Per la distribuzione di Coop Adriatica è il blocco totale. Dalle prime luci dell’alba di lunedì si stanno accumulando decine di tir di fronte al magazzino centrale del colosso cooperativo bolognese, un fatturato di due miliardi di euro e quasi 10mila dipendenti. Una situazione nata dall’iniziativa spettacolare e di forza dei SiCobas, che hanno picchettato gli ingressi dell’enorme deposito di Anzola nell’Emilia, in una sorta di replica di quanto già visto a Piacenza davanti ai cancelli Ikea.

“Iniziamo a risentire in modo consistente di questo blocco – spiega Adriano Turrini, presidente di Coop Adriatica – Rischiamo di arrivare a fine settimana senza prodotti nei centri commerciali.  Domani, il 14 novembre, ci sarà sciopero e questo ci metterà ancora più in difficoltà. Se non si sbloccherà la situazione dovremmo cercare di utilizzare qualche altro magazzino, ma non in Emilia-Romagna, e con tutti i problema che può dare in questi casi la distanza”. Turrini, parlando dei tir fermi nel piazzale, parla di “imbottigliamento” e di camion che trasportano surgelati, “e questo già oggi inizia a diventare un problema”. Nel piazzale gli scioperanti parlano di milioni di danni per Coop, numeri che il numero uno di Coop Adriatica non conferma né smentisce, “ma certamente di danni ce ne sono”.

Una protesta, quella dei SiCobas, che ha scoperchiato il vaso di Pandora del magazzino centrale di Coop Adriatica. Non solo picchetti per bloccare l’entrata e l’uscita delle merci, e non solo “persone venute da fuori che hanno preso in ostaggio il magazzino”, come hanno spiegato i vertici Coop riferendosi alla protesta dei sindacati di base. Adesso ad Anzola è sciopero a oltranza, e per giunta proclamato dalla Fiscat-Cisl. “Avevamo già scioperato l’8 e il 9 novembre. Adesso abbiamo deciso per un nuovo sciopero. Chi ha firmato l’accordo per il cambio di appalto sappia che lo ha fatto senza rappresentare nessuno”. A Parlare è Malgara Cappelli, segretaria bolognese della Fiscat-Cisl. Un fulmine a ciel sereno visto che i suoi colleghi della Fit-Cgil hanno parlato di “proteste strumentali da parte dei Cobas”, e chiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Soprattutto: una spaccatura clamorosa e inedita all’interno dello stesso sindacato, con due categorie che si fanno la guerra tra loro. Mentre una decide lo sciopero ad oltranza, l’altra chiede l’intervento dei Carabinieri. “Coop Adriatica ha giocato sporco – continua Cappelli – Ci ha escluso dalle trattative, ha firmato un accordo sotto banco solo con la Cgil, e con quello ha deciso di cambiare il contratto di riferimento per chi lavora nel suo magazzino”. Con tutta una serie di conseguenze, tra cui il passaggio di 150 lavoratori da dipendenti a soci lavoratori, “il venire meno delle garanzie date dal tempo indeterminato, e l’obbligo di corrispondere alla coop subentrante 2500 euro”.

Dopo una lunga giornata di trattative il voto in assemblea. Dentro i cancelli di Coop Centrale Adriatica una cinquantina di lavoratori. Fuori altrettanti, per continuare col picchetto. Al momento del voto la maggioranza dei votanti si esprime per il sì, ma ai lavoratori all’esterno non viene autorizzato l’ingresso per votare. “Questioni di ordine pubblico”, spiega a caldo Oriano Campini di Coop Centrale Adriatica. Tra venerdì e lunedì prossimo la coop subentrante chiederà ai lavoratori di aderire e accettare di diventare soci. “Chi non darà il consenso non sarà assunto“, spiegano le rsa della Fisascat-Cisl, per poi annunciare che la loro categoria ha già presentato diffida verso Centrale Adriatica ed è pronta a ricorrere al giudice per condotta antisindacale. I lavoratori annunciano di voler continuare con sciopero e picchetti. Ad essere contestato è il nuovo contratto, e “un periodo di prova di sei mesi introdotto di soppiatto nel testo finale”.