“Vive le Mali! Vive la France!” così gli abitanti di Timbuctu hanno accolto i soldati dell’esercito maliano e francese entrati nel centro dell’antica cittadina subsahariana. L’aeroporto di Timbuctu, sei chilometri a sud della città, è sotto il controllo dei soldati francesi e maliani che si apprestano a riprendere la Perla del deserto, abbandonata dalle milizie islamiste di Aqmi e Ansar Dine. Lo ha annunciato il colonnello Thierry Burkhard, portavoce dello stato maggiore dell’esercito francese. In 48 ore la manovra congiunta delle forze francesi dell’operazione Serval e dell’esercito del Mali ha liberato i due importanti avamposti del nord: Timbuctu e Gao, rispettivamente a 900 e 1.200 chilometri dalla capitale Bamako. L’attacco è stato preparato dai bombardamenti dei Mirage 2000 e dei Rafale sulle postazioni islamiste; le forze di terra non hanno trovato alcuna resistenza, riferiscono fonti maliane.

Dalla fine di giugno 2012 a Timbuctu sventolava la bandiera nera dei militanti di Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb islamico), che avevano scacciato i tuareg indipendentisti dell’Mnla (il Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad), i primi a occupare militarmente la città dei 333 santi all’inizio di aprile 2012. La popolazione ha assistito impotente alla distruzione di sette dei sedici mausolei di santi musulmani e allo sfondamento della porta della moschea di Sidi Yahya, che la tradizione vuole chiusa da sempre. Chi non è fuggito verso sud o nei campi profughi in Mauritania, Niger, Burkina Faso ha dovuto sottostare alla rigida interpretazione della sharia imposta dagli occupanti: obbligo del velo nero per le donne, amputazione di arti, fustigazioni in pubblico, lapidazione delle coppie non sposate. Pochi giorni prima di abbandonare la città, i guerriglieri hanno bruciato antichi manoscritti (Timbuctu, patrimonio dell’umanità per l’Unesco, ne ospita 30mila nella biblioteca pubblica Ahmed Baba e altre decine di migliaia nelle biblioteche private) come ha riferito Hallé Ousmane, il sindaco, rifugiato a Bamako.

Sabato scorso Gao – luogo di alto valore simbolico, la più popolosa città del Nord (90mila abitanti) – è stata liberata dai militari francesi, maliani e ciadiani. Il sindaco Sadou Diallo è ritornato nella sua città, oppressa dai combattenti del Mujao (Movimento per l’unicità della jihad in Africa occidentale) dopo che – anche qui – a fine giugno 2012 i tuareg del Mnla avevano dovuto abbandonare la loro roccaforte. Ci sono state sparatorie nella zona dell’ospedale, quartier generale dei miliziani del Mujao, e numerosi saccheggi alle case lasciate dagli islamisti in fuga.

Kidal, la più settentrionale delle tre capitali del Nord, è ancora in mano ai guerriglieri di Ansar Dine. Non è l’obiettivo più difficile per i 3.500 militari francesi impegnati da venerdì 11 gennaio nell’operazione Serval. A loro si stanno aggiungendo i 4mila soldati africani dei paesi Cedeao che partecipano a Misma (Missione internazionale di sostegno al Mali), decisa dalla risoluzione 2085 delle Nazioni Unite e 2mila ciadiani (il Ciad non fa parte della Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale). Il vero ostacolo alla completa liberazione dell’ex colonia francese sarà la conquista dei contrafforti montagnosi dell’Adrar des Ifoghas, al confine con l’Algeria, dove da quasi un decennio i seguaci di Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb islamico) hanno posto le loro basi. E dove adesso sono, presumibilmente, andati a rifugiarsi in vista dei prossimi scontri.

Un’area vastissima e desertica, luogo ideale per ogni tipo di traffico (armi, droga, sigarette, persone) e rifugio sicuro per gli ostaggi occidentali rapiti nel corso degli anni. È qui che si giocherà la battaglia definitiva. L’aiuto dei tuareg del Mnla, che questo deserto lo conoscono da secoli, potrebbe essere prezioso. Il Movimento per la liberazione dell’Azawad – il 17 gennaio 2012 aveva dato l’avvio alle ostilità contro il governo centrale – fa sapere che è disposto alla lotta contro i terroristi, ma chiede che l’esercito maliano non valichi i confini dell’Azawad prima della risoluzione politica del conflitto.

I paesi dell’Unione europea hanno messo a disposizione una decina di aerei da trasporto per trasferire le truppe di Misma, altri due aerei sono forniti dagli Emirati Arabi mentre gli americani hanno inviato il più potente drone di avvistamento, il Global Hawk, con un’autonomia di volo di trenta ore. Quanto all’impegno dell’Italia, il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha dichiarato che “al momento mancano le condizioni politiche in una fase parlamentare come quella che stiamo vedendo, e con un governo dimissionario, per far passare un provvedimento normativo che consenta fin da ora un sostegno più diretto, sia pure di carattere logistico, alle operazioni in Mali”.