Alessandro Sallusti, direttore de “Il Giornale”, rifiuta la detenzione domiciliare, appena concessagli dal giudice del Tribunale di Sorveglianza di Milano. Il giornalista dove scontare i 14 mesi di reclusione cui è stato condannato e chiede che “venga applicata la pena che è stata irrogata. Se il rifiuto prefigura il reato di evasione, si intervenga perché non sia commesso”. “Io non mi muovo da qui”, secondo Sallusti bisogna che tutti comprendano, e riferendosi in particolare, anche al procuratore capo di Milano che “un giornalista non può andare in carcere” che commette una diffamazione.

Sallusti lo ha spiegato in conferenza stampa, chiedendo quindi al procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, di intervenire in tal senso ed evitare appunto il reato di evasione. “Mi mandi oggi i carabinieri e mi portino in carcere”. Il giornalista continua così la sua battaglia. Nelle settimane precedenti, non solo aveva duramente criticato politica e magistratura, ma aveva impedito ai suoi avvocati di presentare, come consentito per legge, una richiesta di misura alternativa al carcere. Intanto sul sito del quotidiano della famiglia Berlusconi è comparso il titolo:  “Vergogna compiuta”. ”Supplico il procuratore Edmondo Bruti Liberati – dice Sallusti – che mi mandi i carabinieri e mi traducano in carcere. Appena mi portano a casa per i domiciliari tornerò subito a lavorare qui al Giornale”. Se le forze dell’ordine lo porteranno via  “con la forza non farò alcuna resistenza”. Ma comunque “finché qualcuno non mi dice che sono socialmente pericoloso io tornerò qui a lavorare”. Il giornalista inoltre ha chiesto a Bruti Liberati, che ritiene simbolo della magistratura, di non metterlo “nelle condizioni di commettere un reato. Non voglio evadere e non voglio sottrarmi alla sentenza” che aggiunge “ho aspettato con sofferenza”.

Sallusti non usa toni pacati nei confronti dei magistrati definendo “una porcata” la sentenza di condanna di diffamazione nei suoi confronti ed è pronto ad andare dietro le sbarre: “Se ho commesso una colpa grave mettetemi in carcere. Io mi rifiuto di essere arruolato nella casta, accettare questo privilegio sarebbe una vergogna”.  La sentenza di condanna “è basata su falsi”, incalza Sallusti che dice di aver chiesto al ministro della Giustizia, Paola Severino, di inviare degli ispettori per capire come mai una sentenza che in primo grado lo aveva condannato a cinquemila euro di multa si è trasformata in secondo grado a 14 mesi di carcere: “Ci sono due blocchi di magistrati e uno di questi due o è un imbroglione o ha agito in malafede” e quindi “dovrebbe essere licenziato”. Sallusti ha inoltre sottolineato che “è una questione di principio: nessun giornalista può essere sbattuto in carcere o ai domiciliari per un reato che non ha commesso”. “Se la Severino fosse il ministro degli italiani e non dei magistrati manderebbe qualcuno a controllare la sentenza … se il procuratore Bruti Liberati “non mi manderà in carcere sarà complice del reato di evasione”.