“Il vero banco di prova per Alfano non è nella definizione delle regole per le primarie, ma nel far chiarezza sul rapporto col governo Monti e soprattutto sulla necessità per l’Italia di continuarne l’azione riformatrice anche dopo le elezioni”. Dopo lo scontro tra il segretario del Pdl Angelino Alfano e l’ex premier Silvio Berlusconi, il presidente della Camera Gianfranco Fini tende la mano ad Alfano e lo invita ad allontanarsi dagli “estremismi”: “L’aspro confronto in corso nel Pdl – sottolinea Fini in una nota – va seguito con interesse per capire se emergerà una identità politica veramente in sintonia con il Ppe e quindi, in quanto tale, alternativa in termini programmatici alle Sinistre e mille miglia lontana dalla demagogia estremista, populista e anti-europea di tanti esponenti del Pdl e della totalità della Lega”.

Al di là delle parole di Gianfranco Fini, i problemi da risolvere sono quelli interni al Pdl. Dopo che è spuntato il nome di Gianpiero Samorì come possibile leader del partito, c’è chi mette in dubbio l’utilità stessa delle primarie. E’ il caso di Maria Stella Gelmini, secondo la quale Angelino Alfano “è la persona giusta per guidare il partito, ma non è detto che chi vince le primarie del Pdl sarà poi il candidato premier di via dell’Umiltà”. “Se la coalizione si allargasse – osserva l’ex ministro dell’Istruzione in un’intervista a ‘Sette‘ – potrebbe servire una persona capace di coinvolgere la società civile”. E tra Corrado Passera e Luca Cordero di Montezemolo, Gelmini non ha dubbi su chi puntare: “Montezemolo”. Ma “il problema – aggiunge – è che non vedo una fila di imprenditori o di manager pronti a scendere in campo. C’è chi ha paura di ricevere il ‘trattamento Berlusconi’, chi pensa di prendere voti per procura e chi evidentemente è disincentivato dal fatto che la politica è screditata”. Sta di fatto che la situazione nel centrodestra implica che “o risaliamo o moriamo. Non possiamo sminuire la gravità della nostra situazione. Ma la catastrofe ci dà un’opportunità. Una nuova sfida”. Per coglierla “dobbiamo tornare a parlare di riforme”.

A sottolineare, invece, l’importanza delle primarie, le dure parole pronunciate da Angelino Alfano giovedì 8 novembre: “Non voglio essere designato al nulla. Oggi dobbiamo prendere una decisione, non siamo barzellettieri” e ha aggiunto : “Io accetto la sfida delle primarie altrimenti qual è l’alternativa? Forse qualche gelataio o ex presidente di Confindustria (il riferimento è all’imprenditore padre di Grom e all’ex numero uno di viale dell’Astronomia Luca Cordero di Montezemolo), che nei sondaggi va peggio di noi? Finora un Berlusconi del ’94 non è venuto fuori, allora scegliamolo tra di noi, a meno che non c’è una scelta che riguarda personalmente Berlusconi e sulla quale c’è la clausola di sempre”. Essendosi sentito tirato in ballo, Guido Martinetti, il fondatore di Grom, è voluto intervenire sulla questione del suo possibile ingresso in politica. Smentendo l’ipotesi. “Per quel che mi riguarda, no nel modo più assoluto – ha detto al TgCom24 – Voglio concentrarmi sulla mia impresa, mi appassiona il mio lavoro”. Poi, sulle parole di Alfano, Martinetti è stato molto netto: “Non credo che ce l’abbia con me, credo fosse risentito per un ipotetico ridimensionamento del suo ruolo e lo capisco, la considero un battuta fatta con sarcasmo. Anzi: gelataio bella parola di cui sono orgoglioso”.