A sette anni dall’inizio del suo calvario, personale, familiare, giudiziario, Valeria Grasso continua a pagare. Paga per essersi ribellata al gioco del racket in un quartiere che è ancora sotto il controllo dei Madonia, boss stragisti della Palermo irredimibile. Paga per essere stata inserita in un gioco ben più grande di lei. E paga, economicamente, per garantire la sua sicurezza e quella dei suoi figli. Valeria Grasso ha avuto il coraggio di alzare la testa e incastrare i suoi estorsori, ha subito – e subisce ancora – minacce e intimidazioni a non finire e, entrata nel programma di protezione testimoni, le è stato presentato anche il conto da pagare. Come se invece di vivere in una località protetta vivesse in un villaggio turistico. E tutto questo, per lei, è diventato troppo. Per questo ha deciso di fare una denuncia pubblica. I “soliti noti” non l’hanno dimenticata. Così un paio di settimane fa, mentre attraversava l’autostrada che dall’aeroporto “Falcone Borsellino” porta a Palermo, decisa a fare una sorpresa ai suoi familiari, in una coincidenza “inquietante”, la sorpresa l’hanno fatta a lei: ignoti sono entrati in una delle sue attività. Un raid vandalico con danni all’impianto della caldaia ma senza che nulla sia stato sottratto. Non un pc, neanche una carta da 50 euro.

L’ennesimo episodio di una lunga serie di intimidazioni cominciate all’indomani dell’arresto dei suoi estorsori, a cui Valeria Grasso ha contribuito collaborando con i carabinieri. Dopo quell’episodio Valeria Grasso ha cominciato a denunciare il suo isolamento, arrivando anche a incatenarsi di fronte al Viminale e gridandolo alle telecamere di “Servizio pubblico”. Temeva per la sua vita e per quella dei suoi figli. Le minacce erano costanti e continue. La sua tutela era minima. Così, nel maggio scorso viene ammessa al programma protezione testimoni del ministero degli Interni. Sembrava la fine della storia, ma era soltanto l’inizio. I primi quattro mesi sotto protezione, Valeria Grasso li passa in albergo con i suoi figli, in attesa che le venga consegnata la sua nuova abitazione. Dal contributo mensile riconosciuto ai testimoni di giustizia viene sottratta la metà della somma, attribuita al trattamento di vitto delle strutture alberghiere. A settembre, finalmente, ottiene di avere una casa sua ma, dal contributo mensile, continuano a essere sottratte ulteriori somme. Le vengono tolte 350 euro il primo mese e mille euro complessivamente negli altri due (ottobre e novembre). La Grasso chiede spiegazioni. E le risposte arrivano il 18 ottobre scorso. “L’ammontare delle trattenute operate sul contributo mensile è di un totale complessivo di euro 3.228,65” si legge nel documento redatto dalla direzione centrale della polizia criminale. Oltre 1.800 euro sarebbero dovute “per spese extra effettuate durante la permanenza in strutture ricettive, con formula di pensione completa, relative a bar, minibar, frigobar e pay tv”.

Ma Valeria Grasso sostiene di non aver ordinato ostriche e champagne nel suo soggiorno in località protetta e, della somma addebitata, riconosce solo 360 euro. Il sospetto, detto sottovoce, è che qualcuno se ne sia approfittato, sfruttando i meccanismi contabili del programma di protezione. Gli alberghi, infatti, fatturano direttamente al Ministero degli Interni che non può che dar per buoni gli addebiti. Ma Valeria Grasso non ha firmato alcuna ricevuta e, di contro, non può intraprendere azioni civili per far dichiarare false le fatture e, quindi, annullarle. Per il semplice fatto che non sono intestate a lei. Il servizio centrale di protezione, di cui la Grasso sottolinea l’enorme valore umano profuso nella sua vicenda, avrebbe così avviato le verifiche in seguito a quanto evidenziato dalla testimone di giustizia. Ma non è finita qui. Perché oltre al lungo elenco dei danni per poco non si è aggiunta anche l’enorme beffa. La Procura di Palermo ha infatti aperto un fascicolo su Valeria Grasso per l’ipotesi di reato di falsa testimonianza. Quando la donna è salita sul banco dei testimoni per puntare il dito contro i suoi aguzzini, qualcosa non sarebbe tornato agli occhi della difesa. Un’inchiesta di cui, però, il procuratore aggiunto Leonardo Agueci, ha chiesto l’archiviazione dopo aver sentito la Grasso, a cui, invece, ha riconosciuto il coraggio dimostrato in tutta la sua vicenda, degno della solidarietà di tutta la città. Ma l’ultimo regalo, invece, è proprio Valeria Grasso a farlo a Palermo. Il prossimo tre dicembre, infatti, la donna consegnerà alla scuola “Giovanni Falcone” del quartiere Zen, costantemente sottoposta a raid vandalici, l’attrezzatura della sua palestra del quartiere San Lorenzo. Quella in cui ha subito le richieste di “pizzo” e tutte le intimidazioni che sono seguite al suo rifiuto. Come a chiudere un cerchio simbolico prima di tornare in località protetta dove spera, finalmente, di poter assicurare ai figli una vita tranquilla. Per scacciare via, definitivamente, gli incubi degli ultimi sette anni.