Un lungo sfogo, in cui non nasconde l’amarezza e la delusione, e in cui prova disegnare il suo futuro, tra battaglie legali e ipotesi di approdo in altre realtà politiche. Senza escludere le dimissioni dalla regione Emilia Romagna, dove era stato eletto nel 2010. Così il consigliere Giovanni Favia, a più di una settimana da quel post di Beppe Grillo che gli ha proibito l’uso del logo del Movimento 5 stelle, rompe il silenzio e affida alla sua pagina Facebook i dubbi raccolti in questi giorni: “Adesso lo scenario che mi si pone davanti rappresenta un primo grande bivio” – scrive sulla sua pagina. Da un lato, spiega, “la possibilità di continuare con il simbolo del Movimento”, dall’altro “l’assurda e forzata interruzione di un percorso in crescendo durato anni, che mi porrebbe l’interrogativo ulteriore del se e del come proseguire il mio impegno politico, al di fuori di quella che fino ad oggi è stata la mia casa e dell’attuale consesso in cui opero anche grazie a quel simbolo”.

Favia si dice intenzionato a seguire prima la strada della battaglia interna, quella che, se portata avanti, si gioca tra avvocati nelle stanze dei tribunali. Per questo una settimana fa ha chiesto a un legale di Faenza, Riccardo Novaga, di capire se c’è la possibilità di continuare il proprio lavoro in Regione continuando a usare il simbolo. “Nel caso in cui i principi della Costituzione Italiana tutelassero la mia posizione, l’atto di Beppe Grillo sarebbe nullo e pertanto gli chiederei formalmente di ritirare l’inibizione del logo impostami”. 

Il consigliere sa che, il quel caso, lo scontro non sarebbe facile: “Non mi illudo in questo senso, in quanto conosco il mio interlocutore, ma in coscienza sento il forte dovere di provare ogni strada per superare questa empasse, che prima ancora del sottoscritto, mette in difficoltà l’intero sistema del Movimento in regione: candidati di circoscrizione, consiglieri, attivisti ed elettori”. La lotta legale “sarebbe la scelta, verso questi ultimi, più coerente e logica, ma non dipende solo da me. Seppure il mio rapporto con Beppe Grillo sia compromesso irrimediabilmente, ci sono 160000 cittadini con cui, come lista civica regionale, abbiamo preso un impegno. E non vogliamo tradirlo”.

Ma se questo percorso si rivelasse un vicolo cieco, Favia ammette di aver preso in considerazione  anche una seconda ipotesi che gli permetta di non abbandonare l’impegno politico. Una migrazione in altro partito o la creazione di una realtà ex novo? Non lo specifica. Ma si limita a garantire che “qualunque scelta sarà in coerenza con gli ideali e con i contenuti programmatici che ci hanno motivato in questi anni”.

Questi principi “dovrebbero essere il nostro principale asse di riferimento, prima ancora dei brand. Riferimenti culturali di base tali da aver spinto me ed altri attivisti (talvolta sbagliando tempi e modalità, e me ne assumo la responsabilità) a essere critici nei confronti di scelte arbitrarie e contraddittorie rispetto i principi fondanti del M5s, esplicitati anche, ma non solo, nel nonstatuto. Non certo io ho violato le regole e le prassi della nostra comunità politica. Io non sono cambiato, mentre oggi, il Movimento, ha smarrito alcuni dei suoi tratti fondanti”.