Se non è guerra, poco ci manca. Con il punto di non ritorno mai così vicino. Raid e tensione in Medio Oriente tra Israele e Gaza. E’ da mercoledì che si susseguono lanci di missili e controffensive delle due parti che finora hanno portato a 3 morti israeliani, 19 palestinesi, tra i quali un bambino di 10 mesi, e decine di feriti. Le ultime vittime palestinesi, tre ragazzi di 9, 14 e 16 anni, sono state causate dal raid israeliano su Beit Hanun, nel nord della Striscia di Gaza, che ha fatto registrare anche 12 feriti. Gli ospedali di Gaza City ”sono allo stremo”, secondo quanto riporta Al Jazeera, Nadim Baba: i feriti sarebbero oltre duecento, e tra di loro si contano molti bambini. L’aviazione israeliana ha annunciato di avere colpito circa 70 obiettivi nella Striscia nell’arco di un’ora di bombardamenti. Secondo il quotidiano The Jerusalem Post, gli obiettivi erano dei siti sotterranei da dove venivano lanciati dei missili.

L’allerta è salita a livelli altissimi quando la Jihad islamica ha rivendicato il lancio di un missile Fajr 5, di produzione iraniana e in dotazione alle forze armate di Teheran, che dalla Striscia ed è caduto 15 chilometri a sud di Tel Aviv, a Rishon Letzion, senza causare vittime né danni. Un altro razzo, invece, secondo la radio dell’esercito israeliano, ha raggiunto la zona intorno alla città ed è finito in mare davanti a Giaffa, la località-gemella di origini arabe che si estende a sud-ovest della principale città dello Stato ebraico. Nessuno dei due, quindi, è caduto nel centro abitato. 

Raid e contro-raid – La reazione israeliana non si è fatta attendere. In serata, infatti, nuovi bombardamenti su Gaza City. A darne notizia è stata un’attivista italiana contattata telefonicamente dall’Ansa: “Ci sono forti esplosioni, siamo barricati in un appartamento e stiamo decidendo se spostarci nel vicino ospedale”. La notizia è confermata anche dal corrispondente Bbc sul posto: “Sono le esplosioni più forti che ho sentito fino ad ora” ha detto il corrispondente della Bcc, secondo cui si tratta di raid aerei israeliani, che stanno colpendo l’area nord della città. “Lì vicino ci sono due grandi hotel” ha detto ancora il corrispondente Bbc. In mattinata, del resto, la cronaca ha registrato un primo raid sulla Striscia di Gaza, che dopo l’uccisione del capo militare di Hamas, Ajmed Jabari, ha reagito con il lancio di centinaia di razzi. Gli attacchi delle Brigate al-Khassam hanno colpito una casa della cittadina di Kreat Mlakhi dove sono morti tre israeliani. Intanto l’offensiva israeliana ‘Pilastro di Sicurezza’, entrata nel secondo giorno, va avanti senza sosta. Il Consiglio di Sicurezza Onu, riunitosi ieri notte, non ha fatto nessuna dichiarazione formale ma ha chiesto lo ‘stop’ delle violenze.

Appelli, scambi di accuse e il ruolo di Usa ed Egitto – Il peggio, però, potrebbe non esser ancora passato. A testimoniarlo sono le parole del ministero della Difesa dello Stato ebraico Ehud Barak, che ad Al Arabiya ha detto che i militanti palestinesi “pagheranno il prezzo per il lancio dei razzi contro Israele”, quasi 400 nelle ultime 24 ore. Non solo. Lo stesso ministro, infatti, ha dato il via libera al richiamo di 30mila riservisti. “Determineremo quando di loro dovranno rientrare in servizio” ha detto il portavoce dell’esercito Yoav Mordechai, spiegando che la “campagna sta per ampliarsi”. “Tutte le opzioni – ha aggiunto – sono ora sul tavolo”.

Immediata la replica delle brigate al-Qassam, che hanno rivendicato l’abbattimento di un drone israeliano mentre stava sorvolando la Striscia di Gaza. Durissime, invece, le parole del primo ministro di Hamas a Gaza Ismail Haniye: “Risponderemo all’aggressione israeliana: si fermino o sarà un diluvio di razzi” ha detto l’esponente islamico, che ha rivolto un “invito alle autorità egiziane ad aprire completamente il valico di Rafah”. Ed è proprio rivolto al Cairo che Haniye ha detto di avere “fiducia negli amici egiziani”, mentre domani è atteso a Gaza il primo ministro del Cairo Hisham Kandil. Un ruolo, quello dell’Egitto, che diventa a dir poco fondamentale, anche dopo la presa di posizione degli Usa, che hanno chiesto al governo egiziano di usare tutta la sua “influenza” per riportare la calma nell’area di Gaza. La risposta è arrivata direttamente dal presidente Morsi. “Siamo dalla parte dei palestinesi per evitare questa aggressione della Striscia di Gaza” ha dichiarato. Poi la notizia del ‘contatto’ con Obama: “Ho chiamato il presidente americano e discusso con lui le vie da intraprendere per giungere alla pace nella regione” ha detto Morsi. Basterà a far tornare la calma?

