Il Pdl è pronto allo “strappo”. Questa volta il governo deve ritornare sui suoi passi o si va al voto anticipato. Una linea dura che vede marciare a braccetto, dopo mesi di gelo, Silvio Berlusconi e Angelino Alfano e che ricompatta il partito, sfibrato dalle lunghe polemiche interne e dalle recenti sconfitte elettorali. E proprio il timore di una débacle a trecentosessanta gradi, con la sconfitta a febbraio in due regioni chiave come Lazio e Lombardia e l’effetto domino che si propaga fino alle politiche, spinge il Cavaliere e il segretario a minacciare Monti: election day o crolla tutto. Reazione scatenata dalla decisione dell’esecutivo di fissare la data delle elezioni regionali nel Lazio, Lombardia e Molise.

Per l’ex presidente del Consiglio, viene spiegato, la mossa a sorpresa del Viminale sarebbe la conferma di una sorta di “patto” siglato tra il Professore e il Pd, con il silenzio del Colle. Una strategia, è il ragionamento fatto a caldo con Alfano, Verdini e Letta, per favorire il partito di Bersani e ostacolare la ripresa del Pdl. Sì, perché, in via dell’Umiltà si ritiene che a rimetterci andando a votare in due momenti diversi, ma molto ravvicinati, per le regioni e per le politiche sarebbe solo il Pdl, ancora in alto mare sulle candidature per il dopo Polverini e Formigoni, e orfano di alleanze a livello nazionale.

Un timore di flop che accomuna la Lega, tanto che Berlusconi (che ha incontrato Alfano) ha subito cercato la sponda del Carroccio, che presenta un emendamento alla legge di stabilità sull’election day. E gli ex alleati si preparano a dare battaglia insieme in Parlamento: il decreto non passerà, è l’avvertimento fatto arrivare a Monti. Ma c’è anche un’altra questione a terremotare il partito di via dell’Umiltà: con il voto a febbraio in Lazio e Lombardia le primarie rischiano davvero di saltare e non vedere mai la luce. Alfano teme che la sua linea venga sconfitta e prevalga quella berlusconiana: a questo punto le consultazioni popolari sono totalmente inutili. Ma proprio sulle primarie il segretario ha puntato tutto, fino ad arrivare allo scontro diretto con il Cavaliere. Un mezzo, per l’ex Guardasigilli, per portare a compimento l’affrancamento dal ‘capo’ ritenuto nel partito ormai irrinunciabile per sopravvivere. Intanto gli ex An affilano le armi: Gasparri minaccia conseguenze, Corsaro propone esplicitamente di far cadere l’esecutivo. Alfano, nonostante l’avvertimento al Professore, suggerisce cautela, aspettiamo le mosse del governo, supportato da Letta, come sempre contrario a strappi. C’è chi nel Pdl riferisce di contatti con palazzo Chigi per avere spiegazioni. E in serata, a fronte del silenzio ufficiale del premier, da via dell’Umiltà fanno trapelare un’apertura dell’esecutivo alle richiesta del Pdl, con la disponibilità – riferiscono fonti pidielline – a prendere in considerazione tutte le ipotesi in campo. Il problema, viene spiegato nel Pdl, è che Napolitano non vuole anticipare le elezioni politiche. Inoltre, la riforma elettorale è ancora in alto mare e il Colle non darà mai il via libera al voto anticipato senza che la riforma del sistema di voto veda la luce.

Del resto, la scorsa settimana Napolitano proprio al segretario del Pdl, nel colloquio che concludeva il giro di incontri con i leader della maggioranza, aveva ribadito la determinazione a portare a compimento naturale la legislatura per favorire la realizzazione dell’agenda governativa e parlamentare, tra cui la legge elettorale. Alcuni big pidiellini, poi, ricordano che in diverse occasioni dal Quirinale è stato fatto presente che il Napolitano non vorrebbe ‘gestire’ la formazione del nuovo governo, compito che spetterebbe al suo successore. Insomma, nonostante le minacce, Berlusconi sa che la strada dell’election day a febbraio è impervia, mentre ha più chance il voto accorpato ad aprile, che trova anche la sponda di Casini. Ma certo, tra le incognite prese in esame dal Cavaliere c’è anche il fattore tempo: un voto a febbraio rischia di accelerare troppo il suo rientro sulla scena e il lancio della lista di imprenditori. Il progetto, però, non è ancora pronto, manca il ‘cavallo di razza’ a cui affidare la guida di tutta l’operazione. Election day sì, quindi, ma forse meglio ad aprile.

