“Siamo stati bugiardi”. Lo dovranno diffondere, per ordine di un giudice, per due anni su tutti i media le compagnie che producono sigarette. Per decenni hanno taciuto i rischi del fumo ben consapevoli dei danni che invece provocava sulla salute. Adesso i colossi del tabacco dovranno confessare ai cittadini di averli ingannati, pagando di tasca loro una campagna di comunicazione in cui fare mea culpa sui pericoli delle sigarette.

A obbligare le principali aziende produttrici ad ammettere le proprie responsabilità è stato un giudice distrettuale americano, Gladys Kessler, con un’ordinanza rimbalzata sui principali quotidiani online statunitensi e britannici. La campagna dovrà durare almeno due anni ed essere pubblicata su vari media. I dettagli, ad esempio il costo, devono ancora essere stabiliti, ma di certo non piaceranno alle aziende, che potrebbero appellarsi contro la decisione di Kessler. Al momento hanno fatto sapere che stanno studiando il pronunciamento del giudice.

In pratica le industrie dovranno cominciare gli annunci con una frase del tipo “Le aziende hanno ingannato deliberatamente i cittadini americani vendendo e pubblicizzando le sigarette a basso contenuto di catrame o light come meno nocive” delle normali bionde. O ancora: “Il fumo uccide, in media, 1.200 americani. Ogni giorno”. E anche, “Le aziende intenzionalmente producono le sigarette in modo da renderle più appetibili”. Ma anche “Quando si fuma, la nicotina effettivamente provoca dei cambiamenti nel cervello: è per questo che è così difficile smettere di fumare” oppure “Tutte le sigarette provocano il cancro, malattie polmonari, attacchi di cuore e morte prematura -. Anche le sigarette light, a basso contenuto di catrame, le ultra light e quelle naturali. Non c’è sigaretta sicura”. Tra i messaggi da pubblicizzare a loro spese anche “Non esiste un livello sicuro di esposizione al fumo passivo” e “I bambini esposti al fumo passivo hanno un rischio maggiormente di essere colpiti dalla sindrome di morte improvvisa del lattante, da infezioni respiratorie acute, di avere problemi alle orecchie, asma grave e funzionalità polmonare ridotta.”

Il giudice, che ha accolto le proposte del ministero di Giustizia, aveva già ordinato all’industria di condurre questo tipo di campagna d’informazione nel 2006, partendo sempre dal presupposto che i colossi del tabacco aveva nascosto i rischi per la salute per decenni. Ne era seguito un lungo dibattito e le aziende si erano opposte strenuamente, rifiutandosi in particolare di usare il termine “inganno” e obiettando che si sarebbe trattata di una “confessione pubblica forzata”. La Kessler però non si è arresa ed è tornata a chiedere alle aziende di chiedere scusa. Il ministero della Giustizia dovrebbe incontrare i produttori il prossimo mese per discutere i dettagli della campagna.