Difficile dirlo, specie dopo che l’esercito israeliano ha replicato alla reazione palestinese con una serie di raid sulla Striscia. L’attacco nei pressi di Tel Aviv è il punto più a nord raggiunto da missili o razzi partiti dall’enclave palestinese dall’inizio dell’escalation militare, mercoledì scorso. A seguito del lancio del Fajr5, l’allarme antimissile è risuonato a Tel Aviv e gli abitanti della città sono stati invitati a trovare riparo nei rifugi. E’ la prima volta che accade dal 1991, quando si scatenò la Guerra del Golfo e Saddam Hussein lanciò diversi missili scud contro Israele. Sulle tensioni è intervenuto anche Putin che, secondo quanto riferisce una nota del Cremlino, “ha invitato le parti coinvolte a dare prova di moderazione e ad evitare l’escalation della violenza, le cui vittime comprendono civili, e a fare tutto il possibile perché la situazione ritrovi il suo corso normale”. Sulla questione è intervenuta ufficialmente anche la Turchia: per il ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu i raid israeliani costituiscono un “crimine contro l’umanità”. Nell’intento di evitare che la situazione nella Striscia di Gaza degeneri definitivamente, inoltre, il presidente della Francia, Francois Hollande, ha avviato colloqui con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e con altri statisti, tra cui l’omologo egiziano Mohamed Morsi: lo ha riferito il premier francese Jean-Francois Ayrault, secondo cui il capo dell’Eliseo ha preso “contatti diretti” con gli interlocutori. “E’ tempo di fermare questo precipitare degli eventi”, ha avvertito Ayrault a margine di una visita ufficiale a Berlino. “E’ pericoloso per la sicurezza d’Israele e del suo popolo, e per quella del popolo palestinese”.

Il primo ministro Benyamin Netanyahu, però, ha detto che “Israele continuerà a fare tutto quello che è necessario per difendersi. Hamas è responsabile per il lancio di centinaia di razzi sulle nostre città e i nostri bambini, ma Israele continuerà a fare qualsiasi cosa per evitare di procurare vittime a Gaza”. La massiccia offensiva israeliana ha indotto Abu Mazen a interrompere il tour in Europa per cercare appoggi alla richiesta palestinese per elevare il suo status all’Onu. Il presidente dell’Anp rientra nel pomeriggio in Cisgiordania. Sabato parteciperà a una riunione d’urgenza convocata dalla Lega Araba al Cairo sulle violenze a Gaza (leggi l’analisi di Lettera 22).

Il capo negoziatore palestinese, Saeb Erekat, ha aggiunto che Abu Mazen si è messo in contatto tanto con il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, che con l’amministrazione Usa, e ha telefonato a vari capi di Stato e di governo europei e al presidente egiziano, Mohamed Morsi, per chiedere a tutti di fare del loro meglio “per fermare immediatamente l’escalation israeliana”.

In serata il consigliere alla sicurezza di Obama, Ben Rhodes, ha esortato la Turchia, l’Egitto e gli altri paesi che hanno influenza su Hamas a incoraggiare un allentamento delle tensioni con Israele.  Rhodes ha definito “inaccettabile” la continua minaccia di razzi di Hamas su Israele. Anche il primo ministro britannico, David Cameron, ha espresso al premier israeliano Netanyahu “estrema preoccupazione” per le violenze a Gaza e gli ha chiesto di fare tutto il possibile per evitare vittime civili. Cameron ha parlato al telefono con il leader israeliano, ricordandogli le parole del capo della diplomazia britannica William Hague che ha detto che “Hamas è stato il principale responsabile della crisi”.

Duecento obiettivi colpiti – Dall’inizio dell’operazione gli attacchi aerei – secondo dati diffusi dai media israeliani – hanno colpito oltre 200 obiettivi, usando “precise informazioni dell’intelligence” e le vittime “sono in gran parte terroristi”. Il rappresentante dell’Autorità nazionale palestinese all’Onu, Rayyad Mansour ha denunciato l’attacco con “mezzi militari illegali contro civili indifesi” mentre l’ambasciatore israeliano presso la stessa organizzazione ha controbattuto che “Hamas si nasconde dietro ai suoi civili per colpire i nostri civili”. Nessuna dichiarazione formale da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu riunitosi la notte scorsa su richiesta d’urgenza dell’Egitto, ma il messaggio emerso – ha spiegato l’ambasciatore indiano Hardeep Singh Puri, presidente di turno dei Quindici – è stato chiaro: “La violenza deve cessare”. All’orizzonte, c’è lo spettro di un bis di Piombo Fuso, l’operazione militare di Israele su Gaza a cavallo tra 2009 e 2012: tre settimane e oltre 1.400 morti palestinesi