Il professore Monti non aveva fatto i conti con l’omonimo Samuele, che ha presentato al Viminale per primo il simbolo con la scritta “per l’Europa, Monti presidente”. Il movimento Scelta Civica, dunque, per qualche giorno ha dovuto tirare il fiato e aspettare il rincorso in Cassazione del signor Samuele. Ma i candidati montiani erano pronti e, come se fossero arbusti, ovunque si sono fatti notare per le vicende passate e le ricchezze presenti.

Non è un ministero che il professore abbia scelto industriali e imprenditori, piazzandoli nei posti sicuri, anche per finanziare la campagna elettorale, che avrà un costo di almeno 10 milioni di euro. Monti non nega di fare affidamento sui nomi. Ha detto a Porta a Porta: “Sul settore della nautica, abbiamo sbagliato molto. Vedrete che con il nostro candidato capolista in Piemonte rimedieremo”. Il candidato a cui Monti si riferiva si chiama Paolo Vitelli, laureato in ingegneria e capo del colosso che porta il nome di Azimut Benetti, leader mondiale nella nautica a motore, con il 2012 chiuso con un valore della produzione di 600 milioni di euro. Un gigante, tanto per intenderci. Ma secondo a nessuno neppure in materia di tagli, e forse anche per questo ben visto dal professore. L’ingegnere, se c’è da chiudere, non ci pensa su due volte. Ne sanno qualcosa gli operai dell’Atlantis di Sariano di Gropparello. Un’azienda modello, almeno fino a pochi mesi fa quando, il 29 ottobre scorso, da un giorno all’altro, la dirigenza ha deciso di chiudere lo stabilimento lasciando senza lavoro 180 dipendenti, entro il 31 dicembre.

Su Vitelli i sindacati non ci vanno per le leggere. “Pensa di costruirsi una credibilità in politica in ambito piemontese, ma a Piacenza ha lasciato un segno molto negativo”, dice Floriano Zorzella di Filctem Cgil. Ma per fare strada ci vuole anche un certo cinismo imprenditoriale. E spregiudicatezza. Nonostante Livorno sia diventata una delle basi operative del gruppo, l’operazione fatta nella città toscana, l’ultimo avamposto del socialismo reale all’italiana a cedere il passo, non è piaciuta proprio per niente. Vitelli si è comprato quelli che erano stati i gloriosi cantieri navali fratelli Orlando: anno di fondazione 1866, e definitivamente chiusi nel 2003 dall’ingegner che ha riservato una piccola area per la cantieristica, ma ha trasformato quella che era la Livorno vista dal mare in una speculazione edilizia. Con la firma degli ex Ds. Vitelli oggi con una mano ha chiuso una fabbrica e con l’altra ha aperto uno spiraglio di luce, annunciando un investimento per 29 milioni di euro per lo stabilimento Azimut di Avigliana, a Torino. E più precisamente in quella circoscrizione del Piemonte dove si candida capolista.

A creare imbarazzo al Prof. è anche il sesto candidato alla Camera nella circoscrizione Campania 1. Si chiama Francesco Regine e nelle vesti di sindaco di Forìo d’Ischia – grosso spicchio dell’isola situata a nord del golfo di Napoli – tentò di bloccare la demolizione di una villetta abusiva, disposta dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Napoli, appartenente alla madre e al fratello di un suo assessore (Gaetano Savio). La vicenda ha inizio nell’aprile del 2009, quando la Procura di Napoli iscrive Regine, assieme agli altri 5 sindaci dell’isola, nel registro degli indagati.

Per loro l’accusa fu di abuso di ufficio e omissione in atti d’ufficio, in relazione ai ritardi nell’applicare le demolizioni di alcuni fabbricati abusivi presenti sui rispettivi territori. In più di un caso inoltre i sindaci ischitani non si attivarono per richiedere alla Cassa Depositi e Prestiti il mutuo per poter pagare le imprese che avrebbero dovuto procedere agli abbattimenti. É il caso ancora di Forìo d’Ischia, dove nell’ottobre del 2011, dopo le proteste dei giorni precedenti da parte di alcuni cittadini, il Consiglio comunale con voto a scrutinio segreto si espresse contro la variazione di bilancio – di circa 500mila euro –, che avrebbe appunto permesso di sostenere le spese per abbattere una decina di costruzioni illegali. Tra le quali anche quella dell’assessore Savio. Regine intanto venne rinviato a giudizio insieme al responsabile dell’ufficio tecnico del Comune.

“Attualmente è in corso il dibattimento dinnanzi al Tribunale di Napoli”, fa sapere il giudice De Chiara. “Non replico al dottor De Chiara – ha detto all’Ansa il primo cittadino – sugli abusi edilizi io sono vittima e non carnefice”. Italia Futura intanto sta riesaminando la sua posizione, la candidatura di Regine starebbe praticamente per saltare. In Campania 1, c’è l’ennesimo imprenditore in comoda posizione. Al secondo posto c’è Angelo D’Agostino, in quota Italia Futura, amico di Montezemolo, già in Confindustria e presidente dell’Ance, un costruttore che ha anche affari con il gas. Girava voce che D’Agostino avesse versato centinaia di migliaia di euro come finanziamento per la lista Monti. Con un po’ di imbarazzo, smentisce. E poi aggiunge: “Se la lista Monti dovesse chiedermi un contributo economico, con le motivazioni e nei modi previsti dalla legge, certamente e responsabilmente valuterei l’opportunità di aderire alla richiesta”.

di Emiliano Liuzzi e Carlo Tecce

Dal Fatto Quotidiano del 19 gennaio 2013