Non solo il Comune, ma anche imprenditori locali, la multiutility che gestisce acqua e rifiuti per la città, la stampa e perfino il Parma calcio. Il sistema messo in piedi dall’ex sindaco Pietro Vignali e dal consigliere regionale Pdl Luigi Giuseppe Villani toccava tutti i settori della città. Oltre a Vignali, Villani, l’ex amministratore della partecipata Stt Andrea Costa e l’imprenditore ed editore Angelo Buzzi sono altre 19 le persone indagate nell’inchiesta Public Money.

Tra queste c’è anche il presidente del Parma Calcio Tommaso Ghirardi, accusato di peculato in concorso con l’ex addetto stampa del Comune Alberto Monguidi e Vignali per aver distratto 21,293 euro dalle casse del Comune di Parma. Il giornalista, storico addetto stampa del Comune, aveva lasciato il suo incarico per lavorare con la società calcistica nel settembre 2011. Per ritornare a lavorare in Comune come responsabile ufficio stampa aveva chiesto oltre 85mila euro, pari a una retribuzione dirigenziale. Il sindaco Vignali, non potendolo nominare dirigente per non violare le normative, si era accordato con Ghirardi affinché una somma di quella destinata dalla società calcistica al Comune andasse direttamente nelle tasche di Monguidi. In seguito alla diffusione della notizia il Parma Fc ha sottolineato “l’assoluta estraneità del suo legale rappresentante e della società a qualsivoglia attività illecita. I rapporti con il Comune di Parma si sono limitati alla gestione delle attività istituzionali che legano i due enti per l’utilizzo dello stadio Ennio Tardini. Si ribadisce comunque che il presidente non ha ricevuto alcun avviso di garanzia e quindi non è al momento in grado di entrare nel merito di accuse che non si conoscono”.

Tra i nomi degli indagati c’è anche quello di Marco Rosi, proprietario di Parmacotto, che negli anni precedenti si era scontrato con l’amministrazione per la realizzazione di dehors nella via fuori da un locale di sua proprietà in centro storico. Su Rosi pende l’accusa di corruzione per aver “suggerito” al sindaco un nuovo regolamento su misura per ottenere l’autorizzazione al mantenimento dei dehors, ripagando Vignali con un soggiorno in un hotel di lusso a Forte dei Marmi dal valore di 1000 euro.

Coinvolti nell’inchiesta Public Money ci sono anche imprenditori e dirigenti comunali già finiti nel mirino di Green Money. C’è Emanuele Moruzzi, dirigente del settore Mobilità per il Comune, il mobility manager Carlo Iacovini, il direttore di Enìa Mauro Bertoli, gli imprenditori del verde Alessandro Forni e Norberto Mangiarotti, gli amministratori della cooperativa Sws (Student Work Service) Gian Vittorio Andreaus e Tommaso Mori e il suo amministratore di fatto Ernesto Balisciano. L’accusa è di avere distratto in concorso con Vignali dalle casse del Comune di Parma e di Enìa almeno 600mila euro a favore dell’ex primo cittadino, già dai tempi in cui Vignali era assessore alla Mobilità nella giunta di Elvio Ubaldi e poi per sostenere la sua campagna elettorale da candidato primo cittadino. In particolare tra il 2007 e il 2011 Vignali, in accordo con Bertoli e con Moruzzi, aveva disposto che durante la campagna informativa per la raccolta differenziata in città, gli addetti della società Sws promuovessero la sua immagine per una cifra di 400mila euro finanziati da Enìa. Il resto della campagna elettorale Vignali, sempre attraverso Moruzzi, se l’era fatta realizzare attraverso le società del verde dell’imprenditore Forni, che per il candidato aveva stampato santini e realizzato una struttura per la propaganda. Il tutto per 140mila euro girate da Enìa grazie alla complicità di Bertoli.

Per giustificare le uscite di denaro dal Comune e da Enìa verso Sws, Vignali aveva anche ordinato a Moruzzi, Iacovini e a Bertoli di affidare a propria discrezione diversi lavori alla società Sws, che dal 2007 al 2011 ha fatturato 4,5 milioni di euro netti per incarichi mai svolti. In realtà i flussi di denaro servivano per pagare le spese elettorali di Vignali attraverso la società Ecoclima di Mangiarotti (36mila euro), i costi del personale di Sws, quelli di Aldo Torchiaro e Klaus Davi, che gestivano rispettivamente il profilo Facebook e i rapporti con i media dell’ex sindaco, e per Vignali stesso, che si è intascato 35mila euro. Sempre con lo stesso metodo Vignali aveva fatto affidare appalti pubblici per lavori inesistenti o a prezzi maggiorati a un’altra società del verde, che in questo modo ha permesso di far cassa per circa 69mila euro sempre a sostegno della campagna elettorale.

