Dopo la Germania, anche Moody’s prende posizione sulle prossime elezioni italiane, appoggiando una rielezione di Mario Monti e provando a sbarrare la strada a un ritorno di Silvio Berlusconi. L’agenzia di rating americana non si è certo schierata apertamente contro il proprietario di Mediaset ma fra le righe del suo ultimo report sull’Italia ha mandato un messaggio forte e chiaro a chi sa interpretare il suo linguaggio. Per l’Italia “è essenziale mantenere le riforme strutturali e il consolidamento di bilancio; ci aspettiamo che il prossimo governo mantenga gli elementi chiave della legge di stabilità“, ha scritto Moody’s in una nota diramata stamattina.

E per togliere ogni dubbio sull’interpretazione da dare a queste parole ha aggiunto: “Le turbolenze politiche in Italia hanno conseguenze limitate” sull’affidabilità creditizia del Paese. Un’apertura di credito che sorprende, visto che Moody’s non è mai stata troppo tenera con l’Italia. Tradotto in linguaggio corrente il report dell’agenzia dice: “Per ora, siamo disposti a usare la carota, ma guai a tornare ai vizi del passato”. E le probabilità di vittoria del Pd di Pierluigi Bersani non preoccupano gli analisti, perché si attendono che “mantenga un’agenda orientata alle riforme”. Il rating di Moody’s sull’Italia è Baa2, due gradini sopra il livello di titoli spazzatura, mentre l’outlook è negativo, ovvero il giudizio è sotto osservazione per una possibile revisione al ribasso.

Sulla posizione dell’agenzia di rating Usa è schierato tutto il settore finanziario internazionale. Prova ne è che questa mattina l’asta dei Btp a 3 anni è andata molto bene: il Tesoro ha venduto tutti i 3,5 miliardi di euro previsti del nuovo titolo con tassi scesi ai minimi da ottobre 2010: il rendimento medio è sceso al 2,50% dal 2,64% dell’asta dello scorso 14 novembre. E intanto il differenziale di rendimento tra Btp decennali e Bund tedeschi di analoga durata, lo spread, è rimasto stabile a 330 punti, sui livelli della chiusura di ieri, con i nostri titoli di debito che pagano un tasso del 4,62 per cento.

Anche in questo caso, dunque, si registra un’apertura di credito con la minaccia di revocarlo immediatamente dopo le elezioni se dalle urne uscisse una maggioranza che dovesse prendere le distanze dalla linea politica seguita dall’attuale governo Monti.  La stessa Moody’s, che nei confronti dell’Italia è sempre stata più severe delle sue due sorelle S&P e Fitch, arriva a esprimere l’auspicio che Monti possa tornare a Palazzo Chigi: “Rimane la possibilità che Mr. Monti possa tornare a essere primo ministro, come candidato supportato da un movimento di centro oppure se il Parlamento opta per un secondo mandato tecnico. In entrambi i casi verrebbe spianata la strada a una prosecuzione delle riforme”. Chiunque guiderà il prossimo esecutivo dovrà comunque fare i conti con un’economia in recessione. Per Moody’s il Pil italiano subirà una contrazione (compresa tra l’1% e una variazione nulla) anche nel 2013. E per la ripresa bisognerà in ogni caso attendere il 2014.