Uno Stato salutista? O solo uno che cerca in ogni modo di ridurre il deficit pubblico, in questi tempi di crisi? Sta di fatto che la Francia si avvia a varare una supertassa sull’olio di palma, contenuto in tanti prodotti alimentari. A Parigi la chiamano già la “tassa Nutella”, perché è proprio il prodotto simbolo della Ferrero quello che genererà più nuove entrate per le casse pubbliche.

Ieri la commissione degli Affari sociali del Senato ha approvato un emendamento che moltiplica per quattro (+300%) l’imposta già esistente sull’olio di palma, che si trova presente in tanti esponenti del junk food, dalle patatine fritte al gelato, passando per maionese, cioccolato e pizze industriali. Si tratta di un emendamento alla legge di finanziamento del 2013 del sistema di sicurezza sociale, che verrà discusso in aula a partire dal 12 di novembre, tappa importantissima per riportare il deficit pubblico dai 19,3 miliardi di euro del 2012 ai 13,9, che rappresentano l’obiettivo per l’anno prossimo. La misura, appoggiata dalla sinistra al potere, ha forti chance di passare, dato che i socialisti dispongono da soli della maggioranza assoluta nell’Assemblea nazionale.

E tanto più che oggi al riguardo è intervenuto perfino Jerome Cahuzac, ministro del Bilancio: “Produrre olio di palma provoca deforestazioni massicce che compromettono l’ecosistema”, ha dichiarato. Ha poi accennato alla nocività del prodotto, sottolineando: “E’ tempo che i consumatori se ne rendano conto”. Il giorno prima Yves Daudigny, relatore della commissione al Senato, aveva sottolineato che “la sovrattassa sull’olio di palma è un segnale alle industrie agroalimentari, perché sostituiscano questo ingrediente con altre sostanze meno dannose. E’ usato molto, perché costa poco, ma è troppo ricco di grassi saturi che sono nocivi per la salute”.

Insomma, ci si appella appunto alla salute e all’ecologia (l’espandersi delle piantagioni di palme al posto delle foreste vergini). Mentre l’Ania, l’Associazione nazionale delle industrie agroalimentari, si è scagliata contro l’ennesima imposta che colpisce il settore, dopo la sovrattassa sulle bibite zuccherate, Coca Cola in primis, varata alla fine dell 2011 e gli altri nuovi balzelli previsti con la prossima legge di finanziamento della previdenza sociale, in particolare l’aumento delle imposte sulla birra e sulle bevande energizzanti. Quanto all’olio di palma, secondo Jean-René Buisson bisogna semplicemente “farne un consumo moderato”. E ha risposto alle critiche di chi punta il dito su Ferrero e gli altri big dell’agroalimentare che sull’etichetta dei loro alimenti indicano l’olio di palma come ‘olio vegetale’: “E allora? L’olio di palma è vegetale, si tratta di una definizione legale”, ha precisato Buisson. Si oppongono, inoltre, alla “tassa Nutella” molti esponenti della destra. Ma pure la senatrice del Partito comunista, Annie David, si è detta contraria, ricordando che l’olio di palma è utilizzato in tanti alimenti a buon mercato, particolarmente gettonati in periodi di crisi come quello attuale. “Alla fine si tassano sempre le classi popolari”, ha dichiarato. In molti ricordano anche che, oltre alle tasse, bisognerebbe migliorare la prevenzione dell’obesità, ancora relativamente bassa in Francia (come in Italia) rispetto alla media europea, ma in crescita negli ultimi anni.

L’emendamento approvato comporta 300 euro da pagare in più per tonnellata: l’imposta attuale è di 98,74 euro. Nelle casse pubbliche dovrebbero arrivare 40 milioni di euro in più. La Nutella genera un miliardo di euro di vendite ogni anno in Francia su un totale mondiale di sette miliardi.