Patrimoniale sì, patrimoniale no. Pierluigi Bersani ha cambiato idea nel giro di pochi giorni sulla tassazione dei grandi patrimoni. Oggi ai microfoni di Radio 24 ha spiegato che non è Robespierre e che l’imposta non ci sarà. Fino a qualche giorno fa però il ragionamento era diverso: ”Eliminare l’Imu per chi sta pagando fino a 400-500 euro”, misura che avrebbe avuto la copertura di una patrimoniale sugli immobili ”fino a 1,5 e mezzo catastale che significa a mercato 3 milioni”. (10 gennaio Porta a Porta su Rai1). Pochi giorni prima anche la riflessione sull’imposta sulla casa era diversa: “Non possiamo ragionare sull’abolizione dell’Imu, perché servono 20 miliardi. Dobbiamo lavorare perché le situazioni più deboli vengano alleggerite, e avevamo proposto di affiancare l’Imu con l’imposta sui grandi patrimoni immobiliari. Quando si dice alleggerire l’Imu sulla prima casa, è una cosa che si può fare. La patrimoniale? La soglia può essere 1 milione e mezzo, 2 milioni. Si può trovare uno scaglionamento. Il principio è gravare un po’ di più su chi possiede grandi patrimoni e alleggerire gli altri” (7 gennaio trasmissione Otto e mezzo su La7). Anche a novembre l’idea di una patrimoniale immobiliare sembrava possibile: ”L’obiettivo è abbassare le tasse sui redditi medio-bassi per incoraggiare i consumi e abbassarle sul lavoro. Sono favorevole ad un’ imposta personale sui grandi patrimoni immobiliari mentre su quelli finanziari mi accontenterei di una vera tracciabilità perché tassare tre volte lo zero, se uno non paga le tasse è zero”. (12 novembre confronto su Sky)

Oggi ai microfoni di Radio24 però il ragionamento è un altro: “Non voglio fare Robespierre o Saint-Just: niente patrimoniale ma solo la tracciabilità fiscale”. L’ex ministro assicura quindi che non pensa a una ptrimoniale sui patrimoni finanziari e ricorda che quella immobiliare già c’è e va rimodulata, togliendola a chi quest’anno ha pagato 4-500 euro. “Io non credo a una patrimoniale, l’abbiamo già sugli immobili e si chiama Imu. Su questa penso ci debba essere una maggiore progressività. Per quel che riguarda il resto dei patrimoni non intendo affatto concepire una patrimoniale perché penso che il nostro problema sia la tracciabilità, per una Maastricht della fedeltà fiscale“. Ed è forse questo nuovo pensiero sulle tasse sui patrimoni a far dire a Bersani che con Mario Monti non ci sarà un patto: “Ma no, non so perché si scrivano queste cose, c’è una civiltà di discussione e ci sono in corso scelte di governo, sul Mali, sui bilanci europei e sulle scelte dei prefetti. Poi sulla civiltà politica ognuno ha le sue posizioni e io e Monti, lui è critico rispetto al dibattito attuale e anch’io”. 

Quindi niente patrimoniale per i Democratici, ma la possibilità, anche se lontana, di una nuova manovra sì: “La previsione del governo è un po’ ottimistica ma non credo sia saggio continuare a procedere sul Pil con nuove manovre. Non facciamo promesse a vanvera ma procederemo in forme da tali da non deprimere l’economia. Dalle cose che ho detto nessuno può arguire che serva una manovra correttiva. Dico no a ragionamenti raffazzonati su un tema delicatissimo. Non ho detto che serve una manovra ma attenti a raccontare che siamo a posto. Siamo usciti dal precipizio, ma ci sono ancora una serie di problemi”. “Il problema fiscale c’è ma ricordo che Berlusconi parla di tagli subito, ma con lui la pressione fiscale è aumentata 4 punti e ora è pesantissima. Il problema c’è e bisogna supportare le imprese, la quota lavoro sull’Irap va ridotta e stabilizzata. Muovere un po’ l’economia per far riprendere i consumi. Mai più un condono. Mai più. Noi lavoriamo per la fedeltà fiscale in modo che ogni euro che ricaviamo lo mettiamo a ridurre le tasse per chi le paga. Se non cominciamo mai non ne usciamo mai”. 

Una nuova manovra è “possibile” anche per il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo che risponde così in una intervista al Quotidiano Nazionale. “Dobbiamo ancora capire come è andato il fabbisogno dello Stato nel 2012. L’impressione è che le previsioni non siano corrette”. Insomma “siamo messi male” ed è possibile che possa servire “una nuova manovra”. Polillo sottolinea la necessità di un accordo tra Pd e Monti per garantire la stabilità politica chiesta dai mercati.

C’è pessimismo anche sull’Imu: “A giorni avremo i dati, ma è certo che le entrate andranno peggio del previsto: avevamo stimato un incremento del 6,6%, sarà circa la metà” E lo stesso vale per la crescita: “E’ stato previsto un tasso di crescita nel 2013 dello 0,2%, ma la verità è che rischiamo di arrivare a meno 1. E questo avrà riflessi immediati non sul deficit ma sul debito”. Senza contare, ad esempio, che “la cassa integrazione guadagni è finanziata per i primi quattro mesi del 2013, poi non c’è più un euro e il nuovo governo dovrà reperire le risorse necessarie”. E se dalle urne uscisse un risultato ‘monco’ al Senato per esempio Pd-Sel?: “I mercati entrerebbero in agitazione, lo spread si impennerebbe e di colpo perderemmo quei 4 o 5 miliardi che oggi risparmiamo grazie alla caduta del differenziale tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi. Un disastro”. Ma il problema non è certo Nichi Vendola: “Sulla sinistra vendoliana esistono molti timori, ma quel che davvero allarma i mercati è la mancanza di stabilità”. Secondo Polillo “occorerà un cambiamento drastico di politica economica a perire dal rilancio della produttività con ogni mezzo” e probabilmente bisognerà metterà mano alla spesa pubblica: “… gli enti locali succhiano ancora il 57% della spesa corrente… I problemi sono enormi e la campagna elettorale in corso non mi pare stia servendo a preparare il Paese né le forze politiche ad affrontarli”.