Come il Cavaliere ha annunciato la sua discesa in campo dagli schermi televisivi perché “sollecitato da troppe persone”. Ma invece di dire, come ci si sarebbe attesi, che lo faceva per l’Italia, è andato subito giù duro, togliendo di fatto le parole di bocca proprio al Cavaliere: “Lo faccio (di candidarmi, ndr) perché non posso dire ad Alfano, che è un candidato, di fare un passo indietro, ma gli posso dire che ha un programma non adeguato, e non è in grado di gestire l’Italia. Glielo dirò”.

Eccolo, dunque, Gianpiero Samorì, il Berlusconi di Modena, da tutti indicato come l’uomo che prenderà le redini del nuovo centrodestra sotto l’egida diretta di Silvio Berlusconi che lo metterà alla testa di una lista di imprenditori a cui sta lavorando insieme a Flavio Briatore. Ieri sera Samorì ha svelato le sue intenzioni gettando nel panico un Pdl dove lo scontro delle primarie si sta lentamente trasformando in una resa dei conti senza esclusione di colpi. Per l’avvocato e imprenditore modenese non ci sono dubbi: l’intera classe dirigente del partito “che ha gestito il Paese in questi ultimi anni” deve fare un passo indietro. Ed è panico a bordo della nave scossa di via dell’Umiltà: è arrivato l’uomo nuovo con il mandato di spazzare via tutto l’ancien regime. Per conto del Cavaliere in persona.

Dagli schermi de La7, Samorì ha anche snocciolato il suo programma che sarà sostenuto, a suo dire, da decine di comitati “pro Samorì” pronti ad uscire allo scoperto, una fitta rete di militanti in tutte le regioni: “Ho moltissimi amici, anche se mi avessero chiesto di raccogliere 25mila firme anziché 10mila per la candidatura ci sarei stato dentro”. Ed ha annunciato che nel suo programma una delle prime cose sarà proprio la patrimoniale. Con la tipica concretezza emiliana è andato al sodo: “Voglio una patrimoniale per chi ha più di 10 milioni di euro di patrimonio e in Italia sono tanti: anche i ricchi devono far vedere che intendono farsi parte attiva del risanamento. La patrimoniale la vogliono i ricchi, quello che si pagherà oggi per i ceti più benestanti tornerà dieci volte a quegli stessi ceti nei prossimi anni, se ripartiranno i consumi”. Una delle tante differenze con Berlusconi è apparsa subito anche la semplicità e la chiarezza d’intenti: “Non ho conti all’estero, ho una sola donna che è mia moglie, sono fedele e non racconto barzellette, non ne so neppure una. Anzi, ha ragione Alfano: non ci vogliono barzellettieri”. Poi Samorì è tornato sulle primarie ed ha concluso: “Con queste incertezze, il Pdl sta perdendo 100mila voti al giorno. Io metterei regole molto semplici e poi chi ha già fatto quattro legislature non dovrebbe più presentarsi”.

Il movimento fondato da Samorì si chiama Moderati Italiani in Rivoluzione (Mir) ed è un movimento politico “alla luce del sole perché io non ho nulla da nascondere; tutto quello che ho realizzato in oltre trent’anni di lavoro è trasparente e mai ho ricevuto alcuna contestazione da qualsiasi autorità; sono un alieno della politica e sono cosciente di dover pagare dazio alla mia inesperienza, ma voglio credere che in questo Paese ci sia spazio per le idee e le proposte”. Le sue è pronto ad esporle con chiarezza già la prossima settimana. Nella prima convention del suo movimento che, a questo punto, rischia di trasformarsi nel battesimo dell’aria del nuovo centrodestra. L’appuntamento è a Chianciano, il 17 e 18 novembre. E’ probabile la partecipazione del Cavaliere.

Da ieri sera, dunque, nel Pdl si è voltata bruscamente pagina. Perché contemporaneamente a Samorì, anche Michaela Biancofiore ha annunciato di presentarsi alle primarie, ma solo per “riconsegnare a Berlusconi il suo partito”, mentre ha ufficialmente fatto un passo indietro Gianni Alemanno: “Voglio sostenere Alfano, voglio che sia un progetto politico e non un totonomine: voglio che sia la nascita di un nuovo Pdl”. Invece Crosetto ci sarà: “Mi candido per rappresentare un’idea e un gruppo di persone le quali ritengono che Monti non sia indispensabile e che la sua politica economica , come quella di Tremonti, sia distruttiva per il paese e per dare voce a migliaia di piccole e medie aziende rimaste afone”.

Più di ogni altro elemento, però, a fare la differenza è proprio Samorì. Una faccia credibile, rispetto al circo di quelle caricaturali della destra dell’ultimo periodo del ventennio a colori berlusconiano. Samorì è amico di Dell’Utri (che, a suo dire, non si ripresenterà comunque alle elezioni, “lo fa solo per innervosire i giornalisti, ha commentato l’imprenditore modenese), ma quando parla del suo seguito di popolo e di ceto alto borghese, porta numeri reali di tutto rispetto. Che sono quelli su cui il Cavaliere punta per dare quella ventata di novità capace di far ripartire la sua logora macchina del consenso. Numeri che trasformati in voti potrebbero fare davvero la differenza alle prossime politiche. E spaventare a morte chi ha già fatto i conti su una vittoria di misura, come il Pd, perché a destra non c’era nessuno – finora – capace di riaggregare quella borghesia moderata che è sempre stata la maggioranza reale del Paese. Samorì può farcela. E questo, in prospettiva, potrebbe turbare i sonni anche di Bersani.

Nel Pdl lo hanno capito un po’ tutti che Samorì è in grado di scompaginare davvero il futuro politico del centrodestra che sembrava condannato al declino e in qualche modo temono che Berlusconi torni da Malindi con l’idea di buttare all’aria il tavolo delle primarie per appoggiare solo Samorì, chiudendo i giochi per tutti gli altri. Alfano compreso.

Già, il segretario “anatra mai stata sana” del partito di plastica. Berlusconi ha digerito malissimo le cronache dei giornali che raccontavano di un Alfano che avrebbe prevalso su di lui sulla questione primarie giovedì scorso, nel parlamentino di via dell’Umiltà. Dalle spiagge keniote è partita una telefonata di fuoco contro l’ex ministro della Giustizia accusato senza mezzi termini di essere “un traditore” e di giocare “da solo contro tutta la squadra”. Adesso ci sta pensando Nicolò Ghedini a far da paciere tra i due, ma è chiaro anche da questo episodio che i rapporti tra Berlusconi e l’attuale dirigenza del partito sono sempre più logori. “E’ stressato – ammette il medico personale di Berlusconi, il mitologico Alberto Zangrillo – è come se Cristiano Ronaldo fosse costretto a giocare in serie C: lui, che si è sempre considerato un fuoriclasse, anche nella politica, tenuto ai margini del gioco… Alfano questo non lo doveva fare”. Chissà se il Cavaliere gliela farà davvero pagare, come ha minacciato, oppure lascerà correre. In fondo, per lui da lunedì (quando tornerà da Malindi) si apre un’altra pagina della sua storia politica. Stavolta pare proprio che l’abbia trovato, il suo delfino…