Centoquaranta caratteri per raccontare l’orrore. I bombardamenti riportati da chi bombarda in tempo reale con aggiornamenti continui, video e foto. La guerra ai tempi della comunicazione orizzontale si fa anche così, un post dopo l’altro, link dopo link sui più popolari social network. E’ l’operazione mediatica che da ieri sta portando avanti l’Israel Defense Force, che sta raccontando minuto per minuto sulla sua pagina Twitter, ma anche sul live-blog del proprio sito internet, le modalità e le ragioni dell’operazione “Pilastri della Difesa” in atto in queste ore sui cieli di Gaza. E’ la prima volta che un esercito racconta un conflitto in tempo reale e, soprattutto, che lo fa su un canale tradizionalmente utilizzato dalla controinformazione.

La nuova frontiera della propaganda di guerra è nata ieri. Pochi minuti dopo che il velivolo israeliano aveva fatto saltare in aria l’auto su cui viaggiava Ahmed Al-Jaabari, capo militare di Hamas, mentre percorreva una strada di Gaza City, l’esercito pubblicava su YouTube un video in bianco e nero di 10 secondi che mostrava l’esplosione ripresa dall’aereo. Filmato subito pubblicato anche sul sito ufficiale dell’Idf e postato su Twitter. Con il social network utilizzato da uno Stato per la prima volta nella storia come veicolo pubblicitario per annunciare al mondo, non soltanto alla sfera digitale, l’uccisione di un nemico. Un filmato impressionante, al punto da essere oscurato da YouTube perché accusato “di violare i termini di servizio”. Ma la strategia comprende anche Facebook: una fotografia in un campo rosso acceso di Al Jaabari con la stampigliatura recante la scritta “Eliminato” è apparsa sul profilo dell’Idf subito dopo l’uccisione.

Minuto per minuto l’esercito israeliano sta aggiornando il suo profilo Twitter con i dettagli dell’operazione, dalle incursioni aeree (come quello in cui l’Israel Air Force fa saltare in aria la “Fazil Infrastructure in Zeitoun“, una piattaforma per il lancio dei missili) alle operazioni di propaganda. In mattinata, ad esempio, l’Idf ha pubblicato un video che mostra un aereo lanciare volantini su Gaza City. Un altro post mostra la foto di uno dei volantini, un messaggio alla popolazione di Gaza: “Importante annuncio per i residenti della Striscia di Gaza – il titolo – siate responsabili e per la vostra sicurezza, evitate di sostare nelle vicinanze di membri o luoghi appartenenti ad Hamas o altre organizzazioni terroristiche che mettono a repentaglio la vostra sicurezza. (…) Questo messaggio sarà valido finché non sarà ripristinata la quiete nella regione”.

E il social network viene utilizzato anche per comunicare, anche in maniera amaramente ironica, con il nemico: “Consigliamo a tutti i membri di Hamas – si legge in un tweet firmato da uno dei portavoce dell’esercito con il nick ufficiale Idfspokeperson – siano leader o semplici affiliati, di non farsi vedere in giro nei prossimi giorni”. Dal punto di vista comunicativo Hamas accetta di confrontarsi sul medesimo terreno, quello dei siti di microblogging, sempre più veicolo di messaggi, decisioni e prese di posizioni ufficiali. Proprio rispondendo a quest’ultimo tweet, ieri le Brigate Al Qaassam hanno lanciato il monito oggi ripreso da tutti i giornali del mondo: “Le nostre mani benedette scoveranno i vostri leader e i vostri soldati ovunque si trovino: avete spalancato le porte dell’inferno”.

Se la guerra del Golfo e le immagini a infrarossi dei bombardamenti notturni viste alla tv sono preistoria, ormai lontano appare anche l’operazione con cui venne stanato Osama Bin Laden ad Abbottabad. “Subito dopo l’incursione nel compound, la Casa Bianca e il Pentagono cominciarono a far uscire anche sui social network i dettagli dell’operazione – scrive Noal Shachtman su Wired – ma gli unici tweet postati durante l’operazione furono opera di un abitante di Abbottabad che aveva sentito atterrare gli elicotteri. E le immagini del cadavere di Bin Laden non sono mai state mostrate in pubblico”.

Israele è andata oltre, ha marcato una nuova frontiera. Con l’Idf che tiene i giornalisti internazionali lontano da Gaza, il ministero della Difesa di Tel Aviv sta compiendo un’operazione di immagine mai tentata prima: spiegare in tempo reale al mondo le ragioni del suo ultimo conflitto e tentare di condurre le danze anche nella guerra di opinioni che accompagnerà la campagna militare. Ulteriore novità: la nuova strategia viene esercitata sui social network, lo strumento di comunicazione 2.0 su cui si sono sviluppati e comunicano i movimenti che tradizionalmente hanno puntato e puntano a combattere il potere ufficiale, da Occupy Wall Street a alla Primavera araba.