Era il 27 marzo 2009. Il congresso fondativo del Popolo delle Libertà. È un tempo che sembra a distanza siderale e che invece riporta alla luce documenti capaci, oggi, di compromettere il percorso di rinnovamento che dice di voler avviare lo stesso Alfano, segretario dal 2011. Perché Silvio Berlusconi, in quel 2009, ha siglato un patto di ferro (anche economico) con tutti i piccoli movimenti politici che, in qualche modo, avevano garantito il successo elettorale del centrodestra alle elezioni. Ma come nelle migliori tradizioni della casa di Arcore, il Cavaliere ha promesso molto. Soprattutto, ha garantito la rielezione. Non solo ai leader di questi movimenti, ma anche ai loro sottoposti. E con qualsiasi legge elettorale possibile. Insomma, comunque vada, anche se non ci sarà più il Pdl, ma un altro soggetto, per Berlusconi non ci sarà via d’uscita possibile: dovrà lasciare undici posti in Parlamento ai piccoli leader di questi movimenti. E oltre a questi garantire anche altri diciannove posti a “parlamentari di loro rappresentanza” che potranno arrivare fino a 27 in caso di vittoria (improbabile) alle prossime elezioni politiche del 2013. Ecco il documento che lo prova. Mica facile, ora, la vita per Angelino Alfano. Che si troverà comunque un listino bloccato già in parte impegnato da gente come Mario Baccini o Alessandra Mussolini, Francesco Nucara o Francesco Pionati. Senza nemmeno poter protestare perché “carta canta” e l’ha firmata anche Denis Verdini. Che, in verità, è stato il vero regista dell’operazione.

Il patto è valido fino a tutto il 2013. E fa capire con chiarezza anche perché, in questi giorni, nella discussione sulla nuova legge elettorale, si faccia grande attenzione a preservare una parte bloccata delle liste, il famoso “listino” che dovrebbe comprendere un terzo dei nomi. Sarà in questo luogo di garanzia che troveranno ancora posto in Parlamento Mario Baccini (Cristiano Popolari), Sandro Biasotti (Movimento per la Liguria), Luciano Bonocore (Destra Libertaria), Stefano Caldoro (Nuovo Psi), Sergio De Gregorio (Italiani nel Mondo), Lamberto Dini (Liberaldemocratici), Carlo Giovanardi (Popolari Liberali), Alessandra Mussolini (Azione Sociale), Francesco Nucara (Partito Repubblicano), Francesco Pionati (Alleanza Democratica) Gianfranco Rotondi e Mario Cutrufo (Nuova Dc) assieme ai loro “parlamentari di rappresentanza”. Altro che casta.  

Stiamo parlando di movimenti politici e leader inesistenti con percentuali talmente basse da non venire neppure rilevate dai principali istituti di sondaggio. E che senza questo accordo mai avrebbero potuto solo sperare di potersi riaffacciare a Montecitorio o a Palazzo Madama. Invece, nel 2013, saranno di nuovo tutti lì. Tutti, in verità, tranne uno. Sergio De Gregorio. Che non ha voluto far valere questo accordo di ricandidatura e ha scritto a Berlusconi un’accorata lettera in cui dice di voler “contribuire all’azione di rinnovamento” inaugurata dal segretario Alfano. Gli altri, però, ci saranno. A cominciare da Carlo Giovanardi. Che tanto per non perdere tempo, subito dopo le parole forti pronunciate l’altro giorno da Daniela Santanchè con quel suo “fuori tutti”, ha voluto ricontrattare di persona con il Cavaliere il patto siglato nel documento, perché non ci possano essere dubbi sulle “questioni che vanno tutelate”. Anche quando si perde e con qualsiasi legge elettorale.

Nel testo, si vede anche come Verdini abbia fatto sì che questi piccoli leader avessero agibilità politica, rappresentanza e partecipazione all’interno degli organismi nazionali del partito. Ma soprattutto che il Cavaliere, come è suo solito, d’altra parte, si sia impegnato a “riconoscere ai suddetti sottoscrittori, rappresentanti di partiti e movimenti politici, risorse economiche specifiche per sviluppare iniziative tese a integrare le differenti culture politiche nel nuovo partito”. Per ringraziarli del contributo dato alla fondazione pidiellina, Berlusconi non solo gli ha garantito il seggio per almeno due legislature, ma li ha anche adeguatamente foraggiati. Nell’accordo, però, non c’è scritto quanto e come.

Da Il Fatto Quotidiano del 23 ottobre 2012