Nessuno vuole più iscriversi al liceo aperto dalla moglie di Bossi. Avviato nel 2010 contro il parere del consiglio nazionale della Pubblica Istruzione, alla fine dell’anno scolastico in corso il liceo linguistico paritario della scuola Bosina chiuderà i battenti.

Una parabola velocissima quella del liceo di lady Bossi che nel 2010, assieme a tutta la scuola Bosina, riceveva 800mila euro di finanziamento grazie alla “legge mancia” (contributo per i lavori di ristrutturazione eampliamento dell’edificio scolastico) e, dopo appena tre anni di attività, annuncia la chiusura, vittima della carenza di iscrizioni e, forse, anche del destino avverso che si è abbattuto su Umberto Bossi e sul sistema di potere che fino a pochi mesi fa ruotava attorno alla sua figura.

A confermare la chiusura del liceo è Bruno Specchiarelli, assessore provinciale di Varese e presidente della cooperativa che gestisce l’istituto fondato nel 1998 da Manuela Marrone (moglie del Senatùr, ndr). “A chiudere – puntualizza Specchiarelli – sarà solo il liceo. Abbiamo preso questa decisione a malincuore, ma siamo stati costretti dalle circostanze per salvare la situazione e mantenere attivi la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la secondaria di primo grado”. E poi continua: “Purtroppo la situazione contingente non aiuta. Siamo un’azienda e dobbiamo fare i conti con i quattrini, se l’esborso per pagare gli insegnanti è più alto di quello che incassiamo dalle rette e dai contributi, l’unica scelta possibile è quella della chiusura. Lo abbiamo già comunicato alle famiglie”.

Attualmente sono due le sezioni attive nel liceo linguistico in salsa padana. Si tratta di una seconda e una terza che contano rispettivamente 8 e 15 studenti. Il numero di iscritti, che era già poca cosa rispetto alle classi affollate dei licei statali, è crollato ulteriormente. Così quest’anno la scuola non è riuscita a far partire la prima e le preiscrizioni per l’anno venturo non hanno lasciato intravedere nulla di positivo, al punto che l’unica soluzione individuata è stata quella che porterà alla chiusura.

Ai genitori dei liceali è stato spiegato che la scuola garantirà le attività per l’anno scolastico in corso, dopodiché verranno messe in atto tutte le procedure necessarie al trasferimento degli alunni verso altri istituti. L’informativa è stata data il 20 di ottobre, a poco più di un mese dall’avvio delle lezioni. Ad oggi già due alunni della seconda sono riusciti a cambiare scuola, facendosi accettare da un altro liceo. Per gli altri il percorso potrebbe non essere altrettanto celere, non si tratta infatti di una passeggiata.

Nel programma scolastico del liceo paritario della scuola Bosina ci sono differenze sostanziali rispetto ai licei linguistici statali: manca completamente la terza lingua straniera. Una differenza che potrebbe rappresentare un ostacolo non da poco per il riconoscimento del percorso di studi effettuato dagli alunni della scuola paritaria varesina nel trasferimento verso un istituto pubblico. Proprio la mancanza della terza lingua straniera è stato uno dei punti cardine del parere negativo rilasciato dal Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione il 26 agosto 2010, alla vigilia dell’apertura del liceo.

Un documento di tre pagine nel quale gli esperti del ministero hanno elencato tutte le lacune del progetto didattico, culturale e formativo del liceo Bosino che “non risponde del tutto ai requisiti previsti per il riconoscimento di curricoli da attivare in chiave sperimentale”. Ma non solo, nelle conclusioni si sottolineava anche come nel progetto mancasse “il profilo educativo culturale e professionale degli alunni” e con esso altri elementi considerati fondamentali: “nulla si dice circa le azioni previste a supporto della formazione integrale della persona ed a beneficio dello studio delle discipline in prospettiva sistematica, storica e critica”, per finire poi con la sottolineatura relativa alla mancanza della terza lingua straniera: “La soppressione di una materia caratterizzante l’indirizzo di studi non può essere condivisa. Si propone, pertanto, parere contrario”.