L’imprenditore miliardario Warren Buffett scende in campo e propone un candidato alla guida del Tesoro americano: Jamie Dimon, amministratore delegato di Jp Morgan, la banca d’affari che a causa di investimenti discussi e discutibili in derivati ha registrato la primavera scorsa un profondo rosso da oltre 6,2 miliardi di dollari, da sempre schierato con fermezza contro ogni tentativo di regolamentare Wall Street. Riforme che Dimon ha definito “anti americane” e “discriminanti”. Il banchiere, sempre secondo Buffett, è l’uomo giusto per guidare il dipartimento del Tesoro americano, soprattutto in momenti di crisi. “Nel caso di turbolenze finanziarie credo che sarebbe la persona migliore per occupare l’incarico, perché i leader di tutto il mondo avrebbero fiducia in lui”, ha dichiarato l’uomo d’affari, rispondendo a una domanda sull’amministratore delegato di Jp Morgan durante lo show televisivo Charlie Rose in onda sull’emittente Pbs.

La scelta di Dimon alla guida del Tesoro americano non sarebbe il primo segnale di Obama a favore di leggi meno severe per la finanza e, soprattutto, rappresenterebbe un avviso inequivocabile che quelli che lui stesso ha definito “i gatti grassi” di Wall Street, cioè i principali banchieri, non hanno sotterrato l’ascia di guerra. Il primo passo è di lunedì scorso, dopo che Mary Schapiro si è dimessa da presidente della Sec, la Consob americana. La decisione del presidente degli Stati Uniti è stata di nominare un successore che però resterà in carica soltanto fino al dicembre 2013. Una scelta che, secondo gli osservatori, rischia di portare l’istituto a una situazione di stallo, proprio quando molti nuovi regolamenti decisivi per rendere applicabili leggi più severe devono essere approvati.

Di sicuro il presidente americano Barack Obama sta cercando un sostituto per il segretario al Tesoro Timothy Geithner, che si è detto pronto alle dimissioni. E Dimon, definito in passato dal New York Times “il banchiere preferito da Obama”, potrebbe essere tra i candidati. Per quanto riguarda la macchia nera sul curriculum dovuta allo scandalo sui derivati che ha costretto Dimon a difendersi davanti al Congresso e a riorganizzare il vertice di Jp Morgan, Buffett lo ha difeso così: “Sicuramente c’è stata una mancanza di controllo. Se guidi un esercito, una chiesa, un governo o qualsiasi grande istituzione, c’è il rischio che qualcuno rompa le regole”.

Buffett, che secondo Bloomberg News aveva in portafoglio a luglio almeno 1 milione di azioni Jp Morgan, ha spiegato che se Obama sceglierà Dimon come segretario al Tesoro “manderà un segnale importante”. Segnale che, secondo gli osservatori, preannuncerebbe una preoccupante deregolamentazione del settore finanziario. Dimon, infatti, ha criticato in diverse occasioni il Dodd-Frank Act, la riforma varata da Obama per arginare lo strapotere di Wall Street, soprannominandola “Dodd Frankenstein”. E’ arrivato perfino a rimproverare il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, per i costi della regolamentazione del settore, giudicati eccessivi.

Il numero uno di Jp Morgan, in realtà, ha già smentito in passato l’ipotesi di sostituire Geithner al dipartimento del Tesoro. “Se mi conoscete sapete che non sono fatto per la politica”, aveva dichiarato nel 2011 in una intervista all’emittente televisiva Cnbc. Ma la posizione di Dimon, secondo indiscrezioni che circolano a Wall Street, sarebbe cambiata. Tra i sostenitori c’è anche la bond-fund manager Bonnie Baha, che ha detto lunedì scorso di ammirare il modo in cui Dimon ha gestito le difficoltà della banca. “La sua qualità di abile comunicatore di idee lo rende perfetto per guidare il Tesoro americano”, ha spiegato. Baha ha minimizzato perfino la débacle miliardaria dovuta alle scommesse azzardate sui derivati, affermando che su questo punto si può chiudere un occhio e assolverlo. “E’ stato soltanto un episodio, un solo scivolone durante un lungo periodo”, ha detto, concludendo che “errori spiacevoli possono capitare a tutti”.