L’India piange e protesta, il mondo si commuove per “Amanat”; la ragazza di 23 anni, stuprata da più uomini e morta a Singapore per la brutalità subita. Le ceneri di Nirbhaya, questo il suo vero nome prima di essere ribattezzata “Tesoro” dal popolo indiano, sono arrivate all’aeroporto di Delhi, dove erano presenti il premier Manmohan Singh e la leader del Partito del Congresso Sonia Gandhi. La vittima era stata trasferita in Cina in un estremo tentativo di salvarle la vita. Avrebbe dovuto sposarsi fra due mesi. I sei responsabili della violenza sessuale di gruppo sono stati arrestati e il tre gennaio saranno incriminati formalmente di aggressione, stupro e omicidio: rischiano la pena di morte, invocata dal popolo. Che tracima di indignazione per il nuovo caso, di cui dà notizia il Times of India, che riguarda una ragazza aggredita da un autista fuori servizio nel quartiere di Delhi di Tansen Marg. La polizia ha arrestato sia l’aggressore che l’autista dell’autobus.

Anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, si è detto “profondamente addolorato” per la morte della studentessa e ha espresso le condoglianze alla famiglia della giovane condannando fermamente il crimine brutale: “La violenza contro le donne non dovrebbero mai essere accettata, scusata o tollerata” ha aggiunto la fonte ricordando che “ogni ragazza e ogni donna ha il diritto di essere rispettato, valorizzato e protetto”. 

E il caso di questa ragazza potrebbe cambiare il sentimento dell’India per i casi di violenza sessuale spesso considerati poco importanti dalle forze dell’ordine. C’è un’ondata di indignazione e proteste che sta percorrendo il paese. Manifestazioni e cortei si sono svolti in tutto il Paese per chiedere più sicurezza e maggiore impegno nella lotta alla criminalità. Le proteste sono in alcuni casi degenerate in scontri violenti, durante i quali è morto un poliziotto; centinaia di persone tra manifestanti e forze dell’ordine sono rimaste ferite. Il primo ministro indiano Manmohan Singh ha lanciato un appello alla calma. E dopo la notizia della morte della studentessa la polizia indiana è in allerta. Per questioni di sicurezza a New Dehli sono state chiuse le strade e 10 stazioni della metropolitana circostanti l’area in cui sono previste le manifestazioni. Alcune migliaia di giovani dimostranti si sono radunate vicino all’osservatorio del Jantar Matar, uno dei luoghi riservati dalle autorità per le manifestazioni, dove da 24 ore sono in corso sit-in pacifici e fiaccolate di solidarietà e dove un gruppo di giovani ha tentato di sfondare le barricate erette dalla polizia lanciando sassi. Anche perché un altro caso ha colpito l’opinione pubblica: il 29 dicembre una donna di 45 anni è stata uccisa dopo essere stata stuprata da otto uomini vicino Calcutta. Il marito, con cui stava tornando a casa dal lavoro e che ha cercato di difenderla è stato violentemente picchiato e si trova ora in ospedale in grave condizioni e sembra essere riuscito a identificare uno degli stupratori. Quattro giorni fa, invece, il 26 dicembre una ragazza di 17 anni si è tolta la vita nel Punjab. Era stata vittima di uno stupro di gruppo lo scorso 13 novembre e si è suicidata dopo aver subito pressioni dalla polizia che voleva costringerla a chiudere il caso sposando uno dei suoi aguzzini o ricevendo del denaro in cambio del suo silenzio. Tre persone sono state arrestate, due uomini, presunti autori dello stupro, e una donna che secondo gli investigatori fu loro complice, mentre un poliziotto è stato rimosso dall’incarico e un altro è stato sospeso.

Lo stupro in India è ormai diventato una vera e propria piaga sociale. Il Paese è considerato un’economia emergente, all’avanguardia nel progresso informatico e tecnologico, ma lo stesso non si può dire nell’ambito dei diritti umani. Le donne in India subiscono continuamente e quotidianamente violenze sessuali. Nel 2012 solo a New Dehli ne sono state denunciate oltre 660. E dopo lo stupro di gruppo dello scorso 16 dicembre altri due episodi di violenza sono avvenuti nel Paese. Il 26 dicembre una donna nepalese, giunta a Mumbai per cercare il marito scomparso, è stata stuprata tre volte nell’arco di 24 ore da tre uomini diversi che si erano offerti di aiutarla. La prima volta è stata violentata dall’ex datore di lavoro del marito che l’ha abbandonata in un parco. Fingendo di assisterla, un operaio l’ha portata in un albergo e ha approfittato di lei una seconda volta. Disperata, la donna ha quindi chiesto aiuto a un parente che ha inviato un suo amico. Ma anche in questo caso l’orrore si è ripetuto quando il conoscente l’ha accompagnata in un hotel con la promessa di metterla “al sicuro”.