Primarie sì. Primarie no. Primarie forse, anche se sulla loro forma in vista delle elezioni in Lombardia resta ancora tutto da decidere. Nel centrosinistra, e ora anche nel centrodestra. Perché la discesa in campo di Umberto Ambrosoli ha rimescolato le carte in entrambi gli schieramenti. In serata, al termine della direzione regionale del Pd, è arrivata la disponibilità dei Democratici a primarie indette non dai partiti, ma dal comitato promotore di un patto civico. Nella notte è arrivato su facebook il via libera di Ambrosoli: “Il comitato deciderà autonomamente le modalità di legittimazione del candidato, per quanto mi riguarda ogni soluzione andrà bene, ovviamente anche quella competitiva”. 

L’incertezza mantenuta fino a martedì sera dall’avvocato milanese aveva provocato qualche mal di pancia tra coloro che alle primarie vecchia maniera si sono già candidati. Ora invece Ambrosoli scrive: “Abbiamo l’orgoglio di aver creato i presupposti per riavvicinare molti cittadini alla volontà di affrontare responsabilmente il voto. Questo è solo l’inizio di un progetto di democrazia partecipativa che abbiamo intenzione di realizzare”. Incerta è pure la situazione nel centrodestra, dove da qualche giorno la corsa di Gabriele Albertini è in salita. Perché la candidatura di Ambrosoli sembra avergli tolto l’appoggio dell’Udc. E l’investitura ufficiale di Roberto Maroni come candidato della Lega alla presidenza della Lombardia ha finito per mandare in blocco anche il Pdl: sostenere l’ex sindaco di Milano vorrebbe dire rompere definitivamente con il Carroccio, anche a livello nazionale. Così nel partito è ricominciata a circolare l’ipotesi di primarie di coalizione, utili a ricompattare attorno a un’unica candidatura l’alleanza che ha finora governato la regione.

Primarie, ma non chiamiamole così. I dubbi del centrosinistra – Il suo no alle primarie, Umberto Ambrosoli l’aveva fatto intendere giovedì scorso, quando con una nota pubblicata su Facebook e linkata su twitter aveva annunciato la sua disponibilità a correre alla presidenza della regione Lombardia. Un no che ha ribadito lunedì nel suo studio legale di via Fontana ai segretari lombardi dei partiti del centrosinistra, Maurizio Martina del Pd, Franco Bordo di Sel e Sergio Piffari dell’Idv.

Al figlio dell’eroe borghese non era piaciuto l’escamotage delle ‘primarie civiche’: troppo legato ai partiti del centrosinistra il concetto di primarie, anche nella sua nuova declinazione, mentre l’avvocato punta a un allargamento al centro e alla società civile. Così nella nota diffusa dal suo staff subito dopo l’incontro, la parola “primarie” non compare mai. Piuttosto si parla della sua disponibilità “a prendere parte a forme di partecipazione popolare dell’elettorato lombardo”. Una forma di consultazione per valutare i programmi dei candidati.

Ora la direzione regionale del Pd ha ribadito la disponibilità a primarie indette non dai partiti, ma dal comitato promotore di un patto civico. E la nuova formulazione sembra accontentare Ambrosoli, che – dopo il post notturno su facebook – proprio oggi dovrebbe sciogliere il riserbo ufficialmente. E dovrebbero essere chiariti sia i punti del suo programma, sia i dettagli e la data del nuovo tipo di consultazione (al momento le primarie sono in programma per il 15 dicembre). A questo punto si è arrivati dopo che nel centrosinistra sono cresciuti i dubbi sul corso intrapreso dopo la discesa in campo dell’avvocato. Lunedì il consigliere regionale del Pd Franco Mirabelli si chiedeva se non fosse giunto il momento di “rivendicare il ruolo avuto dal Pd” nella fine della giunta Formigoni.

“Stiamo perdendo consenso e buonsenso”, ha scritto sul suo blog Pippo Civati riguardo all’ipotesi di rinunciare alle primarie. Le ultime indecisioni di Ambrosoli non hanno entusiasmato neppure coloro che alle primarie si erano iscritti dopo il suo primo rifiuto a correre per la Regione. “Ti chiedo di schierarti con
 chiarezza a favore delle primarie in Lombardia – è il messaggio che gli ha rivolto su Facebook Alessandra Kustermann – o, se questo nome 
ti disturba, di schierarti per una consultazione civica che 
permetta a ogni cittadino di esprimere la propria preferenza 
secondo il principio democratico ’una testa, un voto’. Continua la ginecologa della Mangiagalli, una delle prime a candidarsi: “Non sono ancora riuscita a capire che cosa vuoi
fare e temo che, come me, non lo abbiano capito molti
 cittadini”. Per poi chiedere ad Ambrosoli: “Perché la vicinanza a 
quel centrosinistra che per 17 anni si è opposto a Formigoni ti
 turba tanto?”.

