“Con Berlusconi ho mangiato l’altro giorno ad Arma di Taggia… con Paolo Berlusconi, ho mangiato con lui ad Arma di Taggia e c’ho detto senta noi qua siamo impostati.., dovete portare dei progetti, che io li do ai miei. Io non mi posso esporre, però c’è della gente che può fare qualcosa …”. A Ventimiglia Giuseppe Marcianò, presunto capo della locale di ‘ndrangheta arrestato a inizio mese, è “solo” un ristoratore e un anziano in pensione. Nonostante questo tutti ricorrono a lui, dai politici (sia locali che nazionali), agli imprenditori che non riescono a sbloccare qualche pratica, ai singoli cittadini che hanno bisogno di risolvere contenziosi familiari. Così capita anche che Paolo Berlusconi si fermi a mangiare con lui, nel momento in cui la famiglia calabrese pensa di entrare nel grande business del calcio. E’ quanto emerge dalle indagini che hanno portato all’operazione La Svolta, ma che non sono entrate a far parte dell’Ordinanza di misure cautelari.

Peppino Marcianò è molto attento ad adottare un profilo sociale “basso”e non sopporta i parvenu di Bordighera che si mettono in mostra e attirano l’attenzione. “Qua hanno mangiato centinaia di politici – spiega a un suo sodale – però quando mangiavano io me ne andavo e non facevo… non millantavo per farmi vedere fare fotografie…con me non hanno mai visto nessuno uscire di qua….a cena ha fatto Scajola (Claudio Scajola, ex ministro Pdl, ndr), ha fatto tutti… Minasso (Eugenio Minasso, parlamentare del Pdl citato nell’inchiesta Maglio 3 su ‘ndrangheta e politica, ndr)… tutti… ma non hanno mai visto fuori dalla porta a me con loro”. Anche in occasione di matrimoni o altre celebrazioni, che storicamente la ‘ndrangheta usa per intessere relazioni e spartire informazioni, Marcianò preferisce non partecipare: Al matrimonio della nipote di Scajola con il figlio di Barabino non sono andato…c’ho l’invito là…perché se ti fanno una fotografia cominciano…, da Moio non sono andato…, da Riotto non sono andato… dal figlio di Gangemi non sono andato e da Asciutto non sono andato… non si devono offendere… io non vado finche non finisce questo…”. Gangemi, Moio, nomi ricorrenti nelle inchieste sulla ‘ndrangheta in Liguria. Ma per Paolo Berlusconi Peppino Marcianò  decide di fare un’eccezione. Del resto, in ballo, c’è il lucroso ingresso nel mondo del calcio.

Lo rivela lui stesso parlando con Giancarlo Mannias, ex sindaco di Olivetta San Michele nonché  presidente della Marvon, la cooperativa che era in grado aggiudicarsi la maggior parte degli appalti della municipalizzata Civitas. I due discutono di esportare capitali in Svizzera e di formazione professionale, un mercato che in Italia – dicono i due – è tutto finanziato dallo Stato e il privato non ha alcun interesse a inserirsi. “L’unica cosa intelligente è quella del calcio – suggerisce Mannias – ma quello del calcio non lo fanno a Ventimiglia, lo fai a Milano, lo fai a Torino..”. Nel mondo del calcio, però, si lamenta “ci sono degli interessi talmente grossi, o che tu sei potentissimo, il figlio di Moggi e entri ma quello che arriva così dalla strada anche se sbatti sul tavolo 2 miliardi ma a loro non gliene frega niente..” E’ a questo punto che Marcianò lo rassicura: “Ora ti dico io non è facile e i mezzi per entrare ce l’abbiamo..capito? Con Berlusconi ho mangiato l’altro giorno ad Arma di Taggia..con Paolo Berlusconi, ho mangiato con lui ad Arma di Taggia e c’ho detto senta noi qua siamo impostati..dovete portare dei progetti … che io li do ai miei… io non mi posso esporre…però c’è della gente che può fare qualcosa …”.

Nonostante l’interessamento di Paolo Berlusconi, la risposta finale risulta di difficile comprensione dalle parole di Marcianò: “m’ha detto guarda…me lo ha mandato quello che era ieri qua, ha mangiato qua, che c’ha un ristorante a Milano, te lo avevo fatto vedere il bigliettino..c’ha un ristorante..è sempre lì dentro Paolo Berlusconi e ieri hanno mangiato qua e poi l’altro ieri sera non sono voluti venire e siamo andati al Corallo lì sotto, sono partiti ieri mattina..m’ha detto guarda che..una telefonata e ci siamo visti ad Arma di Taggia ..la telefonata è stata verissima e lo ha mandato capisci?”.

Un altro personaggio dell’entourage berlusconiano compare nelle intercettazioni che poi non sono rientrate nel provvedimento giudiziario, ed è Lele Mora. Non è la prima volta che il suo nome emerge in inchieste sulla ‘ndrangheta. I suoi legami con Paolo Martino, accusato di essere il referente per il nord Italia dei De Stefano, sono emersi dall’inchiesta Redux Caposaldo e in alcune informative dell’inchiesta Infinito-Crimine, mentre a Milano un testimone lo accusa di essere il socio occulto di Guglielmo Fidanzati, erede del leggendario boss di Cosa nostra Tanino. Sul fronte ligure, a parlare di lui è Vincenzo Marcianò, il figlio di Peppino, che scende spesso in Calabria e ha stretti rapporti con i Piromalli (come tutta la famiglia Marciano, del resto). Dell’agente televisivo Vincenzo dice: “Farà una brutta fine, perché tutti i soldi che gli girano arrivano da giù e che una volta Gioacchino Piromalli lo ha chiamato e gli ha detto apertamente che se non restituisce i soldi farà una brutta fine.”

Considerando la fama del “patriarca” Gioacchino Piromalli, egemone nella Piana di Gioia Taura e uno dei più potenti boss della ‘ndrangheta, potrebbe davvero essere che le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto, gli abbiano salvato la vita. Almeno ad ascoltare l’opinione di Vincenzo Marcianò, secondo il quale “prima o poi lo ammazzeranno”.

di Dario Diotallevi