Alfano è stato chiarissimo, nonostante abbia usato toni diplomatici. “Il governo rimedi ad un errore grossolano e madornale. Il Pdl non può dire di sì” dice il segretario del Pdl. Per il segretario del Pdl era meglio non anticipare la tornata elettorale regionale e fare l’election day per risparmiare. “Con la scelta del governo – avverte – gli italiani saranno costretti a pagare una tassa cinica di 100 milioni di euro, la somma che sarà spesa per anticipare le regionali. In commissione Bilancio alla Camera non si trovano i soldi per gli alluvionati della Maremma, e noi invece, buttiamo 100 milioni di euro per anticipare di 50 giorni rispetto alle elezioni politiche quelle regionali”. “In questo modo – scandisce Alfano – si condanna l’Italia a cinque mesi di estenuante campagna elettorale. Così ci si mette in ginocchio ai piedi di Bersani. L’Italia è in una fase assolutamente difficile dal punto di vista economico e il Pdl non può dire di sì a un cinico calcolo di Bersani”. Alfano dice di essere “indignato” e contrattacca: “Anticipiamo le elezioni politiche a febbraio o spostiamo le regionali ad aprile. Non è che ci vuole il direttore del Fmi per trovare questo risparmio”.

Ad Alfano risponde proprio Pierluigi Bersani: “Alfano non faccia il mestiere del presidente della Repubblica ma il suo lavoro” dice il segretario del Pd. All’obiezione sui costi di due diverse elezioni, il segretario del Pd ribatte: “Alfano dica quanto costa tenere in piedi delle Regioni senza che facciano nulla. E quanto alla modifica della data del voto delle politiche, Alfano non faccia il mestiere del presidente della Repubblica, ma il suo”. “Si vada a votare nei tempi giusti per le politiche e prima che si può per le Regioni senza governo – ha concluso Bersani – Ho sempre detto questo e mantengo questa posizione”.

E arriva la controreplica: “Bersani sa benissimo – dichiara Alfano – che il suo capriccio costerà 100 milioni ai contribuente italiano e tutto questo mentre non si trovano i soldi per gli alluvionati della maremma e non si trovano i soldi per le forze dell’ordine. Questa è una tassa cinica che il Partito Democratico sta imponendo agli italiani. Noi ci batteremo e davvero chiediamo al Governo di rimediare a questo colossale errore entro venerdì”.

Non è solo Alfano a bocciare l’election day. Tutto il Pdl è compatto: “L’ipotesi avanzata dal ministro Cancellieri è del tutto sbagliata” ribadisce Fabrizio Cicchitto. Anche il capogruppo Pdl alla Camera evoca lo spreco di denaro e poi “in secondo luogo si arriverebbe a far votare due volte nello spazio di due mesi circa 14 milioni di italiani. Tutto ciò inevitabilmente comporterebbe una sorta di spinta all’astensionismo e al grillismo, insomma un colossale errore rispetto al quale ci auguriamo un netta correzione”. Per il portavoce del Pdl Daniele Capezzonel’election day sarebbe “un inaccettabile spreco di soldi pubblici, oltre che una provocazione. A cosa serve predicare sobrietà e austerità, quando poi si fanno scelte così incomprensibili? Davvero c’erano e ci sono 100 milioni degli italiani da buttare? Il Governo è ancora in tempo per rimediare a un errore inaccettabile”. Insomma: si arriva alla minaccia neanche tanto velata. “Ha ragione il governo che anticipa il voto regionale. Abbiamo ragione noi a volere l’election day. Facciamo cadere il governo e si voti tutto” scrive su Twitter Massimo Corsaro.

“Il Pdl non vuole votare perché è in difficoltà” risponde la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro. “Due Regioni importanti, a causa degli scandali provocati dalle amministrazioni di centrodestra, devono andare a votare in fretta. Leggere oggi le minacce e i ricatti che il Pdl sta lanciando al governo non è accettabile. La verità è che ciò che resta del partito di Berlusconi sta affogando nelle sue difficoltà e cerca di prendere tempo. E’ lo stesso atteggiamento che sta bloccando la riforma delle legge elettorale. Ma il Paese non può rimanere bloccato dalla paura di perdere del Pdl”.

Per il vicesegretario del Pd Enrico Letta “è già troppo tardi votare a febbraio. Serietà avrebbe voluto che i presidenti di due regioni importanti come il Lazio e la Lombardia, una volta certificata la crisi, avessero scelto di andare subito al voto invece di perdere tempo con giochi politici sulla pelle dei cittadini. Lo scandalo quindi sta nel fatto che Polverini e Formigoni abbiano trascinato la loro crisi per cercare di non andare a votare. Oggi è necessario andare al voto, e rapidamente”.