Diretto è anche il messaggio di un altro candidato, Roberto Biscardini, socialista e consigliere comunale del Pd a Milano: “Ambrosoli non faccia lo schizzinoso, senza il peso dei partiti non andrebbe da nessuna parte”. Il giornalista Andrea Di Stefanosi è detto disposto ad accettare una competizione più allargata rispetto alle tradizionali primarie e ha fatto sapere che lui ci sarà (“chiudere al confronto sarebbe un grande regalo all’astensione e al voto di protesta”). In attesa che i giochi si definiscano meglio, continuano a raccogliere le firme per la loro candidatura anche gli altri due contendenti, il consigliere regionale del Pd Fabio Pizzul e il collega di Sel Giulio Cavalli, che venerdì scorso si era detto pronto ad appoggiare Ambrosoli, ma solo all’interno di un percorso che passasse dalle primarie.

Una situazione talmente intricata, che ieri le parole a favore di Ambrosoli, fino a una settimana fa richiestissimo da tutto il centrosinistra, sono state davvero poche. Giuliano Pisapia, che proprio grazie alle primarie ha iniziato la sua ascesa a Palazzo Marino, ha ribadito quanto sia “fondamentale uscire 
dallo schema secondo il quale sono i partiti a indire le 
primarie”. Una vicinanza alla linea di Ambrosoli che fa perno sulla figura di Stefano Rolando: l’anno scorso uno degli organizzatori della campagna elettorale degli ‘arancioni’, oggi il capo dello staff dell’avvocato.

Qui centrodestra: Maroni è pronto, Albertini corre in salita – Convulsa è anche la situazione nel centrodestra. Lunedì è arrivata da via Bellerio l’ufficializzazione della candidatura di Roberto Maroni alla presidenza della Lombardia. Il rivale Gabriele Albertini ha risposto con ironia: “Secondo i sondaggi, Maroni parte terzo, ma la sua abilità e la sua lunga esperienza sul territorio gli permetteranno di guadagnare posizioni. Gli auguro buona fortuna”. Quella stessa fortuna che per ora l’ex sindaco di Milano sembra non avere. Dopo la sua discesa in campo con un video su Youtube di berlusconiana memoria, per lui sono infatti iniziate le difficoltà.

Prima è stato snobbato dall’Udc, anche se lunedì Pier Ferdinando Casini ha frenato sul quasi endorsement ad Ambrosoli: “Le opinioni sono positive sia su Ambrosoli che su Albertini – ha detto il leader dell’Udc nel capoluogo lombardo -. Decideremo quando saranno chiare le carte in tavola”. Poi ha iniziato a vacillare la compattezza del Pdl dietro la sua candidatura.

Sia Maroni che Albertini puntano a conquistare parte della società civile. Il primo con un progetto che si rifaccia all’esperienza veronese di Flavio Tosi e che attiri anche le liste civiche. Il secondo con una lista che si chiamerà ‘Lombardia civica’ e che includa amministratori locali che abbiano governato bene. Un progetto fuori dal Pdl, nonostante l’ex sindaco di Milano continui ad avere in tasca la tessera del partito. Solo che ora è proprio dal Pdl che possono arrivargli nuovi grattacapi. Secondo Mariastella Gelmini e Maurizio Lupi, Albertini resta il candidato migliore, “ma una consultazione allargata consentirebbe alla coalizione Pdl-Lega di ricomporsi”. Tradotto: per non rompere definitivamente con il Carroccio, anche a livello nazionale, le candidature di Maroni e Albertini potrebbero essere messe alla prova di primarie di coalizione.

Nessuna decisione è stata ancora presa, tanto che lunedì il segretario Angelino Alfano non ha voluto affrontare la questione, nonostante le domande dei giornalisti che lo attendevano a Milano. Un’ipotesi, quella delle primarie, nemmeno troppo strampalata se si è detto possibilista anche Roberto Formigoni, il primo a lanciare la candidatura di Albertini non appena la caduta della sua giunta è parsa inevitabile. Con il sostegno improbabile dell’Udc e quello del Pdl in forse, per ora l’ex sindaco è certo solo dell’appoggio del movimento Fermiamo il declino del giornalista Oscar Giannino. Mentre Luca Cordero di Montezemolo e la sua Italia Futura hanno rinviato l’annuncio della loro scelta pro Albertini a sabato prossimo, in occasione della convention dell’associazione.

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articolo aggiornato il 14 novembre da redazione web