta libera (-9,4%) in Borsa, a 0,24 euro. La procura di Siena, tuttavia, ha precisato che a rischio è soltanto il vecchio management. “Il contesto investigativo è sensibile esclusivamente rispetto al ruolo svolto nei fatti oggetto di indagine dal precedente management”, avverte il rapporto firmato dal procuratore Tito Salerno. Ma la procura di Siena non è l’unica a indagare su Monte dei Paschi. Anche la Procura della Repubblica di Trani, infatti, ha puntato i riflettori sullo scandalo. Il pubblico ministero Michele Ruggiero, che si occupa di reati finanziari, ha aperto un fascicolo al momento a carico di ignoti e sta cercando di capire se e come andare avanti. L’indagine è partita in seguito alla presentazione di un esposto da parte dell’associazione di consumatori Adusbef, che chiama in causa l’omessa vigilanza di Bankitalia e Consob.

Un’altra notizia, nel frattempo, scuote i vertici della banca senese, che ha fatto tanto parlare di sé nei giorni scorsi dopo che è saltata fuori la “banda del cinque per cento”. La Fondazione Mps, primo azionista dell’istituto, taglierà le nuove erogazioni per il 2013 che scendono fino a un massimo di 5 milioni di euro, ma potranno anche ridursi a zero se la situazione peggiorerà. L’Ente ha però ricordato la “necessità di assicurare la continuità aziendale” ad alcune società/enti strumentali finanziati dalla Fondazione fino all’auspicato raggiungimento del loro equilibrio finanziario.

Insieme alle indagini, proseguono anche i tentativi del Partito Democratico di prendere le distanze dalla banca. “Il Pd ha dato mandato ai propri legali di promuovere tutte le azioni legali necessarie per tutelare la propria onorabilità nei confronti delle clamorose bugie riportate sul caso Mps da una serie di organi di informazione, con particolare riferimento alle testate Libero e Il Giornale vicine al centrodestra e a Silvio Berlusconi“, ha annunciato il tesoriere del Pd, Antonio Misiani, in una nota. “Un conto è la ricerca della verità dei fatti – che noi stessi sollecitiamo da parte della magistratura e di tutti gli organismi preposti – un altro la solita, inaccettabile macchina del fango che si mette immancabilmente in moto alla vigilia delle elezioni”.

E anche Stefano Fassina, responsabile Economia del Pd, ha precisato sull’ipotesi di una Commissione d’inchiesta su Mps che “noi non abbiamo paura di nulla, abbiamo già detto che la magistratura deve fare fino in fondo il suo corso e il più presto possibile”. E ha aggiunto: “Sia chiaro, comunque, che agiremo duramente con chi insinua comportamenti illeciti da parte del Pd perché ripeto che le scelte del management sono state fatte dal management”.