Gli italiani, si sa, sono campioni di esterofilia. Anche nel vino la formula “straniera” attira spesso l’attenzione dei consumatori. Soprattutto se si parla di spumante e della sua più celebre declinazione, lo champagne. Cristal, Dom Perignon, Veuve Clicquot sono di certo i padroni incontrastati del mercato,  ma i loro “alter ego” italici sembrano prendere sempre più quota. Soprattutto nell’area del Franciacorta. Questo lembo di terra affacciato sul lago d’Iseo ha saputo costruire nel tempo un progetto di sviluppo del territorio e dei suoi spumanti con numeri importanti. In questi anni di crisi, la produzione totale dei duemila ettari in provincia di Brescia è comunque stabile a 1.3 milioni di ettolitri mentre la qualità media da un decennio è in costante salita (nel 2011 si è arrivati a 1,1 milioni di ettolitri nel segmento Doc e Igt).

E anche i dati economici sono significativi, come spiega Silvano Brescianini, vice presidente del Consorzio: “Il Franciacorta continua a crescere tutti gli anni a due cifre. I circa cento consorziati lavorano per puntare con sempre maggiore decisione sulla qualità del prodotto. Anche se oggi il Franciacorta ha soprattutto un mercato nazionale, – continua – la nostra strategia è quella di continuare a crescere anche all’estero”. Le mete preferite? Lo racconta Cristina Ziliani, patron di Berlucchi, una delle cantine leader: “Tra gli approdi attuali ci sono sicuramente la Germania e l’Inghilterra (primo importatore al mondo di champagne, ndr). Fuori dall’Europa l’attenzione è concentrata su Giappone e Stati Uniti dove i numeri stanno cominciando a premiarci”.

Ma qual è il segreto di questo piccolo, grande successo? “La rete del Consorzio è importante perché anche in questo momento di crisi sostiene i diversi produttori, piccoli e grandi – aggiunge Francesca Moretti, presidente delle cantine Contadi Castaldi e Bellavista – . Si punta così su corsi di aggiornamento, attività di promozione e altre iniziative utili a far conoscere il marchio in Italia e non solo”. Per guardare al “cugino maggiore” francese con rispetto, ma senza timori reverenziali. 

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