Alla fine è dovuta andare persino al Pronto soccorso per riprendersi dallo choc di un trasferimento non voluto da Bologna a Parma. Alle sue spalle Tiziana (il nome è di fantasia), una dipendente del ministero delle comunicazioni del capoluogo emiliano, ha avuto due anni di vessazioni al limite del mobbing, subite per la sola colpa di avere testimoniato contro i suoi colleghi fannulloni. A denunciarlo è la Cgil che porta nuovamente alla ribalta il caso di Ciro Rinaldi, l’impiegato che nel 2009 fece un esposto alla magistratura per segnalare il caso di 7 suoi colleghi assenteisti, poi durante le indagini, diventati 29.

Dopo la denuncia partì il lavoro della guardia di finanza, che per le sue investigazioni ha sentito, come persona informata, anche Tiziana. Da quel giorno, siamo nell’aprile 2011, però per lei è iniziato l’inferno. “Dopo la collaborazione alle attività ispettive – spiega il segretario della Fp-Cgil di Bologna – la donna viene adibita, con la scusa di un fantomatico problema di salute, ad altre attività amministrative: con la diretta conseguenza di costringere la dipendente ad una convivenza forzata con alcuni dei dipendenti sottoposti all’indagine”. L’impiegata non ha alcun problema di salute, come dimostra anche dei referti medici, ma è costretta a lavorare fianco a fianco coi colleghi furbetti. Per questo chiede un trasferimento e nel 2012 riesce a farsi spostare all’Avvocatura dello Stato, sempre a Bologna. Ma con l’arrivo del 2013 è costretta a tornare al ministero di via Nazario Sauro.

 A questo punto, si legge nella nota, la Cgil, chiede “formalmente il reintegro della signora nelle precedenti mansioni di collaborazione alle ispezioni”. Insomma va bene tornare al ministero, ha pensato Tiziana, ma non fianco a fianco con gli imputati. Niente da fare: “Il Ministero – spiega Vannini – non avendo argomentazioni per rispondere negativamente, non ha dato riscontro, tentando prima di trasferire la dipendente presso la sede Unmig di Bologna e disponendo, poi, un trasferimento a partire dal 7 Gennaio presso il Dipartimento Energia a Parma”.

Appena arrivata in ufficio il 2 gennaio scorso infatti, Tiziana riceve una lettera del suo dirigente in cui le si diceva che sarebbe dovuta andare a lavorare nella sede parmigiana, a 100 chilometri di distanza. A questo punto si è sentita male. Chiamati dai colleghi, tra i quali lo stesso Rinaldi, sono dovuti arrivare i sanitari del 118 portandola in ospedale. Lì alla donna sarebbe stato diagnosticato uno stato di stress.

Negli ultimi giorni la donna è tornata momentaneamente a lavorare all’Avvocatura dello Stato in attesa che la vicenda si dipani. I 29 dipendenti fannulloni per cui il pm Antonella Scandellari aveva richiesto il rinvio a giudizio per truffa allo Stato, sono ancora tutti al loro posto. Due sono stati persino promossi. Nessuno è stato sospeso dall’incarico, almeno in attesa dell’udienza preliminare che è stata rinviata a febbraio 2013.

Questo nonostante a carico dei 29 dipendenti ‘fannulloni’, ci siano le riprese filmate dalle Fiamme gialle. Tutti venivano sistematicamente sorpresi mentre uscivano dall’ufficio durante gli orari da lavoro. Ad alcuni sono contestati ritardi di venti minuti e assenze ‘clandestine’ di tre quarti d’ora, mentre altri uscivano con cadenza quasi regolare (c’è una dipendente che andava abitualmente in palestra). E c’è anche chi era solito sparire per quattro o cinque ore.