Il sistema di potere gestito da Vignali, Villani e Costa si basava soprattutto sulla comunicazione. Per questo nell’inchiesta della Procura è coinvolta anche la stampa locale. Tra gli indagati risulta Alfonso Bove, proprietario di fatto di PubliTime, società editrice di Polis Quotidiano, che in concorso con l’editore Buzzi, Vignali e l’amministratore di Stt Costa, ha distratto 98.400 euro dalle casse della partecipata per accordarsi su un cambio di linea editoriale del giornale cartaceo locale, da sempre all’opposizione dell’amministrazione di centrodestra. Con quei soldi Buzzi ha pagato gli stipendi ai propri dipendenti e in cambio ha ottenuto la nomina di presidente di Iren Emilia. 

Con i fondi pubblici delle partecipate del Comune di Parma Vignali, Costa e i suoi collaboratori pagavano consulenze esterne, tutte finalizzate alla promozione della sua immagine. Dalla partecipata Infomobility, da Alfa e da Sws nel 2010 sono state distratti 60mila euro per finanziare tre diversi incarichi di comunicazione a Klaus Davi (che non è coinvolto nell’inchiesta della Procura). Tra le consulenze c’è anche quella al giornalista Aldo Torchiaro, che risulta tra gli indagati con l’accusa di essersi appropriato (sempre in concorso con Vignali e Costa) di 11.980 euro girate dalla partecipata Alfa come una consulenza fittizia a carico della società, mentre negli effetti aveva l’incarico di gestire la pagina Facebook del sindaco e il suo ufficio stampa. Stesso discorso per Lara Ampollini, che come consulente di comunicazione secondo l’accusa è stata pagata per incarichi fittizi per una somma totale di 69.427 euro distratta da Stt e da Alfa. Sempre da Alfa Costa, in concorso con Villani, ha anche distratto per prestazioni professionali mai rese 20.800 euro a favore dell’agente di commercio Riccardo Ragni, che risulta indagato. Nel registro compare anche il nome di Antonio Cenini, che secondo l’accusa ha ricevuto 63.333 euro distratti da Stt per un contratto di collaborazione che negli intenti di Vignali avrebbe dovuto portare il sindaco ad avere contatti con la presidenza del consiglio e con vari ministri.

Altra collaborazione finita nel mirino degli inquirenti è quella con Emanuela Iacazzi (che risulta indagata) come addetta dell’Ufficio relazioni esterne del Comune, pagata 66.952 euro per attività che in realtà erano riconducibili alla gestione dell’immagine di Vignali attraverso la sua partecipazione insieme al sindaco a eventi di varia natura, legati comunque agli interessi privati del primo cittadino.

Di lavori fittizi ne sono stati affidati anche da Enìa, come quello a Danilo Cucchi, consulente commerciale finito nel registro degli indagati, che ha ricevuto 12.773 euro come compenso per prestazioni che avrebbe fornito alla multiutility. Soldi distratti in concorso con Villani, Bertoli e Vignali dalle casse della società dopo il 2010. Ci sono poi 900mila euro tolte da Metro Parma (500mila euro) e da Alfa (400mila euro) e utilizzate per il pagamento della penale di rescissione anticipata di un contratto tra il Comune di Parma e la società Macello Parma, finite nelle tasche di Mirko Dolfen (Udc), rappresentante legale della società che risulta indagato. Accuse che pendono in concorso anche sulla testa di Vignali e di Costa.

A solo quest’ultimo sono invece da ricondurre il prelievo di 11.650 euro con la carta di credito intestata alla società per spese personali e il contratto da 19.200 euro a una società di consulenza per uno studio sulla tracciabilità isotopica del vino, stipulato sempre da Stt, ma poi utilizzato da Costa per la società Terredifiori, di cui era amministratore. I fatti risalgono al 2009 e al 2010, e sempre in quel periodo Costa è accusato in concorso con Mauro Tiziano, presidente dell’azienda di trasporto locale Tep, di aver girato da Alfa all’amministratore stipendi e benefit (tra cui un appartamento intestato alla società) per prestazioni professionali mai rese. Un giro di consulenze, incarichi e appalti da centinaia di migliaia di euro che anno dopo anno ha svuotato le casse comunali, che oggi, dopo la caduta di Vignali e l’arrivo di Federico Pizzarotti, sono rimaste praticamente vuote.