Sembrava solo una sanzione per essere passato col semaforo rosso, con relativa “mazzata” per il cittadino. Ma ora quello di Andrea Cappelletta può diventare molto di più: un caso molto costoso per il Comune di Bologna, che potrebbe essere costretto a rendere ai cittadini i soldi pagati per i verbali da gennaio a oggi, cioè centinaia di migliaia di euro. L’uomo, un disoccupato di origine pugliese, da anni a Bologna, si è infatti visto recapitare una prima multa da 196 euro, subito pagata, per l’infrazione (commessa in realtà da sua sorella). Poi la polizia municipale ha contestato anche la omessa comunicazione del nome del conducente: altri 500 euro, che però non vengono subito saldati. E qui iniziano i guai.

Dopo pochi mesi infatti i 500 euro lievitano fino a trasformarsi in una ingiunzione di pagamento da 736 euro. Che fare? La famiglia Cappelletta paga per evitare pignoramenti, ma poi Andrea – che è laureato in Legge e, ironia della sorte, lavorava proprio in una agenzia per la riscossione – decide di vederci chiaro e subito capisce che in quella cartella c’è qualcosa che non va.

La questione è molto tecnica. Il Comune di Bologna dal 1 gennaio 2012 riscuote autonomamente i propri tributi e non si affida più a Equitalia. Dunque, quando scatta una multa, in caso di ritardo nel pagamento, l’ente invia al cittadino una ingiunzione fiscale. Quando questa arriva, le strade per il cittadino sono due: o si paga o si rischia, per esempio, il fermo dell’auto o altre misure sgradite. Il punto è che l’amministrazione guidata da Virginio Merola, a quella ingiunzione sta applicando oltre agli interessi per il ritardo, anche l’aggio, un balzello aggiuntivo che va dal 4 al 9 % del totale della multa. Una percentuale illegittima perché è quella che servirebbe a pagare Equitalia, la quale però ormai è stata estromessa.

I giudici sono dalla parte di Cappelletta. Una sentenza del Consiglio di stato, del giugno scorso, conferma infatti che quella aggiunta da parte dei comuni è totalmente fuori dalle regole. Morale: se tutti i contribuenti che hanno ricevuto una multa dal Comune facessero causa, Palazzo d’Accursio si troverebbe a dover restituire somme per centinaia di migliaia di euro. Una follia.

La questione è stata portata in aula dal consigliere comunale di Sel, Lorenzo Cipriani. La risposta del Comune è non si è fatta attendere: “Tale modo di operare è stato censurato dal Consiglio di Stato, con sentenza 12 giugno 2012, numero 3413 – ammette Mauro Cammarata, direttore del settore Entrate del Comune, il quale però prosegue – l’ufficio scrivente, al momento, non ritiene necessario, alla luce di tale sopravvenuta sentenza, non dare applicazione alla citata deliberazione consiliare P.G. 231154/2011”. Tradotto: noi quell’aggio continuiamo ad applicarlo anche se sappiamo il giudice lo ha messo fuori legge.

Il dirigente del Comune spiega anche i motivi della posizione del Comune: “Seguendo la tesi del Consiglio di Stato (…) i costi della riscossione, anziché ricadere sul contribuente moroso, finirebbero per essere di fatto spalmati sui contribuenti che pagano regolarmente”. Motivi nobili certamente, ma che adesso rischiano di portare il Comune di fronte a cause legali in cui sarebbe costretto a soccombere e a rendere ai cittadini quelle somme non dovute. “Un titolo esecutivo come è l’ingiunzione, non può essere sbagliato, se no, si annulla”, spiega Cappelletta.

Quest’ultimo, che contesta anche l’applicazione di interessi calcolati in maniera non trasparente, presenterà presto una istanza di autotutela al Comune perché l’ente annulli quella ingiunzione ed eviti contenziosi legali. E come lui, da oggi potrebbero farlo in migliaia di cittadini.