Nessun taglio del nastro per il Ponte Nord di Parma. L’opera simbolo di quindici anni di amministrazione di centrodestra, al centro di critiche e polemiche per mole, posizione e costi, è stata aperta al pubblico dopo due anni di lavori, ma senza il cerimoniale che si riserva alle grandi opere.

Il sindaco Federico Pizzarotti si è rifiutato di tagliare il nastro e l’unico atto ufficiale è stata la benedizione del parroco don Luigi Valentini. “Non è un’inaugurazione e infatti non c’è nessun nastro – ha sottolineato il primo cittadino del Movimento Cinque stelle – Questa è un’opera che non ci rappresenta, ma che apriamo ai cittadini, visto che sono stati loro a pagarla, anche se non ha ancora una funzione perché prima non era stata pensata”.

Nessuno finora aveva avuto il coraggio di inaugurare il ponte che sorge a pochi passi dalla stazione e che idealmente dovrebbe collegarla alla sede dell’Efsa, tanto che la sua reale denominazione è Ponte Europa. Non l’aveva fatto il commissario straordinario Mario Ciclosi e non l’ha voluto fare nemmeno il sindaco Pizzarotti, che in campagna elettorale ha sempre parlato dell’opera come di un “ponte che collega il niente con il niente”, visto che il tratto del torrente Parma su cui passa è quasi sempre in secca e che a un centinaio di metri c’è un altro ponte che congiunge le due zone della città.

Prima di consegnarlo parzialmente al pubblico, la giunta Cinque stelle in questi mesi ha ridimensionato il progetto, riducendo le corsie stradali da quattro a due e facendo realizzare una pista ciclabile non prevista nel progetto originale. Ma l’apertura dell’infrastruttura ultramoderna non rappresenta certo la fine dei problemi legati all’opera, come sanno bene gli amministratori. Il progetto del ponte, voluto nell’era di Elvio Ubaldi e cominciato sotto l’amministrazione di Pietro Vignali, porta la firma dell’architetto Vittorio Guasti, ex senatore del Pdl, ex coordinatore di Forza Italia ed ex vicesindaco di Parma, ed è costato 39 milioni di euro, di cui 25 di contributi pubblici. A costruirlo in due anni (dal 2010 al 2012) è stata l’impresa di Paolo Pizzarotti, l’industriale che porta lo stesso cognome del sindaco e che nella città ducale avrebbe dovuto realizzare il ben più mastodontico progetto della metropolitana, promessa rimangiata di campagna elettorale dell’ex sindaco Vignali. 

Il problema però è che per ora il grande spazio coperto da vetrate su due piani che sorge di fianco all’asse stradale del ponte, lungo 160 metri e alto 15, è del tutto inutilizzabile. Manca la copertura finale del volume, che al momento è aperto e non riscaldato, e che per norma non può ospitare sedi stabili di attività, essendo costruito sopra un corso d’acqua. Niente negozi e uffici dunque, ma nemmeno alcuna esposizione o mercato temporaneo, almeno fino a quando non saranno completati i lavori per l’impiantistica. E per farlo, secondo l’assessore ai Lavori pubblici Michele Alinovi, servono altri 3 milioni e 980mila euro che l’amministrazione Cinque stelle sta cercando con Regione, Provincia e Aipo, che insieme dovranno trovare anche una funzione adeguata agli spazi costruiti. “Ora che il ponte c’è cercheremo di utilizzare al meglio i soldi spesi male dei cittadini – ha detto Pizzarotti – Sicuramente altri non li investiremo noi”.

Nel frattempo 850mila euro serviranno per coprire la chiusura della copertura a vetri, ma la questione su come lo spazio potrà essere utilizzato rimane. Il rischio è che il Ponte Nord diventi un contenitore vuoto e un luogo di degrado, vista la sua identità di piazza coperta che però si colloca tra l’autostrada e la stazione. “Servono enormi costi di manutenzione e bisogna pensare a soluzioni per potere valorizzare gli spazi” ha detto Alinovi.

Senza contare che per realizzare la bretella è stato vivisezionato un intero quartiere, con il risultato che i residenti di via Brennero, aperta per fare spazio al ponte, si sono trovati con una strada a due corsie (nel progetto originario ne erano previste quattro) a pochi metri dalle proprie finestre. “Per tamponare la situazione abbiamo deciso di non aprire la strada fino a quando non saranno completati i lavori della stazione, in modo da non gravare con il traffico sui residenti – ha spiegato l’assessore  – Di certo questa è un’opera che si poteva non fare, ma in qualche modo bisogna concludere questa triste storia”.
Nei giorni scorsi a ribattere alle critiche era stato l’amministratore unico di Stu Authority Francesco Fochi, che aveva negato la mancanza di fondi per finire il progetto e che era presente all’apertura del passaggio insieme a tecnici e dirigenti del Comune, rappresentanti dell’impresa costruttrice e consiglieri Cinque stelle. Unico esponente dell’opposizione, il consigliere del Pdl Paolo Buzzi, che da vicesindaco della giunta Vignali e ancora prima di Ubaldi aveva sempre sostenuto il progetto. Assente invece il Pd, che negli ultimi giorni aveva invitato la città a boicottare l’evento, considerato in “totale continuità con quella idea di città-vetrina del centrodestra, vuoto messaggio del disastro in cui versa Parma”. Il consigliere Massimo Iotti aveva puntato il dito contro la scelta dell’amministrazione di aprire il ponte: “In campagna elettorale Pizzarotti e i grillini invitavano a boicottare l’inaugurazione del Ponte a Nord e promettevano la gogna mediatica a chi fosse andato alla cerimonia. Invece, dopo sei mesi chi inaugura il Ponte, con tanto di invito ufficiale? Proprio gli stessi malpancisti che oggi governano la città”.
Per i politici assenti, non sono mancati invece tanti cittadini e curiosi che hanno attraversato insieme al sindaco e agli assessori il nuovo collegamento. Pochi però quelli pronti ad applaudire l’opera, a partire dai residenti di via Brennero e delle vie intorno. Al punto che qualcuno, con un cartello, ha subito battezzato con un nuovo nome il Ponte Nord: “Anche Parma ha il Ponte dei Sospiri”.