Riforma del mercato del lavoro. Meno vacanze per gli studenti, un piano straordinario per i giovani e nessuna modifica dell’articolo 18. E’ una bozza, ma è il piano che Mario Monti e la sua squadra economica ha elaborato sul delicato tema del lavoro. 

Scuola e giovani. La bozza di riforma del mercato del lavoro prevede una riforma del calendario scolastico in modo da limitare ad un mese le vacanze estive,“sulla base della partecipazione volontaria delle famiglie”. Le vacanze estive, secondo il presidente del Consiglio uscente e candidato alle prossime elezioni, devono durare solo un mese, anche se la bozza non specifica con quali risorse le scuole prolungheranno la loro apertura. L’ipotesi è stata redatta da Mario Monti e dal pool di economisti candidati nella lista ‘Scelta civica’. La misura “non vuole aggravare il lavoro degli insegnanti” ma favorire i genitori lavoratori. Le attività sportive, di recupero, alternative e per la comunità possono trovare più spazio se la scuola rimane aperta per undici mesi l’anno, incoraggiando ogni istituto ad essere autonomo nella scelta dell’impiego per il tempo in più” si legge nella bozza di riforma. “Oggi solo un terzo della forza lavoro nella fascia tra i 18 e i 30 anni è al lavoro; e un terzo non è né al lavoro né impegnato in attività di formazione. E’ necessario dare corso ad un piano straordinario per l’attuazione dei programmi “Opportunità per tutti i giovani” e Youth Guarantee, previsti dall’Unione Europea. Ogni giovane che esce da un ciclo scolastico e non abbia immediatamente un’occasione di lavoro deve essere offerto dal servizio pubblico in collaborazione stretta con organizzazioni private imprenditoriali e no, entro il termine massimo di 4 mesi: a) un servizio di orientamento scolastico e professionale; b) una opportunità di lavoro, o di addestramento, formazione on the job o apprendistato, indirizzata verso gli skill shortages, cioe’ le centinaia di migliaia di posti di lavoro che in Italia restano permanentemente scoperti per difetto di persone con le attitudini richieste, oppure dove possibile di assistenza per avvio di lavoro autonomo o di impresa”.

Nessuna revisione dell’articolo 18, ma deroghe contrattuali. Una riforma del lavoro quella di Monti che non guarda ad una revisione della nuova disciplina dei licenziamenti individuali, ma che punta a sperimentare soluzioni più flessibili, partendo da quanto è consentito dall’articolo 8, quello sulle deroghe contrattuali,che ha effetti anche sul recesso dal rapporto di lavoro. ”L’obiettivo della valorizzazione,come rapporto di lavoro prevalente, del contratto a tempo indeterminato rimodulato in un quadro di maggiore flessibilità, mobilità e occupabilità del mercato del lavoro, è diversa dalla proposta del contratto unico a tutela crescente” si precisa nella bozza in cui si opera una decisa correzione della proposta Ichino. I ‘montiani’ ritengono “opportune forme nuove di lavoro autonomo o parasubordinato, a condizione che non nascondano modalità elusive del lavoro subordinato”. 

Rimodulare il contratto a tempo determinato. Mario Monti, Pietro Ichino, Alberto Bombassei, Mario Mauro e Giuliano Cazzola pensano anche a “una formula ragionevole su cui lavorare è quella di sperimentare una rimodulazione del contratto a tempo indeterminato, tramite la contrattazione collettiva, più flessibile e meno ‘costoso’, che porti tendenzialmente al superamento, nel caso del lavoro economicamente subordinato, dell’attuale dualismo del mercato del lavoro, dando nel medesimo tempo risposte adeguate alle esigenze di flessibilità delle imprese e dei processi produttivi”. Nella bozza si propone di “sperimentare soluzioni più flessibili appare ormai una scelta utile e positiva, dal momento che le parti sociali possono avvalersi di quanto è loro consentito dall’articolo 8 del decreto legge n.138 del 2011, anche per quanto riguarda gli effetti del recesso dal rapporto di lavoro. Una norma-chiave che indica una serie di materie derogabili, attraverso la contrattazione collettiva decentrata (che va opportunamente organizzata sulla base di guidelines tracciate a nazionale) e finalizzata ad obiettivi di crescita e di sviluppo (la maggiore occupazione, la qualità dei contratti di lavoro, l’adozione di forme di partecipazione dei lavoratori, l’emersione del lavoro irregolare, gli incrementi di competitività e di salario, la gestione delle crisi aziendali e occupazionali, gli investimenti e l’avvio di nuove attività)”. “Le intese possono prevedere deroghe alle norme di fonte pubblica o contrattuale, fermo restando il rispetto della Costituzione e dei vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro. E’ bene ricordare che la contrattazione in deroga è diffusa nei principali Paesi europei ed ha consentito, nel caso della Germania, di rafforzare le relazioni industriali e di farne un elemento determinante della ripresa economica”. Tra le idee  anche lo sviluppo del welfare aziendale e voucher per assistenti badanti qualificate alla cura degli anziani e non autosufficienti. Proposte per favorire l’occupazione femminile anche superando “l’idea che le politiche di conciliazione riguardino solo le donne, che solo loro abbiano il problema di conciliare il lavoro professionale e il lavoro di cura. “Una siffatta convinzione – si nota – finisce per tutelare gli uomini a spese della finanza pubblica”.

Stretta sui dirigenti della Pubblica Amministrazione. ”Far sentire il più possibile ai politici e ai dirigenti delle strutture pubbliche il fiato dell’opinione pubblica sul collo e vigilare contro l’ingerenza indebita dei politici nella gestione, offrendo una sponda solida ai dirigenti più corretti e professionalmente dotati”. C’è anche questo tema nella bozza che guarda al miglioramento della pa e alla sua misurazione: “A quelli che, pur in presenza di adeguati poteri, mancheranno l’obiettivo in misura grave dovrà essere revocato l’incarico dirigenziale”.