Io candido tua moglie e le garantisco un posto a Montecitorio, ma in cambio tu non presenti la lista Prima il Nord. Lo scambio è andato a buon fine: Diego Volpe Pasini, titolare del simbolo civetta dello slogan leghista, ha accettato di non partecipare alle elezioni. In cambio Roberto Maroni ha inserito la moglie di Pasini, Sara Papinutti, in un seggio sicuro. La signora, nata e cresciuta in Friuli, lunedì è stata inserita all’ultimo minuto da Maroni seconda nella lista per la Camera in Emilia Romagna. Papinutti non è iscritta al movimento, non è una militante del Carroccio, non ha partecipato né a congressi né a raduni e nessuno nel partito l’ha mai vista o conosciuta.

Alla faccia del regolamento della rinnovata (e ripulita) Lega. Ma, come diceva Goethe, “la legge è forte ma è più forte la necessità”. E il simbolo di Pasini rischiava di rubare parecchi voti al Carroccio , grazie anche alla candidatura bandiera di Vittorio Sgarbi come capolista: era necessario fermarlo. Così Maroni è sceso a patti. Scatenando nuovi malumori. Marco Desiderati, deputato bossiano escluso dalle politiche, ieri ha dato voce all’indignazione di molti leghisti con un post su Facebook: “Umiliare tanti bravi militanti con posizioni in lista assurde e scoprire che poi si candida l’amante di Sgarbi o un ex sottosegretario del governo Prodi non fa bene”. Che Sara Papinutti sia l’amante di Sgarbi non è dato sapere, sicuramente è la moglie di Pasini. Mentre l’ex sottosegretario del governo Prodi è Paolo Naccarato, storico portaborse di Francesco Cossiga, nato a Cosenza e candidato al Senato in Lombardia per volere di Giulio Tremonti, ritrovato amico leghista. Anche per lui scranno praticamente certo.

IL TROTA non rimarrà un caso isolato nella memoria della Lega che fu. Molti nel Carroccio sottolineano che Renzo Bossi almeno da candidato alla Regione Lombardia i voti se li era dovuti trovare: non c’era l’ombrello tanto criticato (quanto amato) del Porcellum. Riparo che porterà alla Camera una “sardina”: Daisy Pirovano, 38enne figlia del senatore ed ex presidente della Provincia di Bergamo, Ettore Pietro Pirovano. Lo stesso che ad aprile, dal palco della notte delle scope, accanto al Maroni armato di ramazza, sbraitava contro Trota e compagnia: “Chi ha sbagliato via”. Ma Daisy ha un curriculum che va oltre l’amore del padre: sindaco di Misano di Gera d’Adda, in provincia di Bergamo, e membro del coordinamento provinciale dei giovani padani orobici. “Non è di certo Nicole Minetti”, si schermiscono alcuni colonnelli leghisti. Difendono la giovane Pirovano ma soprattutto Papinutti: “Una così ce la sogniamo nella Lega”. La signora Pasini ha una laurea in scienze politiche, un master Sda Bocconi e a breve sarà parlamentare. Grazie al Carroccio e al marito. Perché che sia stata inserita in cambio del simbolo lo confermano anche gli stessi vertici del Carroccio. Ma solo con la garanzia dell’anonimato “perché via Bellerio sembra Albrecht Strasse”, la sede della Gestapo a Berlino.

L’ACCORDO, spiega uno dei fedeli colonnelli maroniani, “è stato definito lunedì con Pasini, e Bobo ha poi parlato anche con Sgarbi: i due faranno insieme alcune iniziative”. Su cosa? “Cultura, è chiaro”, riferisce Sgarbi, che non è candidato. L’ex sindaco di Salemi, Comune sciolto per mafia, ha fatto pace con l’ex titolare del Viminale. “Sì, è vero: faremo qualcosa insieme”, conferma Sgarbi. “Il confronto è stato utile, era molto tempo che non ci parlavo dopo le vicende di Salemi, abbiamo ripreso alcuni discorsi sulla cultura, lui ha piu sensibilità di Bossi”. Sgarbi ci tiene a spiegare la vicenda del simbolo: “Pasini voleva farsi bello con Berlusconi così, quando Maroni voleva correre da solo, ha pensato a una lista di disturbo; poi la Lega ha ragionato ed è tornata al Pdl quindi la lista non ha più avuto senso”. E spunterà una candidatura in Lombardia? “No, no, figurarsi”. Le liste per le regionali si chiuderanno tra due giorni. Mogli e parenti a Roma, vicini si tengono gli amici.

d.vecchi@ilfattoquotidiano.it

da Il Fatto Quotidiano del 23 gennaio 2013